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A Matera arriva il marchio di qualità sociale per le imprese che assumono disabili

È uno degli obiettivi del progetto “Linea d’Ombra” finanziato dalla Fondazione per il Sud. Più di 12 le realtà coinvolte sul territorio per promuovere l’inclusione sociale. Plati, coop. Il Sicomoro: “Il terreno è fertile, ma nessuno semina”

11 marzo 2011

ROMA - Le aziende e le piccole imprese che promuoveranno l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità in provincia di Matera avranno presto un "marchio di qualità sociale". E' quanto prevede un progetto a cui lavorano alcune realtà del terzo settore del territorio con il sostegno economico della Fondazione per il sud. Finanziato con 390mila euro, il progetto si chiama "Linea d'Ombra" e coinvolge, oltre alla cooperativa sociale Il Sicomoro, anche altre 12 realtà e ha come obiettivo il sostegno dell'inserimento lavorativo di persone con disabilità psichica attraverso tirocini formativi. "Abbiamo lanciato una scommessa - racconta Michele Plati, presidente della cooperativa -. Oltre alla competitività, vogliamo che le aziende mettano al primo posto anche l'inclusione sociale. Il nostro progetto prevede di creare un marchio per identificare l'azienda che ha partecipato al progetto in modo da dare dei ritorni nell'immagine. Un vero e proprio marchio in cui c'è scritto azienda accogliente".


L'idea del marchio, in verità, è solo l'ultima parte del progetto. Prima c'è un gran lavoro di squadra tra le realtà attive sul territorio. "Linea d'Ombra si rivolge a quelle persone che si trovano sulla soglia dei primi veri problemi di salute mentale - spiega Plati -. Un progetto che avevamo già avviato con i fondi dell'8 per mille, perché siamo nati in ambito Caritas nel 2002. Sin dall'inizio abbiamo ritenuto necessario realizzare sul territorio interventi sulla disabilità dell'adulto". Il progetto, infatti, si rivolge soprattutto a loro. "I livelli di intervento sulla disabilità e il disagio mentale se sono molto alti fino ai 18 anni, ma quando finiscono di andare a scuola di fatto non hanno nessun tipo di intervento. E i fenomeni di regressione sono all'ordine del giorno".


Per i ragazzi disabili è stato pensato un percorso di due fasi. Prima di tutto l'orientamento. "Sono più di 50 le persone che hanno presentato domanda e che hanno iniziato questo percorso - spiega Serena Vigoriti - . Il tipo di disabilità è il disagio psichico o il ritardo cognitivo. Ci sono anche alcune persone con sindrome di down e c'è anche una parte sperimentale per gli autistici". Dopo l'orientamento, il secondo passaggio prevede l'inserimento in "cantieri pilota". Quelli attivati fino ad oggi sono l'informatica di base, la cura e gestione del verde, le composizione floreali e altre ancora. Finito il cantiere pilota c'è il tirocinio in azienda. Quattro i tirocini già avviati e non solo in realtà partner del progetto, ce ne sono anche di esterne, individuate in base alle diverse esigenze.


Tra gli obiettivi dei progetti finanziati dalla Fondazione per il Sud c'è anche quello di stimolare il lavoro di rete. Un'opportunità che ha i suoi ostacoli iniziali, ma anche grandi potenzialità. "I vincoli imposti dal bando ci hanno obbligato a ragionare in termini più ampi - spiega Plati -. Abbiamo avviato rapporti con la Provincia, con le Asl, con soggetti del privato sociale e con le associazioni di categoria. Con questo tipo di partnership abbiamo triplicato le risorse a disposizione e stiamo lavorando per costruire un sistema di intervento che mette insieme più attori, cosa che in altre regioni è normale mentre da noi non era mai successo". Lavoro di rete che ha dato già i primi frutti. "Il protocollo stipulato con la Provincia - spiega Plati - , mira a individuare le realtà che hanno la scopertura rispetto agli obblighi di legge, mentre la Confartigianato ci segnalerà le realtà maggiormente sensibili". Linea d'ombra ha alcuni mesi di vita, spiegano, ma i risultati non mancano. "Una decina di persone ha già concluso i percorsi di socializzazione. C'è chi lavora nella forestale, chi nella cucina di una pizzeria e tra loro anche un musicista". Non per tutti, infatti, l'obiettivo è l'inserimento lavorativo, per molti il cantiere ha un valore socializzante. Ma quando si pensa all'inserimento lavorativo, non occorre pensare alle grandi aziende. Sono anche i piccoli esempi a dare il via ad un cambiamento. "Verrà realizzato un cantiere pilota con soli tre ragazzi da un barbiere di Matera. Uno dei tre, poi, proseguirà il tirocinio - spiega Plati -. Spesso pensiamo che sia colpa del terreno, quando invece è colpa del fatto che non c'è nessuno che semina".

(12 marzo 2011)

 

di e.battaglia

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