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Familiari superstiti, quote integrative, categorie protette

Le prestazioni economiche e il collocamento obbligatorio

11 gennaio 2019

Chi sono i familiari superstiti:
  • coniuge e figli;
  • unito civilmente a far data dall'entrata in vigore della legge 76 del 2016 (dal 5 giugno 2016)
  • genitori (naturali o adottivi) o fratelli e sorelle (articolo 105 DPR 1124/1965),in mancanza di coniuge e figli,
Quando l’evento professionale ha per conseguenza il decesso, sia immediato o a distanza di tempo, causato da infortunio o malattia professionale, l'Inail eroga la rendita a Superstiti,  prestazione economica non soggetta a tassazione IRPEF,  di natura risarcitoria e non previdenziale.

La rendita a superstiti non spetta per diritto ereditario, ma per diritto proprio, infatti non genera problemi sull’asse ereditario.

Dal 1° gennaio 2014  spetta a favore dei superstiti, quando l'infortunio ha per conseguenza la morte,  una rendita calcolata sulla base della retribuzione massima convenzionale del settore industria (Circolare Inail n. 4 del 20 gennaio 2014)

Aventi diritto condizioni e misure:
50% al coniuge o unito civilmente, sino alla morte o nuovo matrimonio.

La circolare Inail n. 42 del 18 novembre 2016 regolamenta per i figli, l’estensione del diritto della quota del 40% della rendita al figlio superstite di genitore che abbia contratto nuovo matrimonio, (Le disposizioni della circolare n. 42 si applicano alle pratiche in istruttoria, a quelle in cui c’è in atto un ricorso, a quelle non prescritte o decise con sentenza passata in giudicato).

Per il  coniuge superstite che non rientra nei termini della circolare sopra citata, rimangono le regole di seguito riportate, e quindi non si applica l’estensione del diritto della quota:
  • in caso di nuovo matrimonio, la rendita è soppressa e sono erogate al coniuge una somma pari a tre annualità di rendita in unica soluzione; 
  • in caso di divorzio il diritto sussiste solo se esistono obblighi economici a carico dell’assicurato deceduto a favore dell’ex coniuge;
  • in caso di separazione legale si applicano i principi affermati dalle sentenze Corte di Cassazione.
Figli:
  • 20% ciascun figlio;
  • 40% figli orfani di entrambi i genitori;
  • 40% a ciascun figlio naturale riconosciuto o riconoscibile, ma la circolare n. 42 del 18 Novembre 2016 regolamenta mantenimento del diritto della quota del 40% della rendita al figlio adottato dal coniuge del genitore naturale
  • 40% a ciascun figlio genitore divorziato (Circolare Inail n. 55 dell'11 ottobre 2012)
Per approfondire:
  • Regola generale: ciascun figlio, fino al raggiungimento dei 18 anni; per ragioni di studio la rendita a superstiti può essere elevata fino a 21 anni di età, non oltre i 26 anni se studenti universitari in corso;
  • Per i figli inabili la rendita a superstiti spetta fin quando dura l’inabilità lavorativa. Vale a dire una assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa. Deve quindi risultare una inabilità pari al 100% riconosciuta dall’INPS, e assenza di proventi di una qualunque attività lavorativa.
    Circolare INAIL n. 63 del 27 ottobre 1995: "...per la concessione della quota o della rendita agli inabili si rende indispensabile la sussistenza di una grave infermità o difetto fisico o mentale che comporti un'assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa proficua.... Il perdurare di tali condizioni fisiche ed economiche dovrà essere oggetto di revisione periodica con cadenza biennale ..." 
  • Sono compresi: i figli nati entro trecento giorni dalla data del decesso dell’assicurato, anche se il decesso è avvenuto successivamente alla data dell’infortunio.
  • I figli possono essere: legittimi o naturali, riconosciuti o riconoscibili. adottivi o affiliati o esposti regolarmente affidati. Sono equiparati ai figli gli altri discendenti viventi a carico del defunto che siano orfani di entrambi i genitori o figli di genitori inabili Requisito indispensabile è la convivenza a carico del deceduto, la ricorrenza di tale condizione viene accertata assumendo come parametro il limite reddituale di cui alla normativa per il riconoscimento degli assegni familiari da parte dell’INPS.
  • La vivenza a carico sussiste quando i superstiti non hanno mezzi economici autonomi sufficienti e al loro mantenimento concorreva il reddituario deceduto. La convivenza sussiste anche se per ragioni contingenti non si vive sotto lo stesso tetto, ma c’è comunanza di mezzi di sostentamento.
  • Per la vivenza a carico dei figli si deve fare riferimento al limite di reddito previsto dalla normativa INPS per gli assegni familiari.
  • 20% genitori naturali o adottivi, se viventi a carico del defunto; la vivenza a carico ricorre quando gli ascendenti non abbiano mezzi di sussistenza autonomi sufficienti e al mantenimento che l’assicurato abbia effettuato in modo attivo; (articolo 106 Testo Unico Inail) 
  • 20% fratelli o sorelle, se conviventi con il lavoratore deceduto nei limiti e condizioni stabilite per i figli (ossia limite di età)
Note:
per gli ascendenti ( genitori, nonni, bisnonni) ed i collaterali ( fratelli e sorelle) non vi sono limiti di reddito, per cui la vivenza a carico è determinata unicamente dalla sussistenza dei due suddetti elementi: stato di bisogno degli aventi diritto e contributo efficiente e sostanziale per il loro mantenimento da parte del congiunto deceduto.
Altre prestazioni dedicate ai superstiti sono:
  • assegno funerario
  • fondo vittime infortuni mortali
  • anticipazione della rendita pari ai 3/12 della rendita annua calcolata sul minimale retributivo di legge
Per approfondire:   
La legge 24 dicembre 2007 n. 244 all’art. 3 - comma 123 prevede che le disposizioni relative al collocamento obbligatorio  sono estese, anche "agli orfani o, in alternativa, al coniuge superstite di coloro che siano deceduti per causa di lavoro.
la legge n. 25 del 11 marzo 2011 ribadisce che la quota del 7% è ad esclusivo beneficio delle persone con disabilità e che le categorie qui menzionate devono rientrare nella quota stabilita dall’art. 18 della legge n. 68/99”.
Pertanto i datori di lavoro pubblici e privati sono obbligati all’assunzione delle altre categorie protette individuate all’art. 18 – comma 2 della Legge 68/99 nella seguente misura:
  • datori di lavoro che occupano da 50 a 150 dipendenti: un lavoratore.
  • datori di lavoro che occupano più di 150 dipendenti: 1% dei lavoratori dipendenti. 
 

di Rosanna Giovedi

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