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La parità di trattamento delle persone con disabilità in materia di occupazione e di condizioni di lavoro

Il D.L. 9 luglio 2003, n. 216 sancisce la parità di trattamento in materia di occupazione e formazione indipendentemente dalla religione o convinzioni personali, dall'orientamento sessuale, dall'età e dalle disabilità.

29 aprile 2021

La direttiva europea 2000/78/CE stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
Il Decreto Legislativo n. 216/2003 recepisce la direttiva europea 2000/78/CE ed ha per oggetto la parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, dagli handicap, dall'età e dall'orientamento sessuale, per quanto concerne l'occupazione e le condizioni di lavoro e prevede l'adozione delle misure necessarie affinché tali fattori non siano causa di discriminazione, in un'ottica che tenga conto anche del diverso impatto che le forme di discriminazione possono avere su donne e uomini.

Nozione e definizione di discriminazione
L’art. 2 del decreto legislativo n. 216/2003 definisce i concetti di parità di trattamento e di discriminazione.
Per parità di trattamento si intende l'assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell'età o dell'orientamento sessuale.
Il Decreto stabilisce il divieto di praticare qualsiasi discriminazione che distingue in diretta e indiretta:
  • la discriminazione è diretta quando, per religione, per convinzioni personali, per handicap, per età o per orientamento sessuale, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un'altra in una situazione analoga;
  • la discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri possono mettere le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura, le persone portatrici di handicap, le persone di una particolare età o di un orientamento sessuale in una situazione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone.
Le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati aventi lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo sono equiparate alle discriminazione così come l'ordine di discriminare persone a causa della religione, delle convinzioni personali, dell'handicap, dell'età o dell'orientamento sessuale è considerato una discriminazione.

Ambito di applicazione
L’art. 3 – comma 1 del Decreto Legislativo n. 216/2003 definisce l’ambito di applicazione.
Il principio di parità di trattamento senza distinzione di religione, di convinzioni personali, di handicap, di età e di orientamento sessuale si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato ed è suscettibile di tutela giurisdizionale con specifico riferimento alle seguenti aree:
  • accesso all'occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione;
  • occupazione e condizioni di lavoro, compresi gli avanzamenti di carriera, la retribuzione e le condizioni del licenziamento;
  • accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale, inclusi i tirocini professionali;
  • affiliazione e attività nell'ambito di organizzazioni di lavoratori, di datori di lavoro o di altre organizzazioni professionali e prestazioni erogate dalle medesime organizzazioni.
L’art. 3 – comma 2 prevede che la disciplina del decreto Legislativo n. 216 fa salve tutte le disposizioni vigenti in materia di:
  • condizioni di ingresso, soggiorno ed accesso all'occupazione, all'assistenza e alla previdenza dei cittadini dei Paesi terzi e degli apolidi nel territorio dello Stato;
  • sicurezza e protezione sociale;
  • sicurezza pubblica, tutela dell'ordine pubblico, prevenzione dei reati e tutela della salute;
  • stato civile e prestazioni che ne derivano;
  • forze armate, limitatamente ai fattori di età e di handicap.
Eccezioni al principio di parità di trattamento
L’art. 3 – comma 2 del decreto Legislativo n. 216 definisce le eccezioni al principio di parità di trattamento.
Nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di discriminazione:
  • quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima. Il Decreto Legge n. 59/2008 ha soppresso l’ultimo periodo dell’art. 3 – comma 3 del Decreto Legislativo n. 216/2003 in cui si prevedeva che non costituisse atto di discriminazione la valutazione delle suddette caratteristiche quando assumano rilevanza ai fini dell'idoneità allo svolgimento delle funzioni che le forze armate e i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso possono essere chiamati ad esercitare.
Inoltre l’art. 3 – comma 4 del Decreto Legislativo n. 216/2003 prevede che non costituiscono atti di discriminazione le disposizioni che prevedono accertamenti di idoneità al lavoro per quanto riguarda la necessità di una idoneità ad uno specifico lavoro.  
Il Decreto Legge n. 59/2008 introduce i commi 4bis e 4ter in cui si prevede che sono fatte salve le disposizioni che prevedono trattamenti differenziati in ragione dell'età dei lavoratori e in particolare quelle che disciplinano:
a) la definizione di condizioni speciali di accesso all'occupazione e alla formazione professionale, di occupazione e di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento e di retribuzione, per i giovani, i lavoratori anziani e i lavoratori con persone a carico, allo scopo di favorirne l'inserimento professionale o di assicurarne la protezione;
b) la fissazione di condizioni minime di età, di esperienza professionale o di anzianità di lavoro per l'accesso all'occupazione o a taluni vantaggi connessi all'occupazione;
c) la fissazione di un'età massima per l'assunzione, basata sulle condizioni di formazione richieste per il lavoro in questione o sulla necessità di un ragionevole periodo di lavoro prima del pensionamento. Queste disposizioni sono fatte salve purchè siano oggettivamente e ragionevolmente giustificate da finalità legittime, quali il perseguimento di obiettivi attinenti alla politica del lavoro, del mercato del lavoro e della formazione professionale.
 
Infine secondo i commi 5 e 6 art 3 del decreto legislativo n. 216/2003 non costituiscono atti di discriminazione:
  • le differenze di trattamento basate sulla professione di una determinata religione o di determinate convinzioni personali che siano praticate nell'ambito di enti religiosi o altre organizzazioni pubbliche o private, qualora tale religione o tali convinzioni personali, per la natura delle attività professionali svolte o per il contesto in cui sono espletate, costituiscano requisito, legittimo e giustificato per lo svolgimento delle stesse attività;
  • le differenze di trattamento che, pur risultando indirettamente discriminatorie, siano giustificate da finalità legittime perseguite attraverso mezzi appropriati e necessari. In particolare, resta ferma la legittimità di atti diretti all'esclusione dallo svolgimento di attività lavorativa che riguardi la cura, l'assistenza, l'istruzione e l'educazione di persone minorenni nei confronti di coloro che siano stati condannati in via definitiva per reati che concernono la libertà sessuale dei minori e la pornografia minorile.
Adattamenti ragionevoli
L’art. 9 comma 4-ter del Decreto Legge n. 76/2013 modifica l’art. 3 del Decreto Legislativo n. 216/2003 con l’introduzione del comma 3-bis relativo all’obbligo per i datori di lavoro di adottare accomodamenti ragionevoli per agevolare l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.
Ecco il testo dell’art. 3 - comma 3-bis  del Decreto Legislativo n. 216/2003:  “Al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento delle persone con disabilità, i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad adottare accomodamenti ragionevoli, come definiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata ai sensi della legge 3 marzo 2009, n. 18, nei luoghi di lavoro, per garantire alle persone con disabilità la piena eguaglianza con gli altri lavoratori.
I datori di lavoro pubblici devono provvedere all'attuazione del presente comma senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con le risorse umane,finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”.
 
Normativa di riferimento
  • Direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro;
  • Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216: "Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro";
  • Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006;
  • Decreto Legge 8 aprile 2008, n. 59: “Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”  convertito con modificazioni dalla Legge 6 giugno 2008, n. 101;
  • Legge 3 marzo 2009, n. 18: "Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità";
  • Decreto Legge 28 giugno 2013, n. 76: “Primi interventi urgenti per la promozione dell'occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti” convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013, n. 99.
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Immagine tratta da pixabay.com

di Alessandra Torregiani

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