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Rapporto Anmil: la crisi dei lavoratori dopo il Covid

L’ammontare di ore lavorative perse è ben al di sopra delle previsioni fornite dalla precedente edizione del Rapporto Ilo, con una media del 14%, che potrebbe avvicinarsi anche al 19% nel continente americano

16 settembre 2020

ROMA - Durante la presentazione del Rapporto, un’analisi a parte è stata dedicata ai dati specificamente rivolti alla pandemia da Covid-19. “Da un punto di vista prettamente sanitario, al 26 agosto 2020, l’infezione ha colpito, nel mondo, 23.697.273 individui, mietendo più di 800mila vittime. A livello globale la situazione è dunque piuttosto grave, con oltre 200mila nuovi contagi quotidiani”. Secondo il Rapporto, in Italia, i dati riportati all’interno del sito del Ministero della Salute affermano che, al 26 agosto 2020, siano 260mila i casi totali, con oltre 35mila morti, per lo più concentrati nel Nord della Penisola. Tuttavia, è importante segnalare che nel corso dei mesi estivi, e più precisamente tra la seconda metà di luglio e la fine di agosto, alcune regioni appartenenti al centro e al Sud del Paese hanno raggiunto livelli prima mai toccati: si leggano ad esempio i dati della Puglia, della Sardegna e dello stesso Lazio, aventi fatto registrare incrementi notevoli della diffusione del morbo, nonostante ciò sia avvenuti in forme lievi e per lo più asintomatiche rispetto a quanto verificatosi nei mesi di marzo e aprile. Nel Rapporto è stata poi presa in esame l’ultima pubblicazione, datata 7 agosto 2020, dell’Inail dedicata ai contagi in ambito lavorativo. Da quanto emerso sono in totale 51.363 i casi di cui sopra segnalati alla data del 31 luglio, vale a dire ben 1.377 in più rispetto al precedente monitoraggio del 30 giugno, e pari al 18% del totale delle denunce di infortunio registrate dall’inizio dell’anno.

Per quanto riguarda le conseguenze in ambito lavorativo ed economico della pandemia, secondo un rapporto dell’ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, è emerso come ancora moltissimi lavoratori, su scala globale, vivessero in Paesi all’interno dei quali vigevano ancora delle restrizioni più o meno significative a livello lavorativo. L’ammontare di ore lavorative perse è infatti ben al di sopra delle previsioni fornite dalla precedente edizione del Rapporto ILO, con una media del 14%, che potrebbe avvicinarsi anche al 19% nel continente americano. In Italia, le drastiche misure prese dal governo a contrasto del virus hanno portato alla chiusura della stragrande maggioranza delle imprese. Stando al rapporto "Covid19: misure di contenimento dell'epidemia e impatto sull'occupazione", curato dall'INAPP, l'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche, il 47,3% delle aziende italiane (escluse quelle del settore agricolo) ha dovuto interrompere ogni tipo di attività: dato, questo, che si sposa con quanto emerso all’interno del Rapporto annuale 2020 dell’Istat, da cui traspare una riduzione di 124 mila occupati (-0,5%) a marzo, più che raddoppiata ad aprile (-274 mila, -1,2%).

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