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Congedo per la formazione continua

L’art. 6 della Legge n. 53/2000 prevede che i lavoratori, occupati e non occupati, hanno diritto di proseguire i percorsi di formazione per tutto l'arco della vita

2 luglio 2019

La legge 53/2000, rappresenta una normativa innovativa poiché ha riconosciuto il diritto del lavoratore alla formazione “permanente” durante tutto l’arco della vita e la possibilità di fruire di congedi per la formazione.
Il termine formazione continua è inteso nella Legge 53/2000 nel suo significato più ampio.
Infatti, l’art. 6 della Legge n. 53/2000 prevede che i lavoratori, occupati e non occupati, hanno diritto di proseguire i percorsi di formazione per tutto l'arco della vita, per accrescere conoscenze e competenze professionali.
Per poter assicurare l'esercizio di questo diritto lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali devono garantire un'offerta formativa articolata sul territorio e, se necessario, integrata, accreditata secondo le disposizioni dell'articolo 17 della legge 24 giugno 1997, n. 196 relativo alla formazione professionale.
L'offerta formativa deve consentire percorsi personalizzati, certificati e riconosciuti come crediti formativi in ambito nazionale ed europeo.
La formazione può corrispondere ad autonoma scelta del lavoratore o essere predisposta dall'azienda, attraverso i piani formativi aziendali o territoriali concordati tra le parti sociali.
La contrattazione collettiva di categoria, nazionale e decentrata, definisce il monte-ore da destinare ai congedi, i criteri per l'individuazione dei lavoratori e le modalità di orario e di retribuzione del percorso di formazione.
Gli interventi formativi che rientrano nei piani aziendali o territoriali possono essere finanziati attraverso il fondo interprofessionale per la formazione continua previsto dall'art. 17 della Legge n. 196/97 e appositamente costituito.
L’articolo 32, comma 5 del Decreto Legislativo n. 150/2015 emanato in attuazione della legge n. 183/2014 (Jobs Act) ha abrogato il comma 4 dell’art. 6 legge 53/2000 che riservava risorse pari a circa 15 milioni di euro annui da ripartire alle Regioni per il finanziamento  di progetti formativi elaborati da imprese che prevedessero quote di riduzione dell’orario di lavoro sulla base di accordi contrattuali, o proposte di singoli lavoratori per il finanziamento di percorsi formativi individuali attraverso l’assegnazione di voucher a domanda.
E’ venuto così a mancare un importante strumento di finanziamento della formazione continua, dopo che, negli anni della lunga crisi, vi è già stata una diminuzione delle risorse. Infatti, molte regioni hanno preferito utilizzare le risorse del decreto legge  n. 148/1993 convertito con modificazioni dalla legge n. 236/1993 che all’art. 9 reca “interventi per la formazione professionale”, per misure di sostegno al reddito piuttosto che per la formazione continua.
 
Importante
Si consiglia di verificare quanto specificamente previsto dal contratto di lavoro di categoria.
 
Normativa di riferimento:
  • Decreto Legge 20 maggio 1993, n. 148: “Interventi urgenti a sostegno dell'occupazione” convertito con modificazioni dalla L. 19 luglio 1993, n. 236;
  • Legge 24 giugno 1997, n. 196: "Norme in materia di promozione dell'occupazione.";
  • Legge 8 marzo 2000, n. 53: Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”;
  • Legge 10 dicembre 2014, n. 183: “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”;
  • Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 150: “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.
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Immagine tratta da pixabay.com

di Alessandra Torregiani

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