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Illegittimo il licenziamento per inidoneità se non attuale e se non si adottano accorgimenti ragionevoli

Cassazione 13649/2019 Licenziamento illegittimo per essere la motivazione del recesso non attuale e per non aver adottato accorgimenti ragionevoli

15 agosto 2019

La Corte di Cassazione, con la sentenza 21 maggio 2019, n. 13649, ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un lavoratore che, a seguito di un grave infortunio, è stato giudicato dal medico competente non idoneo alla mansione lavorativa svolta.
Il caso oggetto della sentenza, è quello di un lavoratore che, a seguito di un infortunio sul lavoro occorso nel 2004, rientrato in servizio e giudicato dal medico competente inidoneo alle mansioni di autista precedentemente svolta e, conseguentemente, adibito a compiti di aiuto meccanico presso l’officina aziendale, nel 2007 allorché dichiarato permanentemente inidoneo alla mansione di autista, fosse impiegato come addetto alle pulizie con riduzione dell’orario di lavoro. Di fronte al rifiuto opposto dal lavoratore, l’azienda ha intimato il licenziamento per sopravvenuta e permanente inidoneità alla mansione di autista per la quale era stato assunto e per il rifiuto di essere impiegato in attività compatibili con le residue capacità lavorative.
La decisione della corte, consolida l’orientamento espresso nella sentenza 6798 del 19 marzo 2018, nella quale si ricorda come, la Corte di Giustizia, nella sentenza del 4 luglio 2013 nella causa C-312/11, resa al termine di una procedura d’infrazione avviata dalla Commissione, ha dichiarato che l’Italia, non avendo imposto a tutti i datori di lavoro di prevedere soluzioni ragionevoli applicabili a tutti i disabili, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, è venuta meno al suo obbligo di recepire correttamente e completamente l’art. 5 della direttiva 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate sull’handicap, con riferimento all’occupazione e alle condizioni di lavoro e che, il legislatore italiano ha posto rimedio all’inadempimento con la legge n. 99 del 2013 (articolo 9, comma 4-ter) che ha aggiunto all’articolo 3 del D.Lgs. n. 216 del 2003 il comma 3 bis, del seguente tenore: “Al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento delle persone con disabilità, i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad adottare accomodamenti ragionevoli, come definiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata ai sensi della legge 3 marzo 2009, n. 18, nei luoghi di lavoro, per garantire alle persone con disabilità la piena eguaglianza con gli altri lavoratori. I datori di lavoro pubblici devono provvedere all’attuazione del presente comma senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”.
In definitiva, nella sentenza 13649/2019, la corte di merito, ha ritenuto il licenziamento illegittimo, sulla base di un duplice ordine di ragioni: per essere la motivazione del recesso non attuale, atteso che il dipendente nel 2008 non svolgeva più da anni le mansioni di autista; e per avere la società dimostrato di poter adibire il lavoratore ad altre mansioni, compatibili con le menomazioni fisiche, il che coincide con gli accorgimenti ragionevoli esigibili in base alla ricostruzione sopra fatta e risulta dirimente ai fini dell’esclusione della violazione di legge.

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Immagine tratta da pixabay.com

di Giorgia Di Cristofaro

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