SuperAbile







Bologna, la “ripartenza solidale” dei lavoratori con disabilità di Opimm

Dopo un lunghissimo lockdown, grazie alla collaborazione con Cna è ripartito il Centro di lavoro protetto dell’Opera dell’Immacolata onlus. Lidia Magnani (educatrice): “I ragazzi sono felici di avere ricominciato: questo lavoro è il loro spazio di autonomia”

9 agosto 2020

BOLOGNA – “C’è un ragazzo di 24 anni, sempre molto ansioso, che, dal primo giorno di lockdown ha cominciato a chiamare tutti un paio di volte al giorno. Qualche minuto, giusto il tempo di una rassicurazione: ‘Stiamo tutti bene, non ti preoccupare’. Lui ha cominciato a contattare noi educatori e anche tanti suoi colleghi, comprese persone che noi non riuscivamo a raggiungere. È anche grazie a lui se oggi siamo qui, alla sua intraprendenza: ha aiutato, con delicatezza, molti ragazzi a uscire dall’isolamento. Adesso è al mare una settimana, rientra lunedì: non vediamo l’ora di rivederlo e ringraziarlo. Se durante il lockdown ci fossero state più persone come lui ci sarebbe stato meno disagio”. A parlare è Lidia Magnani, educatrice del Centro di lavoro protetto di Opimm – Opera dell’Immacolata onlus, il più grande centro occupazionale per le persone con disabilità dell’Emilia-Romagna: un ente di formazione professionale (frequentato da un centinaio di persone) e un centro di lavoro protetto che, prima del Covid, poteva contare su 120 persone – uomini e donne – tra i 18 e i 65 anni con una disabilità di tipo cognitivo (utenze, diagnosi e capacità sono le più diverse, ogni intervento è personalizzato) divisi sulle due sedi, una in via Decumana e una in via del Carrozzaio, alle due estremità ovest ed est di Bologna. Per l’emergenza sanitaria, l’ente di formazione ha chiuso il 24 febbraio, il centro di lavoro protetto il 9 marzo.
 
“Abbiamo chiuso di punto in bianco – spiega Magnani –: questo ha creato uno stacco totale nella routine dei ragazzi. Così abbiamo cominciato a chiamare tutti quelli di cui avevamo i numeri nelle rubriche personali. Poi ci siamo organizzati e abbiamo contattato tutte le famiglie, soprattutto quelle che sapevamo non avere mezzi di comunicazione”. Videochiamate di gruppo mediate dagli educatori, saluti, merende e compleanni festeggiati insieme, ognuno a casa propria: “La dad per noi è impossibile, molti dei nostri ragazzi non sanno leggere né scrivere. Quello di cui c’era più bisogno erano attività di socializzazione, vicinanza emotiva e affettiva”. Durante il lockdown Opimm ha anche lavorato per mettere in rete le famiglie con maggiori difficoltà, soprattutto le mamme: “Molte avevano bisogno di punti di riferimento, di qualcuno con cui confrontarsi, di relazioni umane: quando è stato possibile si sono anche incontrate per una passeggiata al parco. Ci siamo resi conto che avevano bisogno effettivo non solo i ragazzi, ma anche – talvolta soprattutto: i ragazzi spesso hanno tirato fuori energie che nessuno si aspettava – le famiglie. Abbiamo parlato con badanti, amministratori famigliari, cugini, zii, mamme, papà. Nelle famiglie abbiamo trovato molta solitudine: c’è chi non ha mai smesso di ringraziarci per la telefonata al figlio, che altrimenti non avrebbe ricevuto nessun’altra chiamata. Ci chiedevano informazioni su quello che stava accadendo, i tempi previsti per il ritorno a lavoro. L’attesa è stata molto lunga, più di quanto pensassimo ma, finalmente, ce l’abbiamo fatta”.
 
È stato necessario aspettare fino al 29 giugno, quando una settantina di persone con disabilità sono tornate a lavorare in via del Carrozzaio al Centro di lavoro protetto. Ai ragazzi è stato fatto il tampone, agli educatori il sierologico. Il rientro è stato reso possibile grazie al progetto “Ripartenza solidale” portavo avanti da Opimm con Cna Impresa Sensibile (che ha messo subito a disposizione quasi 20 mila euro per l’acquisto di dispositivi di protezione individuali e presto provvederà all’acquisto di dispositivi digitali per colmare il digital divide palesatosi durante il lockdown) e Cna Pensionati (che individuerà tra i propri soci ex imprenditori per fare da tutor digitali ai ragazzi). Il lavoro, in questa fase, è organizzato in modo molto diverso da com’era prima (dalle 8.30 alle 16.30, mensa e attività incluse, gruppi di 12 persone): si lavora su due turni – mattina e pomeriggio – e i gruppi sono di 5, si entra scaglionati e anche gli spazi interni sono stati riorganizzati: “Ai ragazzi questa nuova quotidianità suona strana, ma sono felici di essere tornati. Si riconoscono nell’identità di lavoratori, vedere l’esito del loro impegno è una gratificazione importante. Durante il lockdown hanno dovuto rinunciare all’autonomia e allo spazio personale che avevano imparato a ritagliarsi con il lavoro, un’assenza che ha pesato moltissimo. Ora piano piano si stanno stabilizzando”.
 
Tra chi è rientrato, anche Elisa e Anna (i nomi sono di fantasia). Elisa ha 53 anni, vive in casa con la mamma molto anziana, sempre meno autonoma, e la badante, “che durante il lockdown le ha fatto da mamma. Noi ci confrontavamo con lei: l’ha portata fuori, ai giardini, al supermercato per un giretto, a prendere un caffè al bar quando finalmente è stato possibile. Piccole cose, che però l’hanno mantenuta attaccata alla realtà. Ci siamo confrontati con mamma e badante dopo il suo rientro, ci hanno confermato quanto per lei sia necessaria questa possibilità: si è ristabilito il suo equilibrio e anche quello famigliare. Lei è molto affettuosa, e ha ritrovato tutta la sua emotività: qualche giorno fa si è rivista con un collega con cui ha un feeling particolare, è stato molto tenero come si cercavano con lo sguardo, come allungavano le braccia per provare anche solo a sfiorarsi”.
 
Anna, invece, è una ragazza molto giovane: vive in una condizione di svantaggio sociale, è molto ansiosa e, quando hanno chiuso le scuole, non è più uscita di casa, terrorizzata dalla pandemia. “Poi, piano piano, ha cominciato a contattare gli amici e i colleghi con un tablet comprato grazie a una raccolta fondi. Quando è arrivata da noi, un anno fa, temeva moltissimo i rapporti sociali: oggi, per venire al lavoro, parte prestissimo da casa e fa in modo di salutare sempre tutte le persone che frequentano il laboratorio”.

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati