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Un documento del garante della privacy per la vaccinazione anti covid nei luoghi di lavoro

Il Garante della privacy ha adottato, in data 13 maggio 2021, un documento di indirizzo sulla vaccinazione nei luoghi di lavoro, per fornire indicazioni generali sul trattamento dei dati personali, in attesa di un definitivo assetto regolatorio.

24 maggio 2021

Il Garante della privacy ha adottato,  in data 13 maggio 2021, un documento di indirizzo sulla vaccinazione nei luoghi di lavoro, per fornire indicazioni generali sul trattamento dei dati personali, in attesa di un definitivo assetto regolatorio.
Secondo la direttiva del Garante, il datore di lavoro non può venire in ogni caso a conoscenza di informazioni riguardanti l'intenzione del lavoratore di aderire o meno alla campagna vaccinale o di notizie relative alla somministrazione del vaccino  o di altri dati relativi alle condizioni di salute del lavoratore.
Il documento chiarisce, infatti, come "tenuto conto dello squilibrio del rapporto tra datore di lavoratore e dipendente", il consenso del lavoratore "non può costituire in questi casi un valido presupposto per trattare i dati sulla vaccinazione così come non è consentito far derivare alcuna conseguenza, né positiva né negativa, dall'adesione o meno alla campagna vaccinale".
L'autorità spiega che "la realizzazione dei piani vaccinali per l'attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti Covid-19 nei luoghi di lavoro, prevista dal Protocollo nazionale del 6 aprile 2021, costituisce un'iniziativa di sanità pubblica" e, pertanto, "la responsabilità generale e la supervisione dell'intero processo rimangono in capo al Servizio sanitario regionale e dovrà essere attuata nel rispetto della disciplina sulla protezione dei dati".
Nel documento del Garante per la privacy si sottolinea come anche per la vaccinazione sui luoghi di lavoro dovrà essere assicurato il rispetto del tradizionale riparto di competenze tra il medico competente e il datore di lavoro. Nel documento di indirizzo  l'autorità precisa anche che le principali attività di trattamento dati, dalla raccolta delle adesioni, alla somministrazione, alla registrazione nei sistemi regionali dell'avvenuta vaccinazione, devono essere effettuate dal medico competente o da altro personale sanitario appositamente individuato.
Nel quadro delle norme a tutela della dignità e della libertà degli interessati sui luoghi di lavoro, infatti, non è consentito al datore di lavoro raccogliere direttamente dai dipendenti, dal medico competente, o da altri professionisti sanitari o strutture sanitarie, informazioni relative all'intenzione del lavoratore di aderire alla campagna o alla avvenuta somministrazione, o meno del vaccino e ad altri dati relativi alle condizioni di salute del lavoratore. Tenuto conto dello squilibrio del rapporto tra datore di lavoratore e dipendente, il consenso del lavoratore non può costituire in questi casi un valido presupposto per trattare i dati sulla vaccinazione, così come non è consentito far derivare alcuna conseguenza, né positiva né negativa, dall'adesione o meno alla campagna vaccinale.
Il Documento è consultabile qui
https://www.garanteprivacy.it/documents/10160/0/Documento+di+indirizzo+-+Vaccinazione+nei+luoghi+di+lavoro+indicazioni+generali+per+il+trattamento+dei+dati+personali.pdf/6c626cd4-a43a-99b9-507c-ac9e048b8a61?version=3.0
Si segnala che contestualmente è stato adottato anche un documento sul “ruolo del medico competente in materia di sicurezza sul luogo di lavoro, anche con riferimento al contesto emergenziale” che è consultabile qui
https://www.garanteprivacy.it/documents/10160/0/Protezione+dei+dati+-+Il+ruolo+del+medico+competente+in+materia+di+sicurezza+sul+luogo+di+lavoro%2C+anche+con+riferimento+al+contesto+emergenziale.pdf/fe487e16-22e4-cd37-ebab-42cef008e5bc?version=3.0
 
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Immagine tratta da pixabay.com

di Alessandra Torregiani

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