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Illegittimo licenzialmento del lavoratore con disabilità per scarso rendimento

La Corte di Cassazione con sentenza n. 17526 del 14 luglio 2017 ha dichiarato illegittimo il licenziamento per scarso rendimento di una dipendente con disabilità.

16 agosto 2019

La Corte di Cassazione con sentenza n. 17526 del 14 luglio 2017 ha dichiarato illegittimo il licenziamento per scarso rendimento di una dipendente con disabilità.
La Cassazione ha confermato la condanna di una società a reintegrare una lavoratrice con disabilità nel proprio posto di lavoro perchè era stata adibita a mansioni non compatibili con le ridotte capacità lavorative e poi licenziata per scarso rendimento.
La Corte d’appello di Potenza, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva condannato la società a reintegrare nel posto di lavoro la lavoratrice con disabilità licenziata per scarso rendimento e a risarcirle i danni subiti, ai sensi dell’art. 18 della legge n. 300/1970, in misura pari alle retribuzioni spettanti dalla data del licenziamento fino all’effettiva reintegra.
La società ha avanzato ricorso per Cassazione allo scopo di ottenere l’annullamento della sentenza sfavorevole ritenendo che la Corte d’appello aveva commesso un errore dichiarando l’illegittimità del licenziamento per scarso rendimento della lavoratrice con  disabilità in quanto era stato compiutamente dimostrato che la lavoratrice in questione produceva appena il 10% dei pezzi prodotti dai suoi colleghi, anche con disabilità, adibiti alle stesse mansioni.
Inoltre, secondo il ricorrente, il giudice non avrebbe tenuto in considerazione l’assenza di colpa della società, che aveva assegnato determinate mansioni alla lavoratrice, tenendo conto delle sue ridotte capacità lavorative, accertate dalla ASL locale.
Nonostante queste considerazioni, la Corte di Cassazione ha ritenuto di non poter dar ragione al datore di lavoro, rigettandone il ricorso perché infondato.
Questo in quanto per i giudici era stata verificata la colpa della società ricorrente per aver adibito la lavoratrice a mansioni incompatibili con le sue ridotte capacità lavorative.
Questa particolare circostanza era emersa grazie a una certificazione dell’Ambulatorio Ospedaliero di Medicina del Lavoro e dal responso del Collegio Medico della Asl richiesto dal datore di lavoro, ai sensi dell’art. 5 della legge n. 300/1970.
Inoltre, sempre secondo i giudici di Cassazione il confronto con il rendimento degli altri lavoratori addetti alle stesse mansioni era stato falsato dall’essere stato eseguito rispetto a lavoratori tutti normodotati operanti nel medesimo reparto, il che ha fatto ulteriormente risaltare il minor rendimento di chi, come l’odierna intimata, già non era in condizioni di svolgere le mansioni che la società ricorrente le aveva illegittimamente assegnato noncurante delle sue ridotte capacità lavorative.
In sintesi, secondo i giudici, l’azienda che assume un lavoratore disabile o con minorazioni fisiche è a conoscenza dei suoi limiti e non può adibirlo a mansioni incompatibili con le sue capacità lavorative ridotte.
Il licenziamento per scarso rendimento può dipendere soltanto dalla malafede del dipendente, ovvero dalla sua volontà di non lavorare al ritmo degli altri e di perdere tempo per pigrizia o dalla sua colpa grave.
 
Si ricorda che in base all’art. 10 comma 2 della legge n. 68/99 il datore di lavoro non può chiedere al disabile una prestazione non compatibile con le sue minorazioni.
 
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Immagine tratta da pixabay.com

di Alessandra Torregiani

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