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La sicurezza sul lavoro secondo Benedetto XVI

Con una decisione senza precedenti nella storia moderna, Joseph Ratzinger ha lasciato il ministero di vescovo di Roma, aprendo la strada all'elezione di un nuovo papa. Si è concluso così un pontificato durato quasi otto anni, durante i quali il Santo Padre è intervenuto in più occasioni sul tema degli infortuni, nel solco della dottrina sociale della Chiesa

1 marzo 2013

ROMA - La Santa Sede è vacante, Benedetto XVI - ora "papa emerito" - non svolge più il ministero petrino: il suo pontificato è finito e sono state messe in moto le procedure che porteranno al Conclave e all'elezione del suo successore, al quale ieri, prima di volare in elicottero a Castelgandolfo - ha assicurato "incondizionata obbedienza". Si è concluso così il pontificato iniziato il 19 aprile 2005, quando Joseph Ratzinger aveva raccolto l'impegnativo testimone di Giovanni Paolo II. Per lui sono stati otto anni intensi, caratterizzati anche da "momenti non facili", come ha ammesso nella sua ultima udienza generale a San Pietro, nel corso dei quali non sono mancate prese di posizione sul tema degli infortuni sul lavoro. Ripercorriamo alcuni di queste occasioni.

"Tutelare il diritto alla salute e all'impiego nei tempi della crisi". Il 5 luglio 2009 a conclusione dell'Angelus domenicale Benedetto XVI, rivolgendosi alla folla di fedeli dalla finestra del suo studio, si era unito al dolore collettivo per la strage provocata dall'incidente ferroviario alla stazione di Viareggio, in seguito al quale morirono 33 persone, sottolineando la necessità di garantire "la sicurezza sul lavoro e nello svolgimento della vita quotidiana". Parole simili a quelle pronunciate due anni dopo, il 6 ottobre 2011, in occasione dei funerali delle quattro operaie decedute nel crollo del palazzo nel centro di Barletta che ospitava a un maglificio, costato la vita anche alla giovane figlia dei titolari. Nell'Angelus dello scorso 29 luglio, invece, il papa aveva rivelato di seguire "con preoccupazione le notizie relative allo stabilimento Ilva di Taranto", manifestando la sua "vicinanza agli operai e alle loro famiglie, che vivono con apprensione questi difficili momenti" e incoraggiando "le istituzioni nazionali e locali a compiere ogni sforzo per giungere a una equa soluzione della questione, che tuteli sia il diritto alla salute, sia il diritto al lavoro, soprattutto in questi tempi di crisi economica".

"La precarietà rende precaria anche la società". Uno degli interventi più articolati di Benedetto XVI sul tema della sicurezza sul lavoro è quello pronunciato il 26 marzo di due anni fa in occasione dell'udienza concessa a circa ottomila fedeli della diocesi di Terni-Nania-Amelia per commemorare il trentesimo anniversario della visita pastorale di Giovanni Paolo II alle acciaierie di Terni, il 19 marzo 1981. Il pontefice dopo aver ripercorso brevemente le vicende imprenditoriali della città di Terni, uno dei poli della fabbricazione dell'acciaio in Italia alle prese con una difficile fase di riconversione industriale, aveva sottolineato l'importanza di "tenere sempre presente che il lavoro è uno degli elementi fondamentali sia della persona umana che della società. Le difficili o precarie condizioni del lavoro rendono difficili e precarie le condizioni della società stessa, le condizioni di un vivere ordinato secondo le esigenze del bene comune".

"Spezzare la catena delle morti e degli incidenti". Proseguendo il suo intervento, Benedetto XVI si era poi soffermato sul "grave problema" della sicurezza. "So che più volte avete dovuto affrontare anche questa tragica realtà - aveva detto rivolto ai fedeli - Occorre mettere in campo ogni sforzo perché la catena delle morti e degli incidenti venga spezzata". Dopo aver espresso la sua preoccupazione anche per la precarietà del lavoro, che non manca di "creare angoscia in tante famiglie" soprattutto quando a farne le spese sono i giovani, il papa aveva auspicato una soluzione positiva ad alcune vertenze nel settore chimico della città umbra, augurandosi che, "nella logica della gratuità e della solidarietà, si possano superare questi momenti, affinché sia assicurato un lavoro sicuro, dignitoso e stabile".

I diritti sociali della persona nel magistero della Chiesa. Le posizioni di Benedetto XVI si situano lungo il tracciato della consolidata dottrina sociale della Chiesa che, a partire dalla Rerum Novarum di Leone XIII del 1891, ha fissato i principi cardine del magistero pontificio nei confronti del lavoro e dei lavoratori. Con l'inizio dell'età industriale e l'irrompere della questione sociale, con le prime rivendicazioni operaie e la richiesta di condizioni di lavoro più eque e più giuste, i pontefici del Novecento sono intervenuti spesso su questo tema, fornendo il loro contributo alla discussione sui diritti sociali della persona.

L'attenzione degli organi di informazione della Santa Sede. Specchio mediatico del magistero papale, anche gli organi di informazione della Santa Sede dedicano ampio spazio alle tematiche del lavoro. La Radio vaticana, per esempio, interviene spesso sulle questioni sociali, in Italia e nel mondo, con interviste, reportage e inchieste. E sono ancora in molti a ricordare l'attenzione che l'Osservatore Romano, sotto la guida di Mario Agnes, direttore del quotidiano della Santa Sede dal 1984 e il 2007, dedicava alla sicurezza sul lavoro, pubblicando quotidianamente un bollettino dedicato agli infortuni professionali avvenuti il giorno precedente, e rilanciando con forza le ragioni, economiche e sociali, di una prevenzione mirata e puntuale. Una campagna quotidiana che ebbe anche il plauso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Nel 2007 aggiornate le norme per la protezione dei lavoratori in Vaticano. Nel corso del pontificato di Benedetto XVI è stata anche aggiornata la normativa che disciplina la sicurezza e la prevenzione sul lavoro nello Stato vaticano. Risale infatti al 10 dicembre 2007 la promulgazione della legge LIV, seguita da un regolamento applicativo, che ha dato attuazione ai principi fissati dalla legge, seguendo per quanto possibile la normativa italiana di riferimento e ponendosi nel solco della dottrina sociale della Chiesa sul lavoro e sulle condizioni sociali dei lavoratori. Il regolamento, in particolare, insiste molto sulla necessità di formare i lavoratori e stabilisce il principio che le norme sulla sicurezza coinvolgono anche il personale delle ditte esterne, soggetto ai controlli degli ispettori vaticani sia all'interno delle Mura Leonine che nelle pertinenze e negli immobili extraterritoriali. Dal novembre 2009, inoltre, hanno luogo periodicamente i corsi di formazione sulla sicurezza e la salute dei lavoratori per i delegati e gli incaricati delle varie amministrazioni vaticane. (fonte: Inail.it)

(1 marzo 2013)

di s.caredda

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