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I contesti regionali: la Basilicata

Dossier Statistico Immigrazione 2016: “Analisi dei contesti regionali italiani”, i trend economici, occupazionali e socio-culturali collegati al fenomeno migratorio in Basilicata.

14 settembre 2017

LA BASILICATA

Caratteristiche demografiche

Nel territorio lucano erano 573.694 i residenti presenti a fine 2015, di cui 19.442 cittadini stranieri.
Questi rappresentano il 3,4% della popolazione locale, a fronte di una media nazionale dell’8,3%.
In tale contesto le recenti proiezioni demografiche elaborate dal Centro studi Ires Basilicata, prospettano per la regione una condizione di futura desertificazione sociale e demografica con stime di 534.686 residenti previsti entro il 2030 e di 461.653 entro il 2050.
Mentre per il 2015 i dati relativi al bilancio demografico hanno mostrato un saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) pari a -2.292 residenti.
Inoltre per una serie di fattori collegati tra loro, la popolazione lucana così come quella europea nel complesso, è sottoposta ad un progressivo invecchiamento.
In base a tale situazione non rosea i dati Istat sui residenti stranieri in regione (lo 0,4% del totale nazionale), al contrario mostrano come le loro presenze siano in aumento 86,8% lo scorso anno un dato superiore a quello nazionale +0,2%) e di circa il 50% nell’arco degli ultimi cinque anni.
Le maggiori concentrazioni di migranti si riscontrano in provincia di Potenza dove risiedono il 54% dei cittadini stranieri, mentre la loro incidenza sulla popolazione residente è del 2,8%.
Nel materano invece ne risiedono 9.122 (dei quali 2.322 solo a Matera), ove si riscontra un’incidenza più elevata (4,5%).
Per quanto attiene le aree di provenienza in regione si osserva un’ampia maggioranza di cittadini comunitari, seguiti da cittadini stranieri provenienti da Africa e Asia.
La collettività più numerosa è quella romena con un’incidenza sul territorio del 44%, seguita da quella albanese (8,6%), marocchina (8,2%), indiana (5%) e cinese (4,1%).
Nel 2015 i nuovi iscritti in anagrafe sono risultati 3.026 (1.971 iscritti dall’estero), proseguendo nell’analisi si evidenzia un saldo naturale positivo (+212) e i nuovi nati all’estero (239) rappresentano il 5,8% delle nascite in regione.
Quasi raddoppiate rispetto al 2014 le acquisizioni di cittadinanza italiana, che hanno comportato la cancellazione dal registro stranieri dell’anagrafe di 340 “nuovi” italiani, a fronte di 176 dello scorso anno.
I titolari di permesso di soggiorno sono stati circa 10.000 (dati Ministero dell’Interno), la metà dei quali è titolare di un permesso a termine (50,4%), dato in controtendenza con quello nazionale.
Le principali motivazioni di rilascio sono il lavoro (35,8%), i motivi familiari (28,5%) e imotivi di asilo/umanitari (30,3%, di cui il 59,9% per richiesta d’asilo, dato molto elevato rispetto alla media nazionale del 9,5%).
Infine i permessi rilasciati per la prima volta nel 2015 (circa 1.200 come permessi a termine) sono stati motivati soprattutto per ragioni di asilo/umanitarie (58% a fronte di una media nazionale del 27,3%), dei quali il 94,4% per richiesta di asilo (90,3% in Italia).

Occupazione straniera

Nel 2015 l’attività economica in Basilicata ha registrato una lieve ripresa così come per tutte le altre regioni.
In modo specifico si è rafforzata  la crescita  del settore industriale grazie soprattutto al contributo fornito dal comparto autovetture, mentre nell’edilizia persistono condizioni di debolezza ed in quello dei servizi ancora in situazione di stagnazione economica.
Tra i comparti in crescita inoltre spiccano il commercio di beni durevoli e quello turistico.
In tale contesto l’occupazione è aumentata più  che in Italia e nel Mezzogiorno con un aumento ravvisato tra i lavoratori dipendenti, in modo particolare per coloro i quali sono stati assunti con contratto a tempo indeterminato e per i lavoratori con titolo di studio più elevato.
Anche il tasso di disoccupazione è sceso al 13,7%, significativamente inferiore rispetto a quello rilevato in media in tutto il Mezzogiorno (19,4%).
Per quanto attiene la situazione del mercato lavorativo si osserva che, i lavoratori stranieri coinvolti lavorano soprattutto nel contesto di micro aree regionali caratterizzate da una tipologia di manodopera proveniente da specifici pesi d’origine, avviando di fatto, una sorta di processo di etnicizzazione delle professioni.
A riprova di ciò alcuni dati i quali evidenziano ad esempio, come nel Metapontino e nel Vulture-Melfese Alto Bradano zone a carattere agricolo, si conta una prevalenza di cittadini stranieri di origine africana, i quali aumentano soprattutto nel periodo di raccolta del pomodoro e/o della frutta (stagionali).
Si tratta di lavoratori privi di un permesso di soggiorno i quali lavorano in condizioni di vulnerabilità e in situazioni disumane, assorbiti dal lavoro nero in assoluto sfruttamento economico e fisico dal caporalato che detta le regole e li convoglia nei ghetti.
Altro territorio quello potentino che si caratterizza molto più per l’attività nel settore industriale e nelle attività zootecniche, e vede una maggiore concentrazione di manodopera proveniente dall’India.
Infine nel materano oltre alla predominanza del “badantato”, caratterizzato da provenienze est europee in maggioranza femminili (romene, ucraine, bulgare e polacche), predominante risulta essere anche quella asiatica soprattutto cinese che emerge per quanto riguarda la gestione di imprese e attività commerciali.

Lavoro dipendente

In base all’archivio Inail i cittadini nati all’estero che risultano occupati a fine 2015 sono stati 17.651.
La loro incidenza sugli occupati complessivi in regione è rimasta invariata negli ultimi tre anni (10%), restando al di sotto la media nazionale (16,8%).
Le donne in particolare rappresentano il 40% degli occupati nati all’estero, e le assunzioni nel corso del 2015 sono state in complesso 12.462 di tutti i lavoratori immigrati.
Questo dato comprende sia i migranti che nel corso dell’anno hanno lavorato per la prima volta sotto contratto, sia quelli che hanno avuto una nuova assunzione in seguito ad una precedente interruzione contrattuale.
Le assunzioni avvengono soprattutto nell’ambito del settore agricolo (57,7%), nei servizi (24,4%); l’89,2% dei nati all’estero viene assunto in micro imprese con massimo 9 addetti.
Infine a conclusione dell’anno finora preso in esame la differenza tra il numero di persone fisiche assunte durante l’anno e quelle in cui il lavoro è cessato (11.660) è risultata positiva anche se non elevata (+802).

Imprenditoria immigrata

Per quanto concerne il versante dell’auto imprenditoria straniera la Basilicata concentra solo lo 0,3% delle attività imprenditoriali gestite da titolari immigrati presenti sul territorio nazionale.
Le imprese condotte da titolari nati all’estero sono 1.988, il 3,4% del tessuto produttivo locale, in aumento (+3,3%) rispetto allo scorso anno.
Nel 17,1% dei casi si tratta di imprese artigianali, soprattutto diffuse nella provincia di Potenza, mentre il 34% delle aziende sono a conduzione femminile.

Contributi previdenziali

Anche per la Basilicata i cittadini stranieri non comunitari che godono di una pensione per invalidità, vecchiaia e superstiti (Ivs), sono un numero esiguo (79 dei quali 63 donne).
Una quota del tutto irrisoria sul totale delle pensioni erogate (131.934 in totale in regione),che non incide a livello economico sul bilancio regionale.
Per quanto attiene invece le prestazioni assistenziali erogate dall’Inps queste sono state in tutto 41.585, in lieve aumento rispetto al 2014, e i titolari non comunitari che ne beneficiano sono passati da 190 nel 2014 a 219 nel 2015 con una predominanza di richieste femminile.

Fede religiosa

La Basilicata rappresenta la regione italiana in cui prevale la presenza di migranti praticanti la fede ortodossa che sul totale dei residenti è quella più consistente (46%; dato nazionale 30,7%).
Le persone straniere di religione cristiana restano la maggioranza con il 62,7% (media nazionale 53,8%, seconda sola al Lazio), con una minore rappresentanza di cattolici (11,5%) e protestanti (4,4%).
Infine tra le altre confessioni i musulmani si attestano al 26,1% e gli induisti al 4,2%.

Denunce
Per quanto attiene la situazione penale dei migranti presenti sul territorio lucano sono state presentate 1.201 denunce penali a carico di cittadini stranieri, l’11,8% del totale (10.185) a fronte di una media nazionale del 31,4%.

Rimesse inviate in patria

Le rimesse in uscita dalla regione è risultato in aumento (+5,9%), passando da 18.484 a 19.566 mila euro nel corso del 2015.
Nello specifico la quota di denaro inviato dalla provincia di Potenza è stata di 11.598 mila euro corrispondente al 59,3% del totale regionale.
Tali flussi finanziari per la maggior parte sono inviati verso l’Europa, (60,8%).

Residenti lucani all’estero

Nel corso del 2015 i cittadini iscritti nell’anagrafe degli italiani all’estero (Aire) sono stati 3.605, dei quali 912 per motivi di espatrio.
Tra le due province prevale Potenza (3.001 iscritti rispetto ai 604 in provincia di Matera), in particolare i luoghi scelti come meta dagli emigranti lucani sono principalmente l’America meridionale, soprattutto Argentina e l’Europa nella fattispecie Germania e Svizzera.
Si osserva che a lasciare la regione sono soprattutto le fasce d’età più giovani, infatti il 33,6% ha tra i 30 e i 44 anni, mentre il 18,9% ha meno di 30 anni.
Infine concludiamo aggiungendo che in totale i residenti lucani all’estero tra nuovi iscritti e già registrati sono stati 124.214.

I “ghetti” e la gestione dell’emergenza

La Basilicata pur restando nella sua essenza una terra di transito, incomincia a far intravedere in sé timidi segnali di migrazioni stabili e stanziali, anche se la strada da percorrere in tal senso è ancora lunga per aspirare a diventare anche terra di accoglienza.
Nel 2015 sono state prese decisioni regionali importanti sotto il profilo migratorio, più in dettaglio si è visto che con il passare degli anni, la politica locale ha cominciato a capire che lavorare solo sul piano dell’emergenza non poteva portare a lunga previsione dei buoni risultati.
Inoltre era da prendere in esame anche la situazione che caratterizza questa regione spopolatasi negli anni sempre di più, un tema caldo che ha incoraggiato a svolgere una politica di accoglienza che non avesse più quelle caratteristiche emergenziali, ma diventasse la normalità.
A tal proposito infatti nel 2015 la Regione ha presentato le nuove linee guida del Piano accoglienza immigrati stagionali 2015, con l’obiettivo di eliminare tutti gli insediamenti “abusivi”, ossia i cosidetti “ghetti” informali presenti nelle campagne adottando concrete misure per combattere il caporalato.
Tale piano è stato concentrato soprattutto sul versante dell’accoglienza dei migranti, quelli impegnati nella raccolta del pomodoro nella zona del Vulture Alto Bradano, come sostegno fornito alla già presente task force regionale in quei territori (istituita nel 2014).
In seguito nel settembre del 2015 la Regione ha  inoltre reso formale un’intesa con il Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno, l’Unione delle Province d’Italia (Upi) e l’Anci della Basilicata, per dare attuazione al Piano operativo nazionale, allo scopo di fronteggiare il flusso straordinario di cittadini immigrati.
E’ stato successivamente alla sua precedente ipnotizzazione sul territorio, creato un “hub” regionale, ossia un nodo di smistamento dei richiedenti asilo con un massimo di posti previsto (100) e la messa a punto di soluzioni per cercare di ospitare fino a duemila migranti, grazie proprio a progetti di “accoglienza diffusa” sul territorio, adottando gli standard previsti dal sistema Sprar.
Inoltre è stato concordato allora di recuperare e/o completare attraverso l’utilizzo di fondi europei, privati e pubblici, gli edifici sul territorio regionale riconvertendoli a tale scopo.
Lo scopo prioritario dunque è stato per questa realtà regionale cercare di eliminare la presenza dei ghetti,  anche se non può rappresentare una soluzione definitiva ad eliminare totalmente la piaga del caporalato, e allo stesso modo voler raddoppiare il numero di richiedenti asilo da accogliere non può risolvere il problema relativo alle strutture molte delle quali ancora non presentano standard accettabili, né tantomeno assicura di arginare il fenomeno dello spopolamento di queste terre.

(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2016)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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