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Tutti in campo. Anche il pane si fa in fattoria

Quattordici uomini e donne con disabilità intellettiva, dai 25 ai 52 anni di età, in prima linea per dare una mano nella fattoria sociale gestita da Agrama, cooperativa nata nel 2012 nella zona di Catanzaro per volontà di un’associazione, L’Alveare, creata alla fine degli anni Novanta da genitori desiderosi di dare ai loro figli occasioni di crescita e di inclusione sociale e lavorativa

2 luglio 2020

ROMA – “Questa è come la mia famiglia, a loro voglio bene come se fossero miei fratelli”. Paola, 39 anni, si considera una “persona molto aperta”, estroversa, e parla tanto delle sue compagne e dei suoi compagni che definisce “una comunità”. Fa parte del gruppo di uomini e donne con disabilità intellettiva, in totale 14, dai 25 ai 52 anni di età, in prima linea per dare una mano nella fattoria sociale gestita da Agrama, cooperativa nata nel 2012 per volontà di un’associazione, L’Alveare, creata alla fine degli anni Novanta da genitori desiderosi di dare ai loro figli occasioni di crescita e di inclusione sociale e lavorativa. Ne parla Francesco Ciampa in un servizio pubblicato su SuperAbile Inail. Da qui l’idea di ridare nuova vita a quei sei ettari e mezzo di terreno nella zona marina di Belcastro, località Fieri, nel catanzarese, assegnati in comodato d’uso dalla Provincia e che Agrama utilizza per la coltivazione di prodotti ortofrutticoli e ulivi, ma anche per la coltura e la raccolta di grano duro “Senatore Capelli”. Un grano dalla cui farina, ricavata da un mulino in pietra nella vicina Santa Severina, la cooperativa prepara il pane e da cui ottiene la pasta prodotta in un pastificio della non lontana città di Crotone.
 
Tutti i prodotti sono destinati, per ora, “a gruppi di acquisto solidale e ai soci dell’associazione” o si possono gustare nell’ambito di iniziative a carattere sociale e ricreativo che L’Alveare mette in piedi per creare occasioni di incontro con il territorio. A spiegarlo è Guglielmo Merazzi, presidente di Agrama e padre di Paolo, 39 anni, anche lui impegnato a turno con il resto della squadra e con i volontari, tra cui diversi papà, a svolgere le attività per mandare avanti la fattoria.
 
Alle 10.30 di una calda mattina d’estate, Paolo e buona parte della compagnia sono sul posto da oltre un’ora. Si presentano tutti con il loro nome: Alessandro, Andrea, Francesco, Isabella, Paola, Paolo, Simona e Ksenia, 25 anni, la più piccola, che forte anche di un diploma di maturità tecnica ha ottenuto un tirocinio per attività amministrative nella cooperativa grazie a un bando della Regione Calabria. Infine, arriva Luigia, 52 anni: viene dal campo non molto distante dal laboratorio del pane e dal luogo che presto diventerà un vero e proprio spaccio. Ha un bidone in mano e porta addosso il sudore dell’impegno che qui ognuno dimostra su basi volontarie, per come può, a seconda delle proprie abilità, «facendo in modo», dice Merazzi, “che questo non diventi per loro un gravame, ma motivo di partecipazione, di formazione, per uscire di casa, per creare nuove amicizie, per sentirsi vivi”.
 
A mezzogiorno si sente già il profumo del pane appena sfornato, mentre poco distante dal laboratorio per la panificazione, Luigia, Ksenia e Francesco raccolgono il grano disteso a terra per l’asciugatura. Con loro anche Mario Caccavari, per tutti “zio Mario”, uno dei volontari. Il grano viene depositato in un edificio che fino a pochi anni fa era una scuola: un edificio in parte riqualificato proprio grazie al lavoro svolto negli anni dalla cooperativa Agrama. Un’opera che per essere completata dovrebbe tradursi nella ristrutturazione di altri fabbricati situati sempre in quell’area: una casa colonica abbandonata e una struttura residenziale per studenti «mai entrata in funzione». La speranza, per Agrama, è di ottenere risorse sufficienti per rimettere a nuovo il tutto e continuare sulla strada già intrapresa. Altre risorse servirebbero, inoltre, per riparare la serra danneggiata dal maltempo. Mentre la gara di solidarietà dei calabresi ha consentito di superare le difficoltà dell’ultimo furto, uno dei tanti. Più in generale, avverte Merazzi, «abbiamo bisogno che si accelerino i tempi di accesso ai finanziamenti pubblici e che si alleggeriscano i tempi di una burocrazia pesante, a volte asfissiante». In ogni caso, «anche se siamo un po’ in ritardo continuiamo a provarci e i ragazzi sono soddisfatti. Crediamo, inoltre, nelle alleanze da creare tra pubblico e privato, come quella da noi già avviata con la Provincia di Catanzaro e con il Comune di Belcastro che hanno approvato il nostro progetto». Un progetto le cui premesse risalgono a quando, nel 1999, è stata costituita l’associazione, a quando, cioè, «abbiamo preso coscienza del fatto che dovevamo affrontare noi in prima persona, in quanto genitori, la problematica dell’inclusione sociale e lavorativa dei nostri figli. Una problematica che non ha ancora ottenuto risposte adeguate da parte delle istituzioni».
 
L’Alveare, spiega il presidente di Agrama, “segue i nostri ragazzi da quando erano bambini”, anche per favorire il più possibile lo sviluppo delle loro abilità. «Dopodiché, quando i nostri figli hanno raggiunto la maggiore età, ci siamo posti il problema del loro lavoro, da garantire qui nella nostra cooperativa o anche fuori, e riteniamo che l’agricoltura sociale si presti molto alle loro esigenze». Ecco dunque la necessità di creare e far crescere Agrama, per favorire solide basi professionali.
 
“Certo -, sostiene ancora Merazzi - resta il problema di un’emarginazione non del tutto risolta e che ci può essere quando si svolgono attività quotidiane lontano dai centri urbani, anche in ambienti protetti come il nostro. Ma noi cerchiamo di far fronte a questo aspetto attraverso l’organizzazione di eventi, con le nostre sagre e attraverso il teatro”, con le donne e gli uomini dell’associazione spesso in scena con commedie come Cupido scherza e spazza di Peppino De Filippo, rappresentata a marzo scorso al Teatro comunale di Catanzaro, la città da cui proviene la gioventù che anima la fattoria sociale di Belcastro. Tutto questo mentre in parallelo, «si favorisce il mantenimento delle abilità», comprese quelle relazionali.
 
Il presidente di Agrama è un dinamico signore di 76 anni, ma pensa al momento in cui non sarà più accanto a suo figlio: “Siamo tutti anziani, quasi tutti genitori con più di 60 anni di età, e già due dei nostri ragazzi non hanno più né il padre né la madre. Il “dopo di noi” è quindi l’altra nostra priorità. I genitori sperano nell’accesso ai finanziamenti nazionali dedicati a questo tema anche per ristrutturare uno degli immobili in località Fieri e creare una casa comune per i loro figli”.
 
Merazzi parla di iniziative, mostra i campi di pomodoro, gli alberi di giuggiole, la trebbiatrice, le foto dei successi sportivi della gioventù cresciuta a L’Alveare, e nel frattempo giunge in fretta l’ora di pranzo. Alessandro è già in cucina: ha preparato un primo piatto a base di pasta Agrama e zucchine verdi della fattoria, mentre Isabella apparecchia la tavola. Come per ogni famiglia, c’è posto per le risate, per le parole di affetto, ma anche per le piccole divergenze, mitigate dai consigli di Simona, 45 anni a dicembre, che di solito si occupa di mettere in ordine le cose e di mantenere puliti i locali: «Qui siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo considerare i limiti di tutti, altrimenti possiamo restarcene nelle nostre case ad annoiarci», dice. Intanto la pasta arriva fumante a tavola pronta per essere gustata: prima, però, tutti recitano la preghiera di ringraziamento appresa dall’instancabile “zio Mario”.

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