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Taranto, risarcita la famiglia di un lavoratore dell'Arsenale morto per cancro

"La seconda sezione del Tar di Lecce ha condannato il ministero della Difesa al pagamento di quasi 200mila euro tra spese giudiziarie e risarcimento, interessi e rivalutazione monetaria

22 aprile 2020

ROMA - "La seconda sezione del Tar di Lecce ha condannato il ministero della Difesa al pagamento di quasi 200mila euro tra spese giudiziarie e risarcimento, interessi e rivalutazione monetaria, agli eredi di un operaio elettronico, radiomontatore ed elettricista dell'Arsenale di Taranto, che ha lavorato per 40 anni in Officine e Navi militari, morto nel 2004 a causa di un mesotelioma, il tumore provocato con certezza dal contatto con l'amianto". A rendere nota la sentenza di condanna e' Luciano Carleo, presidente di Contramianto, la onlus che ha assistito i familiari del lavoratore.
 
"Il Tribunale amministrativo - spiega Carleo - ora ha riconosciuto il danno non patrimoniale subito, danno biologico e morale. Il giudizio ha accertato la responsabilita' del datore di lavoro ai sensi del combinato disposto degli articoli 2087 (tutela delle condizioni di lavoro) e 1218 (Responsabilita' del debitore) del codice civile". Nella sentenza, afferma il presidente di Contramianto emerge che al lavoratore deceduto "non risultavano forniti i dispositivi di protezione, le maschere per la difesa dalle polveri di amianto, ne' risulta che il datore di lavoro abbia adottato strumenti idonei ad eliminare le fibre di amianto". Come si legge nella sentenza: "In un ambiente chiuso ove e' presente la polvere di amianto, gli unici dispositivi di protezione che avrebbero potuto spiegare una qualche efficacia preventiva erano costituiti da maschere idonee a filtrare le fibre di asbesto, impedendone l'accesso ai polmoni del lavoratore".

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