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Lavoro, in un anno 1300 morti. In vigore le nuove norme sulla sicurezza

Via libera del Parlamento al disegno di legge che dà mandato al governo di riformare integralmente la legislazione in materia e aggrava immediatamente le sanzioni e le regole su appalti e subappalti. Dal Rapporto Inail 2006 il quadro di una situazione drammatica: infortuni mortali in crescita del 2,2%, ogni giorno fra i tre e i quattro decessi. Avviata la redazione di un Rapporto nazionale sul lavoro, a 52 anni dall’ultima inchiesta di questo tipo. Il dossier di Superabile.it

16 agosto 2007

ROMA – E’ arrivato poco prima delle vacanze estive il via libera definitivo al disegno di legge contentente le nuove norme in materia di sicurezza sul lavoro. Un provvedimento, di dodici articoli, che opera su due fronti: il primo articolo delega il Governo al riassetto della tutela della salute e della sicurezza, che si concretizzerà in uno (o più) decreti attuativi che l’esecutivo dovrà emanare entro 9 mesi; gli altri 11 articoli, invece, apportano modifiche immediate all’attuale legislazione, riformulando l’apparato sanzionatorio e ampliando il campo delle prescrizioni, con particolare attenzione al settore degli appalti e dei subappalti. Rafforzato il ruolo della formazione, sono previste modifiche alla legge 626, e il provvedimento di sospensione dei lavori viene esteso anche al caso di gravi e reiterate violazioni proprio della disciplina in materia di sicurezza sul lavoro. L’Inail potrà costituirsi parte civile nel caso di azione penale contro un datore di lavoro, e il codice degli appalti disporrà che il valore economico dell’appalto deve tener conto anche dei costi per la sicurezza, non soggetti a ribassi d’asta

Un provvedimento lungamente atteso, accolto dalle valutazioni positive di associazioni e parlamentari, e che è chiamato ad incidere su una realtà drammatica, fotografata dal recente rapporto Inail 2006. Secondo i dati resi noti, i casi mortali denunciati all’Inail per il 2006 sono stati 1.302, ovvero 28 in più rispetto ai 1.274 dell’anno precedente, con un incremento del 2,2% che "inverte di fatto una tendenza al ribasso osservata nel quinquennio 2002-2006 (-11,9%)". Poco più del 50% delle morti bianche sono state causate dalla circolazione stradale, comprese quelle occorse nell’esercizio di un’attività lavorativa e quelle "in itinere". Il settore con più elevata frequenza è sempre l’estrazione di minerali, con un valore molto alto (0,37): "si tratta di un settore caratterizzato da un numero di morti relativamente molto limitato (una decina di casi l’anno) ma con un rapporto morti/addetti elevato", spiega l’Inail. Seguono, per livello di rischiosità mortale, i settori dei trasporti e delle Costruzioni (entrambi con indici pari a 0,20). Agli ultimi posti della graduatoria, il settore della pesca in acque interne e l’intermediazione finanziaria, in cui il fenomeno è praticamente assente, e i settori della chimica e del petrolio.

Frattanto, ad un Comitato tecnico scientifico presieduto da Pierre Carniti, l’ex segretario generale della Cisl, protagonista delle più importanti battaglie sindacali degli anni sessanta e settanta, presidente della Commissione povertà durante il primo governo Prodi e fondatore, nel 1993, insieme a Ermanno Gorrieri, del Movimento dei Cristiano Sociali, è stato affidato il compito di redarre un Rapporto nazionale sul lavoro. Una vera e propria inchiesta istituzionale sul lavoro in Italia e le sue trasformazioni, che giunge oltre mezzo secolo dopo la precedente, stilata nel 1955. (ska)

(8 agosto 2007)

di e.proietti

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