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Lavoro, Caritas e Focsiv: il post-pandemia questione prioritaria

Focus sull'economia informale e dipendente dal mercato globale. La crisi aumenta discriminazioni e diseguaglianze, acuisce le ingiustizie e può far crescere le tensioni

7 agosto 2020

ROMA - Il lavoro è la questione prioritaria ed urgente del post-pandemia, soprattutto là dove vi è un'economia informale e dipendente dal mercato globale e dove mancano i sistemi di protezione sanitaria e sociale. A sottolinearlo in una nota sono la Caritas italiana e la Federazione degli Organismi cristiani servizio internazionale volontario (Focsiv), animatore della campagna 'Dacci oggi il nostro pane quotidiano’. Nel comunicato si sottolinea che "siamo tutti coinvolti nel mercato internazionale, connessi dalle filiere produttive e commerciali" e che "il lockdown ha messo in evidenza la fragilità del sistema: di come siano gli anelli più deboli della catena sociale a pagare le maggiori conseguenze di questo periodo e di come siano stati pochi i settori che hanno resistito all'impatto dell'emergenza. Due tra tutti, quello dell'alimentazione, necessario alla vita, e quello delle armi, che produce morte".
 
"Mentre la diffusione del Covid-19 accelera sempre di più in un crescendo di contagiati e di decessi in ogni parte del Pianeta - si legge nella nota - l'impatto sul mondo del lavoro aumenta le discriminazioni e le disuguaglianze, tra gli stessi lavoratori. Secondo i dati pubblicati lo scorso maggio dall'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) delle Nazioni Unite, sottolineano Caritas e Focsiv, i più colpiti sono coloro che lavorano per conto terzi nelle catene di fornitura, i piccoli e micro-imprenditori con i lavoratori senza protezioni e compensazioni pubbliche. A seguire le donne, i giovani, le cui prospettive occupazionali sono più sensibili alle fluttuazioni della domanda, ed i lavoratori più anziani, che anche in tempi normali hanno difficoltà a trovare opportunità di lavoro dignitoso e sono ora gravati da un ulteriore rischio per la salute. Infine, i rifugiati e i lavoratori migranti, specialmente quelli impegnati per i lavori domestici e quelli impiegati nell'edilizia, nell'industria manifatturiera e nell'agricoltura.
 
La crisi acuisce le ingiustizie e può far crescere le tensioni, si sottolinea poi nella nota, come nel caso della Tunisia: l'aumento della disoccupazione, che in alcune aree depresse raggiunge oltre il 35%, ha dato luogo a proteste di massa, alla crisi del Governo e recentemente a nuovi flussi di migranti verso le nostre coste. Secondo le organizzazioni però la costruzione di nuovi muri significherebbe non capire il problema reale. "È con la cooperazione e un sistema economico giusto e che protegge i lavoratori, che si dovrebbe rispondere", si legge nel comunicato. Se la pandemia è solo una grande tragedia, tuttavia potrebbe essere l'occasione per imparare alcune lezioni fondamentali, secondo Focsiv e Caritas: trasformare le relazioni economiche e sociali in nuove opportunità di coesione e pace, ad iniziare dal mondo del lavoro con solidarietà e creatività. Lavoro anche al centro delle parole di Papa Francesco all'Angelus di domenica scorsa. "Auspico che- si legge nella citazione contenuta nella nota- con l'impegno convergente di tutti i responsabili politici ed economici, si rilanci il lavoro: senza lavoro le famiglie e la società non possono andare avanti".

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