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Rapporto Ilo: il 52% delle persone disabili in Europa non è ammesso al mondo del lavoro

I tassi di disoccupazione in caso di disabilità sono il doppio rispetto alla media generale. Quando la disabilità è grave, c'è solo il 25% di possibilità di trovare un impiego. Colpa soprattutto dei pregiudizi sulla presunta improduttività

10 maggio 2007

ROMA – In Europa una persona fra i 16 e i 64 anni ha il 66 per cento delle probabilità di trovare un lavoro ma la percentuale scende al 47 per cento per le persone leggermente disabili e al 25 per persone con disabilità grave. Secondo il rapporto sulla discriminazione nel mondo del lavoro pubblicato oggi dall’Ufficio Internazionale del Lavoro, i fenomeni discriminatori nei confronti delle persone con disabilità destano una preoccupazione crescente, considerando anche che sono 470 milioni in tutto il mondo le persone disabili in età lavorativa. In Europa, il 52 per cento delle persone con disabilità non partecipa alla forza lavoro e, nel 2005, il tasso di occupazione a livello mondiale era del 38 per cento, contro il 78 della media generale. L’Ilo stima che oltre il 60 per cento delle persone disabili sia in età lavorativa ma il tasso di disoccupazione è dell’80-100 per cento più alto del dato medio.

Anche se la mancanza di definizioni e metodologie comuni impedisce di fare comparazioni statisticamente valide tra i dati dei vari Stati, in generale per l’Ilo l’esclusione o lo svantaggio delle persone disabili nella ricerca di occupazione e sul posto di lavoro sono determinati dal pregiudizio ancora molto diffuso riguardo alla loro presunta improduttività, all’incapacità di svolgere un lavoro o di avvicinarsi ad un’attività lavorativa. E si tratta di convinzioni che da parte dei datori di lavoro sono più forti all’aumentare del grado di disabilità. Il rapporto stabilisce che la probabilità che una persona disabile trovi un lavoro è inversamente proporzionale al livello di disabilità. Lo studio riferisce al proposito i risultati di un recente sondaggio condotto in Francia secondo cui meno del 2 per cento di coloro che hanno menzionato la loro disabilità nel curriculum vitae sono stati successivamente contattati per un colloquio. Non è un caso dunque, secondo l’Ilo, che le persone con disabilità siano contattate soprattutto attraverso agenzie di lavoro temporaneo che per i datori di lavoro rappresentano una garanzia per minimizzare i rischi.

Per l’organizzazione si tratta comunque di un fenomeno che può essere contrastato se i governi adottano provvedimenti efficaci. Lo studio dell’Ilo cita al proposito l’esempio della Gran Bretagna. Nel 2006 il governo britannico ha investito 360 milioni di sterline per un programma di inserimento delle persone disabili nel mondo del lavoro. E i risultati non si sono fatti attendere. A oggi circa 25mila persone sono riuscite a trovare un impiego portando il tasso di occupazione al 29 per cento. (mp)

(14 maggio 2007)

di e.proietti

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