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Inps taglia le prestazioni assistenziali, “ma solo se c'è miglioramento”

L'istituto replica alle associazioni che criticano il Piano della performance 2018, che prevede incentivi per i medici commissari che revochino prestazioni d'invalidità e malattia: “nessun conflitto d'interessi, cerchiamo di migliorare efficienza e ottimizzare le valutazioni relative ai miglioramenti della malattia”

11 ottobre 2018

ROMA – Nessun “conflitto d'interessi”, né il rischio di una “caccia alle streghe”, ma il tentativo di essere più veloci ed efficienti nel revocare prestazioni cui l'utente non ha più diritto, per esempio in seguito a un miglioramento della propria condizione: Inps respinge le accuse e difende il suo Piano della performance del 2018, che prevede, tra l'altro, incentivi per i medici commissari nella misura in cui contribuiranno alla “riduzione del debito pubblico”, anche tramite l'annullamento delle prestazioni assistenziali. “Non c'è un privato interesse economico che si scontra con il dovere professionale di agire secondo scienza e coscienza – spiega l'istituto – ma c'è un incentivo collettivo a essere più efficienti e scrupolosi nei giudizi medici e, soprattutto, nelle valutazioni relative al possibile mutamento della malattia”.
 
L'Inps non farebbe altro che applicare quanto “previsto dal Consiglio di Stato per garantire l'autonomia dell’attività professionale. Tale autonomia – aggiunge Inps - ha indotto ad adottare verso i professionisti del Coordinamento medico legale dell’Istituto meccanismi di valutazione della performance analoghi a quelli già in uso per le altre strutture dell’Inps. Per questo, il Piano della performance del 2018 ha previsto che la retribuzione accessoria dei medici dell’Istituto, da quest’anno, contenga anche, ma ovviamente non solo, una valutazione sul contributo alla riduzione del debito pubblico, come quello previsto per i dirigenti dell'istituto e i professionisti legali. Nel caso dei medici, tra i molteplici indicatori che valutano la loro attività, gli indicatori economico-finanziari considerano nello specifico gli effetti finanziari collegati alle attività relative alle 'revoche prestazioni invalidità civile', 'visite mediche di controllo', “azioni surrogatorie'. Si noti che tale indicatore – precisa Inps - incide per mediamente l’1,7% della totale della retribuzione”.
 
Spiega poi istituto il “duplice obiettivo” di questi incentivi: “da un lato, si vuole spingere il personale medico a contribuire, grazie alle sue competenze, a meglio identificare quali sono gli utenti che è più probabile vedano un mutamento in positivo della loro condizione di salute. Nel caso dell’invalidità civile, per fare questo il medico legale può, ad esempio, prevedere una revisione più frequente dell’invalidità rispetto allo standard previsto dalla legge”. In secondo luogo, “questo indicatore vuole rappresentare una leva gestionale per migliorare l’efficienza delle attività di revisione delle prestazioni legate all’invalidità civile attraverso una migliore programmazione delle visite allo scopo di effettuarle prima della scadenza della prestazione ed evitare il pagamento di mensilità indebite. E’ evidente, quindi, la stretta correlazione tra numero di visite ed effetto finanziario conseguente. Negli scorsi anni si è infatti notato come l’aumento del numero di revoche in una data regione sia spesso accompagnato ad una maggiore efficienza delle visite (più visite svolte in un dato giorno)”.
 
Precisa poi Inps che “la performance relativa alle revoche è valutata a livello regionale. Ciò significa che concorrono al risultato tutti i medici della regione. Per questo riesce arduo immaginare che un singolo professionista possa incidere sul risultato finale della retribuzione attesa, vista tra l’altro la bassa incidenza dell’indicatore in questione sulla performance complessiva”. In definitiva, non si ravvisa alcun conflitto tra “un privato interesse economico” e il “dovere professionale di agire secondo scienza e coscienza”. C’è invece, per Inps, “un incentivo collettivo a essere più efficienti e scrupolosi nei giudizi medici e, soprattutto, nelle valutazioni relative al possibile mutamento della malattia che potrebbero comportare un miglioramento più rapido rispetto ai tempi standard previsti per legge e, pertanto, potrebbe tradursi in un risparmio per l’Inps e quindi per la collettività. Troviamo infine fortemente lesiva della professionalità dei medici Inps – conclude l'istituto - l'insinuazione secondo cui reagirebbero a questi incentivi non rispettando il codice deontologico, che ha da sempre ispirato ogni giudizio medico legale dell'istituto. Di questo comportamento rispondono alla giustizia penale e civile e allo stesso Ordine dei Medici da cui non abbiamo mai avuto segnalazioni di comportamenti non corretti”.

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