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Permessi e congedo straordinario per assistere il coniuge separato

La normativa, ha declinato quali sono i familiari che hanno diritto a permessi e congedo straordinario retribuito, tra i beneficiari, il coniuge, un breve approfondimento merita la condizione di separazione e divorzio

15 aprile 2019

La normativa, ha declinato quali sono i familiari che hanno diritto ad usufruire di  permessi Legge 104/92 e congedo straordinario retribuito D.Lgs 151/2001, per assistere il familiare con grave disabilità. Tra i beneficiari, in entrambi i casi vi è il coniuge ma cosa accade nel momento in cui questi si separa o divorzia?
Per le due agevolazioni le priorità dei beneficiari aventi diritto sono differenti.
Per i permessi 104/92 sono infatti il coniuge, le coppie unite in unione civile (c.d. Legge Cirinnà), i parenti e gli affini entro il secondo grado e, con sentenza Costituzionale 213/2016, il convivente di fatto (more uxorio).
La norma inoltre prevede la possibilità di estendere il diritto ai parenti ed affini entro il terzo grado in presenza di particolari condizioni.
Differente e più stringente l’elenco dei possibili fruitori del congedo straordinario retribuito che, infatti, può essere richiesto secondo un rigido e inderogabile ordine di priorità che prevede il coniuge convivente con la persona con disabilità grave e componenti dell’unione civile conviventi equiparati al coniuge, in caso di mancanza, decesso o patologie invalidanti, subentrano i genitori anche adottivi; in caso di mancanza, decesso o patologie invalidanti, subentrano i figli conviventi, in caso di mancanza, decesso o patologie invalidanti, subentrano i fratelli conviventi e, in ultimo, il parente o l’affine entro il terzo grado convivente in caso di mancanza, decesso o patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla norma.
Mentre nel caso dei permessi, il coniuge è solo uno dei possibili fruitori, è il primo e non sostituibile da altri familiari, nel caso del congedo straordinario.
 
Nel congedo straordinario, lo “slittamento” del beneficiario è possibile solo e inderogabilmente in caso di “mancanza, decesso o patologie invalidanti”, mentre per i permessi, l'estensione del diritto a parenti ed affini entro il terzo grado è prevista solo nel caso in cui il coniuge o i genitori della persona da assistere abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.
Come chiarito nella circolare inps 155 del 3/12/2010, l’espressione “mancanti” deve essere intesa non solo come situazione di assenza naturale e giuridica (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), ma deve ricomprendere anche ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile, continuativa e debitamente certificata dall’autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale: divorzio, separazione legale o abbandono, risultanti da documentazione dell’autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità.
Nella circolare INPS 32/2012 si precisa che la “mancanza” sarà oggetto di verifiche e che le eventuali dichiarazioni false saranno perseguite, si veda in proposito il punto 3.1 della circolare “il richiedente dovrà indicare gli elementi necessari per l’individuazione dei provvedimenti, ovvero produrre la dichiarazione sostitutiva di certificazione ai sensi dell’art. 46 del DPR n. 445/2000.”
 
La separazione utile per la condizione di “mancanza” è quella legale e non quella di fatto.
Pertanto e purché sussistano gli altri requisiti di legge, nel caso di separazione di fatto l’ex coniuge conserva il diritto a poter fruire di entrambe le agevolazioni mentre, con la separazione legale si configura la condizione di “mancanza”.
 
In generale è utile tener presente che con la separazione, i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti, in attesa di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio. La separazione, quindi, è una situazione temporanea, che però incide sui diritti e i doveri, che nascono con il matrimonio. Infatti, intervenuta la separazione, marito e moglie mantengono la qualità di coniugi, ma vengono meno i doveri di coabitazione e di fedeltà, che discendono dal matrimonio.
Gli effetti della separazione cessano nel caso di riconciliazione dei coniugi.
Questa non richiede alcuna forma solenne e può avvenire, oltre che con un'espressa dichiarazione, anche di fatto, a seguito cioè di comportamenti non equivoci incompatibili con lo stato di separazione.
 
 
Normativa di riferimento
  • Legge 5 febbraio 1992, n. 104 - "Legge - quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate." (Pubblicata in G. U. 17 febbraio 1992, n. 39, S.O.)
  • Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 - "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53" (pubblicato in G.U. 26 aprile 2001, n. n. 96 - Supplemento Ordinario n. 93);
  • Circolare INPS 6 Marzo 2012, n. 32 – “Decreto legislativo n. 119 del 18 luglio 2011. “Attuazione dell’articolo 23 della legge 4 novembre 2010, n. 183, recante delega al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi”. Modifica alla disciplina  in materia di congedi e permessi per l’assistenza a disabili in situazione di gravità.
  • Legge 20 maggio 2016, n. 76: “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”;
  • Sentenza della Corte Costituzionale 23 settembre 2016, n. 213.
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Immagine tratta da pixabay.com

di Giorgia Di Cristofaro

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