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Elezioni, sostegno ad adozioni e affidi, soprattutto in presenza di disabilità

Abbattimento dei costi, sostenere il dopo-adozione, implementare l'affido familiare: sono le tre richieste presentate ai candidati dal Coordinamento delle associazioni familiari adottive e affidatarie in rete. “L'adozione internazionale costa oggi trai 20 mila e i 40 mila euro. A cui spesso si aggiungono i costi di terapie riabilitative”

13 febbraio 2018

ROMA – Abbattere i costi delle adozioni internazionali, sostenere il “post-adozione”, implementare l'affido familiare: sono i tre impegni richiesti alle forze politiche in campo per le prossime elezioni dal Coordinamento delle associazioni familiari adottive e affidatarie in rete (Care). “Le famiglie adottive o affidatarie – premette il coordinamento nel suo appello - sono famiglie accoglienti, che esprimono un messaggio positivo sull’essere famiglia e rivestono un ruolo indispensabile di genitorialità sociale”. E proprio “per l’elevato ruolo sociale e civile rivestito dalle famiglie accoglienti – osserva il coordinamento - è necessario che i partiti e le coalizioni politiche che si confronteranno nelle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento focalizzino le criticità del sistema adozioni e affido in Italia, al fine di individuare nei propri programmi soluzioni adeguate per migliorare la qualità delle adozioni e degli affidamenti”. Queste, nel dettaglio le tre priorità segnalate da Care.
 
Primo, abbattere i costi. Il costo di un'adozione internazionale si aggira oggi “tra i 20 mila e i 40 mila euro – riferisce Care -, nonostante la genitorialità adottiva sia al momento, in Italia, l’unica tipologia di genitorialità non sostenuta in nessun modo dallo Stato, diversamente dalla genitorialità biologica e dalla genitorialità per Pma anche di tipo eterologa. A questi si aggiungono gli ingenti costi che le famiglie adottive italiane sostengono per approfondire la preparazione verso l’adozione e, soprattutto, per fare fronte nel post adozione alle plurime necessità dei figli. Infatti, a causa dell’innalzamento dell’età media dei bambini adottati internazionalmente (circa 6 anni) e dell’alto numero di bambini con bisogni speciali o particolari, è enormemente cresciuto il numero di famiglie che sempre più spesso affrontano spese costanti negli anni per diversi tipi di terapia riabilitativa cui devono sottoporre i figli gravemente provati dall’istituzionalizzazione o da situazioni ambientali e sociali precedenti all’adozione che ne hanno compromesso lo sviluppo evolutivo”. Alla luce di questa situazione, Care chiede dunque “l’impegno ad abbattere i costi e a investire economicamente a favore delle famiglie che si aprono all’adozione. In particolare è importante programmare la stabilizzazione di una forma di sostegno alle famiglie che adottano internazionalmente, o attraverso lo strumento del Fondo istituito nel 2005, o attraverso strumenti di defiscalizzazione opportuni”. Chiede poi “agevolazioni fiscali per le famiglie che adottano sia nazionalmente che internazionalmente” e “la costituzione di un fondo di emergenza per le situazioni di crisi in adozione internazionale o in cui le famiglie sono costrette a viaggi e permanenze straordinari”. Infine, il coordinamento chiede la “revisione dei costi massimi proponibili per pratiche in Italia e all'estero degli Enti Autorizzati” e “sostegno alle famiglie in forma di voucher o sgravio fiscale per le adozioni 'difficili', in presenza di patologie e gravi handicap”.
 
Secondo, sostenere il post-adozione. Soprattutto nel caso di adozione di bambini grandi o con bisogni speciali, è “essenziale sostenere buone prassi nel post adozione a partire dal monitoraggio longitudinale delle famiglie adottive, che tenga conto delle situazioni di fallimento ma soprattutto di quelle di disagio”: Per questo, Care rituene “cruciale una ricognizione delle famiglie in difficoltà e del tipo di difficoltà incontrate” e la predisposizione di adeguate misure di sostegno. Tra queste, la “revisione dei permessi lavorativi straordinari per chi si rende disponibile all’adozione o all’affidamento di bambini che richiedono lunghe fasi di avvicinamento o lunghi periodi all’estero; la revisione della normativa sui congedi malattia, in linea con le realtà dei genitori adottivi e affidatari; il potenziamento dei servizi post adozione (per almeno tre anni), prevedendo anche agevolazioni a chi è in grado di creare risorse gratuite per le famiglie”.
 
Terzo, implementare l'affido familiare. Da un lato le politiche sociali nazionali riconoscono “l'importanza dell'affidamento familiare dei bambini che vivono una condizione di temporanea difficoltà nel proprio nucleo familiare di origine, riducendo al minimo il ricorso a forme di accoglienza in strutture residenziali”, osserva il coordinamento. Dall'altro lato, “di fatto l’affido familiare vive una prolungata fase di stallo. E’ prioritario, quindi – afferma quindi Care - istituire in ciascuna regione un tavolo regionale sull’affido, con il coinvolgimento anche dei servizi affidi territoriali, delle autorità giudiziarie minorili, delle associazioni di affidatari, finalizzato all’applicazione sul territorio delle Linee di indirizzo nazionali per l’affidamento familiare”. In particolare, “vanno potenziati i percorsi di sensibilizzazione, informazione e formazione rivolti ai potenziali affidatari, con una particolare attenzione ad alcune tipologie di affido particolari tra le quali l'affido di bambini piccolissimi (0-3 anni), di minori stranieri non accompagnati, l'affido diurno o a tempo parziale. Per implementare l’affido familiare – aggiunge il coordinamento - è inoltre fondamentale garantire sostegni economici agli affidatari svincolati dal loro reddito e coperture assicurative. Anche se dal 1983 la normativa nazionale in materia di affidamento familiare prevede che gli affidatari ricevano adeguati contributi spese e coperture assicurative (per gli infortuni subiti dal minorenne o per i danni recati a terzi), sono ancora molti i territori nei quali tali sostegni sono completamente o parzialmente carenti – denuncia il coordinamento - È così che numerose famiglie affidatarie devono fronteggiare da sole gli oneri economici, ordinari e straordinari, connessi all’accoglienza, nonché i rischi per infortuni subiti dai minorenni o per danni causati da questi a terze persone”.
 
Alla luce di tutto questo, il coordinamento Care chiede dunque “a tutti i candidati e alle forze politiche un impegno concreto in favore delle famiglie accoglienti, adottive e affidatarie”.

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