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Lavoratori con disabilità e Covid: qual è stato l'impatto? Indaga Fish

Presentato durante l'iniziativa JobLab l'istant report realizzato in collaborazione con Iref. 500 persone intervistate nella settimana dall’11 al 18 maggio. Quasi un terzo degli occupati con disabilità ha smesso di lavorare, nonostante l’azienda avesse attivato lo smart working.

23 giugno 2020

ROMA – Il 32% dei lavoratori con disabilità ha sospeso l'attività lavorativa durante il lockdown, anche nel caso in cui l'azienda avesse attivato lo smart workin. Ma solo uno su tre ha avuto accesso al cosiddetto lavoro agile. L'impatto del Covid e delle relative misure restrittive è stato forte anche per i lavoratori con disabilità: lo rivela l’instant report realizzato dalla Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap in collaborazione con l’IREF, che prende in esame esperienze, comportamenti e strategie durante la Fase 1. l'indagine, i cui risultati sono stati presentati durante il Digital talk di JobLab, ha coinvolto 500 persone intervistate nella settimana dall’11 al 18 maggio.
Ne emerge che solo il 34,3% dei lavoratori con disabilità ha avuto accesso al cosiddetto lavoro agile, mentre più di un quinto degli intervistati ha continuato a lavorare in presenza. La scelta del lavoro agile ha prevalso in settori economici specifici come i servizi (quasi 36%) e nel comparto pubblico (istruzione, sanità e pubblica amministrazione – 38%), settore nel quale opera buona parte degli occupati con disabilità intervistati. Le aziende/amministrazioni più orientate ad attivare questa modalità di lavoro sono state quelle con più di 15 dipendenti.

Lavoratori in presenza (più di uno su cinque)

I lavoratori che durante la “Fase 1” hanno continuato a recarsi in sede, hanno riportato problemi sull’effettiva capacità delle aziende di assicurare adeguate misure preventive: In particolare, circa un lavoratore su due ha riferito di aver ricevuto materiali di protezione individuale e di aver avuto indicazioni rispetto all’adozione delle dovute distanze interpersonali. Meno frequente l’areazione e sanificazione dei locali e la rilevazione della temperatura. Circa un lavoratore su cinque invece non ha mai ricevuto guanti, mentre uno su due riporta la mancata adozione dei controlli della temperatura in entrata nella sede. Di fronte alla scelta tra continuare a lavorare o fruire di permessi, giorni di malattia o congedi, il 32,5% degli occupati con disabilità ha smesso di lavorare, nonostante l’azienda avesse attivato lo smart working. Ciò ha riguardato soprattutto chi era attivo in aziende dove era prevista comunque una parte di lavoro in presenza.

Cassa integrazione per la metà dei lavoratori con disabilità

Per quasi un lavoratore con disabilità su due (45,5%) è arrivata anche la cassa integrazione nelle sue varie forme. Ma per compensare l’impatto della pandemia si è ricorso anche a strumenti di flessibilità come congedi, permessi e altro: una strategia scelta da oltre il 70% degli intervistati (nel pubblico impiego, la percentuale sale al 76,8%). Tra chi non ha lavorato, nonostante l’azienda avesse attivato il lavoro agile, il ricorso ai congedi è stato dell’84,6%. Tale percentuale varia a seconda del tipo di limitazione del lavoratore. Si va da un minimo del 76,3% per le persone con una disabilità sensoriale, cognitiva o psichiatrica ad un massimo del 90,6% delle persone con limitazioni multiple. Il dato relativo ai lavoratori con esiti da malattia oncologica è pari all’86,7%. Per i lavoratori con disabilità con un profilo di salute più a rischio la pandemia ha comportato un marcato distacco dal lavoro. L’indagine non permette di approfondire se si sia trattato di una libera scelta o di una sollecitazione aziendale. Potrebbe aver prevalso la paura per le occasioni di contagio, tuttavia c’è da notare che lo scarso ricorso allo smart working potrebbe pregiudicare il reintegro completo nei ranghi aziendali di questi lavoratori.

I limiti dell'inclusione lavorativa svelati dal Covid

La pandemia ha portato in primo piano alcuni dei limiti del modello italiano di inclusione lavorativa, evidenziando una forte demarcazione tra i diversi tipi di disabilità. Da una parte ci sono i lavoratori con limitazioni motorie che, in molti casi hanno continuato a lavorare o in presenza o a distanza; dall’altra le persone con esiti da malattia oncologica o con limitazioni plurime, che hanno fatto ricorso in modo massiccio ai congedi e alle assenze per malattia.

Le criticità delle misure del governo

Complessivamente, più di un lavoratore con disabilità su due ha espresso riserve sull’adeguatezza della risposta politica alla crisi, sanitaria e sociale. Due su tre hanno giudicato la produzione normativa di questo periodo poco chiara. Il 50,4% è insoddisfatto per la scelta della platea dei beneficiari; Il 57% per l’entità del supporto economico e per le procedure di accesso. Le forti riserve espresse rispetto alle scelte del Governo durante la “Fase 1” sono in netta controtendenza con i sondaggi realizzati sulla popolazione generale: come riportano diversi istituti di ricerca, il consenso degli italiani nei confronti dell’azione di Governo in questi ultimi mesi è al contrario molto solido.
 
La ricerca completa di dati e tabella e la videopresentazione della stessa sono disponibili nella pagina dedicata all’evento JobLabDay.

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