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Trasferimento di sede del familiare che assiste. L'onere della prova di circostanze ostative è in carico al datore - Cassazione 704/2021

La corte ha altresì rilevato come, l’onere della prova di eventuali circostanze ostative all'esercizio di quel diritto, gravi sul datore di lavoro, sia esso pubblico o privato

25 febbraio 2021

La legge 104/92 prevede che, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio  della  persona da assistere e non può' essere trasferito senza il  suo  consenso  ad altra sede, il  lavoratore  dipendente,  pubblico  o  privatoche assiste persona con handicap  in  situazione  di  gravità,  coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo  grado qualora i genitori  o  il  coniuge  della  persona  con  handicap  in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti  da  patologie  invalidanti  o  siano deceduti o mancanti.
Il caso di specie, relativo la sentenza di cui trattiamo, è quello del ricorso di Poste Italiane Spa alla decisione della Corte di appello di Roma che, in riforma della decisione di primo grado, aveva dichiarato il diritto di una dipendente di Poste Italiane S.p.A., ad essere destinata alla sede di lavoro più vicina al domicilio del familiare destinatario dell'assistenza, ordinando alla società appellata di procedere alla relativa assegnazione oltre che alla rifusione delle spese di lite.
La Corte di Cassazione Civile Sezione Lavoro con la sentenza numero 704/2021 pubblicata il 18 gennaio  2021, in ordine al diritto soggettivo del dipendente che assista con continuità un familiare portatore di handicap grave, di scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e a non essere trasferito senza il proprio consenso, debba essere considerato in un bilanciamento tra gli implicati interessi costituzionalmente rilevanti, e che, il suo esercizio non finisca per ledere in maniera significativa le esigenze economiche, organizzative e produttive del datore di lavoro, traducendosi in un danno per l'attività della parte datoriale. La corte ha altresì rilevato come, l’onere della prova di siffatte circostanze ostative all'esercizio di quel diritto, gravi sul datore di lavoro, sia esso pubblico o privato.
La Cassazione inoltre, nella sentenza, riporta come, nel secondo grado di giudizio, fosse stato evidenziato quanto il diritto del dipendente ad essere assegnato alla sede più vicina al domicilio del familiare destinatario dell'assistenza, ai sensi dell'art. 33 L. 104/1992, sussista non solo all'inizio ma anche nel corso del rapporto e ha precisato che tale diritto è subordinato esclusivamente all'esistenza di un posto vacante, spettando alla parte datoriale la prova dell'esistenza di ragioni ostative all'assegnazione. Mentre, contrariamente, nel caso specifico l'esistenza di un consistente numero di posti vacanti era stata ammessa dalla stessa Poste Italiane S.p.A., anche per il periodo del 2013, durante il quale la lavoratrice aveva formalizzato la richiesta.
La Corte ha quindi escluso, a fronte di una accertata vacanza di posti e della decisione della società di coprirli, la sussistenza di una esigenza organizzativa datoriale prevalente ed insindacabile di fronte alla quale potesse validamente ipotizzarsi una retrocessione del diritto della dipendente ad assistere i familiari disabili. 

Si rimanda alla lettura della sentenza reperibile al seguente link
http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20210118/snciv@sL0@a2021@n00704@tS.clean.pdf

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Immagine tratta da pixabay.com

di Giorgia Di Cristofaro

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