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Barriere architettoniche, tutti i “però” del finanziamento per eliminarle

Carlo Giacobini su HandyLex commenta la notizia del via libera alla proposta di riparto dei 180 milioni. “Il fabbisogno dichiarato ed inevaso è di 230 milioni di euro, mentre la somma stanziata per il 2017 è di soli 20 milioni di euro; alcune regioni sono senza risorse; e il decreto non è stato ancora firmato”

19 febbraio 2018

ROMA – Il fondo stanziato per il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati è del tutto inadeguato alle esigenze, lascia alcune regioni “a secco” e, per di più, non è stato ancora veramente approvato: Carlo Giacobini, su HandyLex, smorza l'entusiasmo che ha accompagnato, nei giorni scorsi, la notizia dell'approvazione della proposta di riparto del fondo da parte della Conferenza unificata. Lo fa con un articolo in cui puntualizza e mette a fuoco tutte le criticità di questa misura, ripercorrendone l'iter, a partire dalla legge di bilancio per il 2017 (legge 232/2016, articolo 1, comma 140) che prevedeva il “finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese”. Fra i numerosi settori d'intervento, c'era anche l'eliminazione delle barriere architettoniche.
 
“Quindi un primo elemento di fondamento delle news esiste – commenta Giacobini - anche se un po’ datato. Ce n’è anche uno di più recente – aggiunge -: il 21 luglio 2017 il Presidente del Consiglio dei Ministri emana il decreto che ripartisce il fondo per voci di spesa (e ministeri che dovranno gestirli). Alla voce 'eliminazione delle barriere architettoniche' sono destinati complessivi 180 milioni. 20 nel 2017, 60 quest’anno, 40 nel 2019 e 60 nel 2020 e negli anni a venire fino al 2032. Questo 'tesoretto' – continua Giacobini - viene affidato al ministero delle Infrastrutture, che quindi si deve preoccupare di ripartirli fra le Regioni”.
 
Si trattava dunque di stabilire i criteri di riparto: dopo una lunga trattativa in Conferenza Stato-Regioni e in seguito a due tavoli tecnici tra ministero e Regioni, “si decide di assumere come criterio di riparto le domande ex legge 13/1989 (che prevede contributi per i cittadini che abbiamo dimostrato interventi di eliminazione di barriere) che risultano inevase al 2017. Viene quindi chiesto a tutte le Regioni quale sia la propria quantità di somme invase. Risulta agli atti un dato sorprendente e forse anche sottostimato – ricorda ancora Giacobini - La somma totale è di 230 milioni di euro: questo è il debito verso i singoli cittadini”, con marcate differenze tra regione e regione: “si va dalla Liguria che dichiara un fabbisogno di 350 mila euro, all’Umbria che ne dichiara 14 milioni; dal Lazio che denuncia una sofferenza di 24 milioni e mezzo, alla Basilicata che ne dichiara quasi 20. Le Regioni Calabria e Valle d’Aosta non hanno indicato il 'fabbisogno inevaso' (pur asserendo di essere intervenute con risorse proprie), tant’è che assieme al Friuli Venezia Giulia, sono state escluse da questo decreto di riparto. Con questi dati – continua Giacobini - il ministero delle Infrastrutture, di concerto con il ministero del Lavoro e delle politiche sociali e il ministero dell’Economia, predispone il suo schema di decreto di riparto, che propone per l’approvazione alla seduta del 15 febbraio della Conferenza unificata (Stato, Regioni Comuni). E la Conferenza, nonostante le enormi differenze di assegnazione, lo ha approvato, con il voto contrario della Valle d’Aosta e la raccomandazione dell’Anci “per la prossima ripartizione, di assegnare le risorse a tutte le Regioni, affinché possano poi essere equamente ripartite tra i Comuni, che raccolgono le domande dei cittadini.”
 
Va poi detto che “il decreto di riparto non è ancora legge – fa notare Giacobini - Mancano le firme di tre ministeri (Infrastrutture, Lavoro, Economia) nonché, dopo le altre procedure di rito, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Successivamente ciascuna Regione dovrà ripartire il Fondo di propria competenza fra tutti i comuni e questi ultimi, assegnarli ai cittadini. Quindi al momento qualsiasi azione sul proprio Comune sarebbe inutile”.
 
In conclusione, queste sono le principali criticità evidenziate da Giacobini: primo “il fabbisogno dichiarato ed inevaso è di 230 milioni di euro, mentre la somma stanziata per il 2017 è di 20 milioni di euro (210 milioni di differenza)”; secondo, “sono passati già 14 mesi da quando il Parlamento ha approvato il Fondo e ancora il Decreto di riparto, nonostante gli annunci di questi giorni, non è legge”; terzo, “lo schema di decreto di riparto non definisce il fabbisogno futuro rispetto alle probabili esigenze (esempio: numero di abitanti, numero di persone con disabilità), ma rispetto ad un pregresso dai contorni dubbi”; quarto, “il pregresso può essere generato da molti fattori e riferirsi a contesti diversi: ad esempio alcune Regioni prevedono norme proprie e contributi aggiuntivi. In altri contesti le domande di contributi ex legge 13/1989 sono state sistematicamente scoraggiate perché 'tanto non ci sono i Fondi'; quinto, “alcune Regioni rimangono 'al palo', cioè senza finanziamenti o con finanziamenti estremamente limitati, aumentando disparità territoriali”; infine, “gli enfatizzati 180 milioni sono spalmati su 4 anni; per il 2017 sono 20 milioni”.

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