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Sicilia, la “partita” non è chiusa: Faraone “boccia” il decreto Musumeci

“Un salto culturale all’indietro di decenni in tema di disabilità”: così il senatore del Pd definisce il decreto del presidente della Regione, che “ha trasformato i disabili siciliani in precari. C'è dentro l'idea che dalla disabilità si possa uscire da un giorno all'altro. Deve essere riscritto con le associazioni”

24 luglio 2018

PALERMO – Ha da pochi giorni interrotto lo sciopero della fame, il senatore Pd Davide Faraone, ma è pronto a riprendere la protesta: perché il decreto del presidente della regione Sicilia Musumeci sulla disabilità rappresenta “ un salto culturale all’indietro di decenni in tema di disabilità”. Se quindi la firma del decreto era stata accolta come un passo avanti, tanto da provocare, appunto, l'interruzione del digiuno, ora dopo essersi concesso 24 ore di tempo per leggerlo bene, Faraone boccia decisamente il decreto sui siciliani disabili.
 
“Con questo decreto - aggiunge - Musumeci ha trasformato i disabili siciliani in precari. C’è dentro l’idea che dalla disabilità si possa uscire improvvisamente da un giorno all’altro. Al centro non ci sono più le facce e le storie che conosciamo, la sofferenza delle persone fragili e delle loro famiglie, ma i numeri, le disponibilità di cassa, che cambiano ogni anno, a seconda dei capitoli di bilancio, del colore politico delle giunte, della sensibilità di un assessore. Somme in balia di qualche sagra in più o in meno o di qualche portaborse in più da stabilizzare. C’è dentro il trionfo della burocrazia e la negazione del tempo, quel tempo che per le persone fragili è tutto”.
 
“I disabili precari - continua Faraone - così come li ha pensati il presidente della Regione, saranno alle prese con le proroghe, perché in barba a misure che dovrebbero essere strutturali, certe, come gli stipendi dei parlamentari che certamente non cambiano di anno in anno, nel decreto si introduce la proroga, strumento simbolo del precariato siciliano. Cosicché ogni anno i disabili dovranno firmare i patti di cura e di servizio, carte su carte, ufficio dopo ufficio per continuare ad accedere ad un diritto. Una via Crucis piena di ostacoli normativi e cavilli disumani. E se c’è voluto uno sciopero della fame e la battaglia delle associazioni per far arrivare l’altro ieri gli assegni di dieci mesi fa - sottolinea - questo decreto, invece di snellire la burocrazia la esalta, la fa diventare una vera e propria barriera architettonica. L’accesso ai contributi se prima era una giungla si trasforma adesso in un labirinto nel quale si entra e non si esce più.
 
“Questo decreto - conclude Faraone - che ci riporta indietro dal punto di vista culturale e certifica la distanza tra certa politica e le persone fragili, non va cambiato, va superato e riscritto con tutte le associazioni che si occupano di disabilità in Sicilia. Per questo faccio appello a tutti i componenti della VI Commissione dell’Ars, a tutti i deputati di ogni colore politico per riscriverlo avendo come stella polare i diritti degli ultimi”.

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