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Un grazie agli assistenti sociali, "orgogliosi di quanto siamo stati forti e presenti"

Dopo un “periodo tremendo”, il presidente Gazzi ringrazia "tutti quelli di noi che non si sono fermati e non si fermeranno". Apprezzamento per i riconoscimenti istituzionali, ma “attendiamo ancora una riforma complessiva della professione”

6 agosto 2020

ROMA - “Prima che arrivi il tempo - per eccellenza - delle vacanze, lasciatemi che vi dica grazie. Voglio scrivervi una breve email che ha un solo scopo: dire che siamo orgogliosi di quanto siamo stati forti e presenti in questi mesi difficili”. Inizia così la lettera che il presidente del Cnoas - Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali, Gianmario Gazzi, indirizza a tutti gli assistenti sociali per dire “semplicemente grazie”. Un riconoscimento al lavoro svolto, malgrado le difficoltà e l'eccezionalità dell'emergenza sanitaria dettata dalla pandemia, e un ripercorrere gli obiettivi raggiunti, dai concorsi ai fondi per rinforzare i servizi.


Grazie a tutti quelli di noi che non si sono fermati e non si fermeranno, a tutti coloro che ancora precari non si sono tirati indietro, a coloro i quali ancora oggi sono senza lavoro ed a chi ha iniziato a lavorare in questo periodo tremendo. Sono certo che ognuno di noi, con un lavoro fisso o con un contratto a termine, con uno stipendio da fame o dignitoso, da casa o in presenza, in ufficio o a domicilio, con strumenti e mezzi adeguati o… molto meno ha fatto la propria parte proprio per chi stava peggio. Sappiamo bene che tanti ci hanno dato per scontati, ma almeno tra noi riconosciamoci e diciamoci forte “Grazie”. Non è tradizione, non è forse neanche il mezzo giusto, ma come Consiglio sentiamo profondamente questa esigenza dopo mesi che non hanno avuto nulla a che vedere con la vita che avevamo fatto fin qui o che avevamo immaginato di prevedere in un futuro vicino o lontano”, scrive.


“Non penso che noi #AssistentiSociali siamo stati meglio o peggio di altri italiani e italiane. – commenta Gazzi - Ma io, orgoglioso di rappresentarvi tutti, ho cercato con l’aiuto dell’intero Consiglio e i suggerimenti dei Presidenti regionali - con tutti i mezzi e inventandomene nuovi come tutti abbiamo dovuto fare a causa del lockdown – di far crescere la consapevolezza nei decisori politici, di fronte agli altri professionisti, discutendo con esperti e rispondendo a giornalisti, che senza un servizio sociale professionale che funzioni non c’è rispetto della Costituzione. Non c’è uguaglianza. Non ci sono diritti. Non c’è futuro”.
 
Poi un pensiero a cosa concretamente sia necessario e a cosa è stato fatto perché il servizio sociale funzioni. “La prima cosa da fare è dare sicurezza e stabilità alle persone che vi sono impegnate. – scrive Gazzi - E che sono le donne e gli uomini che chi è in difficoltà si trova davanti quando cerca aiuto in uno Stato che, a parole, dichiara di non voler lasciare indietro nessuno, ma nei fatti continua spesso a chiudere le porte in faccia a chi, a stento, è arrivato a bussare. Abbiamo fatto passi avanti? Sì. Negli ultimi anni abbiamo cercato di rafforzare, in ciascuno di noi ed all’esterno, il senso di essere parte di una professione con prospettive enormi e potenzialità decisive. Abbiamo ottenuto tanto, oltre al riconoscimento istituzionale: dai concorsi che aspettavamo da 20 anni ai fondi per il rinforzo di tutti i servizi. Solo grazie a queste due azioni hanno iniziato a lavorare migliaia di colleghi. Siamo ritornati a parlare di Assistenti sociali in sanità e nel territorio come con le USCA. Si sta discutendo, di nuovo e forse con maggiore forza, di diritti sociali. Da tempo siamo protagonisti delle politiche sociali italiane come non succedeva da anni. A breve ci sarà una legge per tutelare anche noi dalle aggressioni e dalla violenza. Di tutto ciò permettetemi, permetteteci, di essere orgogliosi.
 
Una strada lastricata di successi? Assolutamente no per il presidente Gazzi. “Stiamo ancora lottando perché questi investimenti non siano fuochi di paglia. Abbiamo anche registrato sconfitte quando non siamo riusciti a convincere che serve garantire una rete omogenea nei servizi per contrastare l’aumento, già evidente, delle povertà materiali e immateriali, delle solitudini e della rabbia. Perdiamo tutti i giorni quando non riusciamo a dare il tempo necessario a chi si rivolge a noi chiedendo aiuto. Attendiamo ancora una riforma complessiva della professione. Potevamo fare di più e meglio, come sempre. Ci siamo difesi dalle aggressioni di informazioni pilotate, di pregiudizi sparsi con il ventilatore e soltanto per biechi interessi, ed abbiamo sensibilizzato rispetto alla nostra professione ed al nostro ruolo. Lo abbiamo fatto anche grazie al vostro lavoro che, in molti, avete raccontato e state raccontando in uno spazio mediatico che, come, abbiamo riservato non alle comunicazioni necessarie e obbligate di ogni ordine professionale, ma alle Storie”, conclude.

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