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Marche, Molise e Veneto: il progetto Pro.P seleziona le buone pratiche italiane

Avviato nel 2006, il Programma interessa attualmente dieci diverse realtà regionali. Sei gli ambiti di intervento, uno l'approccio metodologico e unico il risultato: tavoli di partecipazione e linee guida condivise.

12 dicembre 2012

ROMA -  Una metodologia di intervento, quella adottata dall'Osservatorio sull'inclusione sociale (Ois) dell'Isfol per l'impostazione e la realizzazione del progetto Pro.P, basata su un approccio di tipo partecipativo: una scelta che ha premiato un lavoro lungo e laborioso, caratterizzato non solo dall'eterogeneità dei soggetti coinvolti ma anche da una molteplicità di prospettive e da una complessità generale delle problematiche. Illustrato a Roma, nell'ambito del più ampio convegno nazionale promosso e organizzato dal ministero del Lavoro e delle politiche Sociali in collaborazione con l'Isfol dal titolo "Inclusione attiva e salute mentale: modelli e pratiche di successo per l'inserimento lavorativo delle persone con disagio psichico", il metodo scelto ha permesso la costruzione collettiva di linee guida condivise poi a ogni singolo livello regionale. Anche alla luce dei pesanti tagli che hanno investito Regioni ed enti locali, il metodo scelto ha permesso di selezionare le buone prassi italiane e integrare competenze ed esperienze a livello locale.

Avviato nel 2006, il Pro.P interessa infatti ad oggi dieci diverse realtà regionali. Dopo il coinvolgimento di Lazio, Piemonte, Puglia, Toscana e Umbria, il Pro.P è stato esteso nel 2010 a Veneto e Campania e poi nel 2011-2012 alla Sardegna, Molise e Marche. In ciascuna Regione, l'approccio scelto dall'Isfol ha permesso non solo l'istituzione di un tavolo di progettazione partecipata con i principali protagonisti territoriali per la condivisione delle linee prioritarie di azione proposte dall'amministrazione regionale, ma anche la rilevazione delle istanze territoriale poi riassunte nel progetto esecutivo. Le direzioni regionali e gli assessorati di lavoro, politiche Sociali e salute Mentale, i Dipartimenti di salute mentale del territorio (Dsm), le rappresentanze della cooperazione e dell'impresa, le Province e i centri per l'impiego, i Comuni: la rete dei servizi volti all'inserimento lavorativo delle persone con disagio psichico, così organizzata, ha messo a punto in ogni Regione due strumenti. Le linee guida regionali e il modello formativo. Delibere di Giunta regionali e determine di adozione delle stesse sono i passi successivi da fare. 

Tra gli esempi, il Veneto. Adottato il Progetto Obiettivo "Salute mentale" pochi mesi fa, il Veneto ha aderito al progetto Pro.P e ha messo in piedi due gruppi di lavoro: uno per l'elaborazione di linee guida condivise sull'inserimento lavorativo delle persone con disagio psichico, l'altro per il modello formativo da mettere in campo. I gruppi di lavoro hanno visto la partecipazione delle direzioni e degli assessorati regionali di Lavoro, politiche Sociali e Salute, dei Dsm nella loro diversa tipologia di operatori (dall'assistente sociale al direttore), delle rappresentanze imprenditoriali del mondo profit e no profit, delle associazioni di utenti e familiari, delle Province e dei Comuni. Un convegno a Treviso, lo scorso 5 dicembre, ha illustrato i risultati di questo lavoro: i due documenti elaborati dai gruppi di lavoro, la delibera di Giunta che accoglie il lavoro svolto dalla rete e una determina di adozione delle linee guida indirizzata alle Istituzioni sanitarie e sociali. Il passo successivo è l'adozione, in via sperimentale in una sola Provincia, del modello formativo elaborato dalla rete.

Altro esempio, le Marche. L'8 novembre dello scorso anno (2011) ad Ancona si è svolta la "Giornata di diffusione del progetto": un'occasione valida e qualificata nell'ambito della quale sono state presentate le linee guida elaborate dalla rete degli attori regionali per l'inserimento lavorativo delle persone con disagio psichico. Nella stessa giornata, sono stati diffusi i prodotti scientifici realizzati dai tavoli di lavoro attraverso, appunto, la metodologia partecipata. Due, anche qui, i documenti elaborati: "Buone prassi e percorsi-tipo" di inserimento e mantenimento del lavoro delle persone con disagio psichico ; "Linee guida" relative allo sviluppo di reti istituzionali per lo stesso scopo.  

Non dissimile il percorso avviato in Molise. A Campobasso, lo scorso novembre, si è svolto il seminario informativo "Buone prassi e opportunità lavorative": un appuntamento questo che ha fatto parte della serie di convegni regionali che, insieme a marche e Veneto, sono stati organizzati dal programma Pro.P dell'Isfol a livello locale per informare sui risultati raggiunti nell'ambito dei tavoli di progettazione partecipata avviati nel periodo primaverile estivo. Anche in questa occasione l'obiettivo è stato quello di arrivare alla stipula di linee guida condivise e di mettere in luce le buone prassi presenti sul territorio. Un documento strategico elaborato dalla rete degli attori territoriali, insieme all'Isfol, ha permesso agli operatori del territorio, alle istituzioni locali e regionali e a tutti gli attori coinvolti di avviare un percorso condiviso per il prossimo futuro. (eb)

(14 dicembre 2012)

di s.caredda

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