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Il collocamento obbligatorio per gli orfani di crimini domestici

La legge 68 del 1999 prevede, all’articolo 18, disposizioni transitorie in favore di alcune specifiche categorie di persone

3 maggio 2021

La legge 68 del 1999 prevede, all’articolo 18, disposizioni transitorie in favore di alcune specifiche categorie di persone. Ovvero, attribuisce, ad alcuni soggetti specifici, il diritto a  rientrare nella quota di riserva che i datori di lavoro, pubblici e privati, sono obbligati a riservare appunto a categorie specifiche, “protette”. Si tratta di categorie di persone che sono “ulteriori” rispetto a quelle originariamente previste dalla legge 68/99 e indicate nell’articolo 1.
La disciplina della Legge n. 68/1999 opera quindi anche a favore di persone normodotate.
La quota di riserva, attiene, invece, all’obbligo del datore di lavoro di riservare una quota di assunzioni a determinate categorie di persone, così come disciplinato dall’articolo 3 della legge 68/99.
Pertanto, i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori con disabilità appartenenti alle categorie in elenco all'articolo 1 della Legge 68/99 e, in attesa di una disciplina organica, sono altresì tenuti, qualora occupino più di cinquanta unità a riservare una quota di assunzioni in favore dei soggetti di cui all’articolo 18 della legge 68/99.
Si tratta, come dicevamo, di categorie protette ma non di persone con disabilità o invalidità e, nello specifico di orfani e coniugi superstiti dei deceduti per causa di lavoro, di guerra, di servizio oppure in conseguenza dell’aggravarsi dell’invalidità riportata per tali cause; coniugi e figli di persone riconosciute grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro (cosiddetti equiparati) esclusivamente in via sostitutiva dell'avente diritto a titolo principale; profughi italiani rimpatriati (legge 763/81); vittime del terrorismo, della criminalità organizzata e del dovere anche se non in stato di disoccupazione (art. 1 – comma 2 legge 407/98 e successive modificazioni ed integrazioni); familiari delle vittime del terrorismo, della criminalità organizzata e del dovere esclusivamente in via sostitutiva dell'avente diritto a titolo principale e anche se non in stato di disoccupazione (art. 1 – comma 2 legge 407/98  e successive modificazioni ed integrazioni); testimoni di giustizia (art. 7 decreto-legge n. 101/2013 convertito con modificazioni dalla Legge n. 125/2013, D.M. n. 204/2014); e, infine orfani per crimini domestici (art. 6 legge n. 4/2018).
Quest’ultima categoria è stata introdotta dalla legge 4 dell’11 gennaio 2018, che, all'articolo 6 comma 1, fornisce una definizione di “orfani per crimini domestici”, si tratta di  figli orfani di un genitore a seguito di omicidio commesso in danno del genitore medesimo dal coniuge, anche se legalmente separato o divorziato, dall'altra parte dell'unione civile, anche se l'unione civile e' cessata, o dalla persona legata da relazione affettiva e stabile convivenza.
La legge riconosce diverse tutele in ambiti diversi a queste persone ottemperando, con questa norma agli obblighi derivanti dalla Legge 172 del 1 ottobre 2012, di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2007 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, c.d. Convenzione di Lanzarote e, allo stesso tempo riconosce pari dignità e diritti ai rapporti di coniugio, alle unioni civili e ai rapporti di convivenza basati su una relazione affettiva stabile.
Il legislatore ha ritenuto queste persone meritevoli di una tutela anche in ambito lavorativo, introducendo con l’articolo 6 della legge 4/2018 il diritto alla quota di riserva in favore di figli orfani per crimini domestici, ovvero ascrive anche  gli   orfani  vittime di crimini familiari, tra coloro che possono essere computati nella quota di riserva. Si sottolinea, però, che gli orfani per crimini domestici, non rientrano nelle categorie equiparate alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.
 
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Immagine tratta da pixabay.com

di Giorgia Di Cristofaro

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