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Lavoro, in Lombardia si impennano gli infortuni in sanità: +404%

Impennata anche per le "morti bianche": si passa da 72 denunce nei primi mesi del 2019 a 145 dello stesso periodo del 2020, +101,4%. Cgil: dai dati emerge un quadro drammatico

7 agosto 2020

BOLOGNA - Mentre a livello nazionale le denunce di infortunio sul lavoro presentate all'Inail tra gennaio e giugno 2020 sono state 244.896 (-24,30% rispetto allo stesso periodo del 2019), con 570 morti bianche (+18,2%), in Lombardia i dati semestrali indicano che si è passati da 61.780 denunce nei primi mesi del 2019 a 53.145 dello stesso periodo del 2020, un -14,3%. Dunque, dice la Cgil della Lombardia, un dato "nettamente inferiore alla riduzione registrata su scala nazionale" che è del 24%, e "il calo si registra sia in occasione di lavoro che in itinere". Ma c’è poco da 'festeggiare’, avvisa la Cgil: infatti, in regione si impennano le denunce di infortunio sul lavoro nel settore della sanità e dell'assistenza sociale che aumentano da 1.816 nei primi sei mesi del 2019 a 9.163 nello stesso periodo del 2020 (+404%).
 
La Lombardia poi 'brilla’ nella triste classifica che certifica l'aumento degli infortuni mortali registrati su scala nazionale: si passa da 72 denunce nei primi mesi del 2019 a 145 dello stesso periodo del 2020, +101,4%. E se si torna a guardare l'ambito sanità-assistenza sociale si passa da una morte bianca nei primi sei mesi del 2019 a 17 nello stesso periodo del 2020 (+101,4%).
 
"L'andamento dei dati su base provinciale lascia indenni ben poche province, registrando su quasi tutto il territorio lombardo un tragico aumento", aggiunge la Cgil che poi si focalizza sulle denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19: 49.986 in Italia, (il 20,5% delle denunce di infortunio pervenute da inizio anno), concentrate soprattutto a marzo (53%) e aprile (36,2%). E queste 18.032 sono in Lombardia, il 36,1%. Quelle con esito mortale sono 252 sul panorama nazionale (circa quattro casi su 10 decessi denunciati): di questi il 38,1% deceduti a marzo, il 56,3% ad aprile e il 4,8% a maggio; e 113 in Lombardia, ovvero il 44,8%.
 
Se poi si analizza il dettaglio disponibile (aggiornato al 30 giugno) delle denunce Covid-19 per genere nelle province lombarde, "si evidenzia come le più colpite dalla pandemia hanno dati molto più pesanti sulle donne". La maggior incidenza sulle donne, pari al 72,6%, "è immediatamente coincidente con i settori, e soprattutto le professionalità, più colpite a occupazione femminile prevalente".
 
E le specifiche professioni dicono che gli infortuni Covid tra i tecnici della salute toccano un 81% di infermieri; nei servizi sanitari e sociali un 99% di operatori socio-sanitari; nelle professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati, un 90,8% di operatori socio-assistenziali; tra il personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari, un 53,3% di ausiliari ospedalieri mentre il 38,5% sono portantini.
 
Sul fronte 'imprese’ industria e servizi registrano il 99,3% delle denunce, segue la gestione per conto dello Stato (0,7%);- il 79,9% delle denunce codificate per attività economica (Ateco) riguarda il settore "Sanità e assistenza sociale" tra cui gli ospedali, le case di cura e di riposo incidono per l'85,6%; il settore "Attività manifatturiere" registra il 5,3% delle denunce; il "Noleggio e servizi alle imprese" il 3,4%, le "Attività dei servizi di alloggio e ristorazione" incide per il 2% delle denunce. I decessi riguardano principalmente il personale sanitario e assistenziale (medici, infermieri, operatori socio sanitari, operatori socio assistenziali).
 
Messi in fila tutti i numeri la Cgil della Lombardia parla di quadro "infortunistico drammatico, soprattutto quelli con esito mortale, che colpiscono in particolare alcuni settori e le donne". Sulle cause del diffondersi degli infortuni, "sebbene la pandemia sia stata tanto inaspettata quanto aggressiva, si ripropone il tema della prevenzione sanitaria e più in generale della tutela delle condizioni di salute di lavoratrici e lavoratori. La prevenzione del rischio è un processo complesso che richiede il coinvolgimento di tutti i soggetti coinvolti, a partire dai lavoratori e dai loro rappresentanti e si estende a tutte le fasi dell'organizzazione del lavoro che è essa stessa fattore di rischio", detta la Cgil. Inoltre, prosegue il sindacato, "si conferma quanto risulti determinante un serio lavoro di applicazione e costante verifica dei protocolli di prevenzione Covid-19 e quanto il lavoro dei Comitati debba essere utili per contenere il diffondersi della pandemia e seri rischi per la salute dei lavoratori".

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