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La situazione drammatica degli anziani con gravi disabilità e delle loro famiglie. Lettera aperta

“Sono rari i casi di assistenza domiciliare pubblica e c’è necessità di ricorrere spesso al supporto di badanti, con costi insostenibili per chi ha bisogno di assistenza 24 ore su 24. In alternativa ci sono le case di riposo spesso poco accoglienti…”. Guardare a esempi virtuosi

17 luglio 2018

ROMA – Vincenzo Gallo, architetto, è di Cosenza e scrive alla redazione di Superabile in merito a una questione molto urgente: la situazione drammatica degli anziani con gravi disabilità e delle loro famiglie. “In Italia è in atto un invecchiamento crescente della popolazione. Le persone con oltre 65 anni nel 2018 sono stati pari al 22,6% della popolazione, contro il 21,4 % del 2014 – esordisce Gallo -. Sarebbe utile documentare e far conoscere ad amministratori pubblici e cittadini la situazione drammatica in cui vivono molte persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie. Sono rari i casi di assistenza domiciliare pubblica e c’è necessità di ricorrere spesso al supporto di badanti, con costi insostenibili per chi ha bisogno di assistenza 24 ore su 24. In alternativa c’è la possibilità di trasferirsi in case di riposo spesso poco accoglienti, a volte con stanze e bagni in comune. Per poter ottenere prestazioni sanitarie ci sono spesso lunghe file di attesa. Le guardie mediche sono attive solo di notte e può capitare in caso di emergenza di chiamare per oltre due ore un medico senza ricevere alcuna risposta. Rimane il 118 – prosegue Gallo -, il cui intervento è il più delle volte tempestivo ed efficiente. A volte si finisce in pronto soccorso affollatissimi dove medici ed infermieri sono sottoposti ad una forte pressione. E’ possibile anche che abbiano ricevuto direttive per dimettere al più presto i pazienti o spostarli in altri reparti. Nei casi più gravi si può avere la possibilità di rimanere qualche giorno in ospedale, con l'assistenza però necessariamente continua anche di familiari o badanti a spese del paziente. Dopo pochi giorni se si è fortunati e non si finisce nell'obitorio, si ritorna a casa, pur senza alcuna assistenza qualificata, o si cerca di ottenere il ricovero in qualche residenza sanitaria assistita nell'hinterland”.
 
“E' evidente – riflette Vincenzo Gallo - che in questa situazione le speranze di vita di persone anziane con gravi disabilità si riducono e il peso dell'assistenza è affidato alle famiglie sottoposte ad un forte stress e a dare fondo ai loro risparmi. Ci sono alcune persone anziane con gravi patologie, con demenza senile e Alzheimer, che perdono a volte la cognizione del tempo e dello spazio e non riconoscono in alcuni momenti nemmeno la loro casa o i loro familiari. Persone indifese invisibili ai più, di cui in pochi si occupano. C'è necessità, pertanto, di ripensare l'organizzazione del sistema sanitario pubblico e privato, facendo riferimento anche ai casi di maggiore successo in Italia.

Mi risulta ad esempio che a Trieste per le persone con problemi psichiatrici e le loro famiglie è attiva una rete di assistenza domiciliare alternativa ai manicomi. Sono inoltre aperti 24 ore su 24 quattro centri per le emergenze, per ricoveri di pochi giorni, necessari per superare momenti di crisi.

Ci sono altri casi di servizi innovativi in Italia che puntano a lasciare il più possibile nelle loro abitazioni le persone anziane con disabilità. Mi auguro che se ne tenga maggiormente conto nella programmazione sanitaria e sociale e che si stimoli la ricerca per trovare soluzioni per migliorare la qualità della vita di persone in grande difficoltà e dei loro familiari”.

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