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Lavoro e disabilità, nel 2018 145 mila posti scoperti

Nella risposta a un'interrogazione, il punto sull'attuazione della legge 68 per l'integrazione lavorativa delle persone disabili: gli ultimi dati sulle assunzioni risalgono al 2015:10 mila contratti a tempo indeterminato nel settore privato, poco più di 700 nel pubblico. Sanzioni poche ma in aumento: quasi mille nel 2018, per un totale di oltre 1 milione di euro

1 febbraio 2020

ROMA – I dati non sono nuovi, ma servono a fare chiarezza: e a dire che la normativa per l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità in Italia non funziona a dovere. Sul tema è stata rivolta, nei giorni scorsi, un'interrogazione parlamentare da parte di Walter Rizzetto (FdI), alla quale ha risposto la sottosegretaria al Lavoro e alle Politiche Sociali Francesca Puglisi. Tema: l'attuazione delle disposizioni in materia di integrazione lavorativa delle persone disabili.
 

Legge 68, quanti posti scoperti? Quasi 150 mila

La prima questione posta riguarda il numero dei datori di lavoro inadempienti rispetto alle assunzioni obbligatori. A tal riguardo, la sottosegretaria ha innanzitutto precisato che “non si dispone di un dato certo, in quanto è possibile fornire soltanto il numero dei posti 'scoperti' per i
datori di lavoro che hanno presentato il prospetto informativo riferito alla situazione occupazionale al 31 dicembre; tali datori di lavoro, sulla base della scopertura, potrebbero aver successivamente assunto lavoratori con disabilità”. Inoltre, “l’ispettorato del lavoro, espressamente interpellato, ha chiarito che non dispone del dato relativo al numero di datori di lavoro inadempienti all’obbligo di assunzione dei disabili, in quanto l’Agenzia, a livello statistico, effettua un’indagine esclusivamente sul numero delle posizioni lavorative non coperte e per le quali sono stati adottati i conseguenziali provvedimenti sanzionatori”. Fatte queste due premesse, il dato, per quanto provvisorio e puramente indicativo, è desumibile dalle ultime relazioni al Parlamento sullo stato di attuazione della legge, relative però al biennio 2010-2011, al biennio 2012-2013 e al biennio 2014-2015, mentre “non è possibile fornire i dati riferiti al periodo 2016-2018, in quanto la IX Relazione è ancora in corso di elaborazione”.
 
Fonte utile per ricavare i dati più recenti è tuttavia il rapporto della Fondazione Studi consulenti del Lavoro “L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità in Italia”, realizzata sulla base dei prospetti per l’anno 2018 forniti dalla Direzione Generale dell’innovazione tecnologica del ministero del Lavoro. In base a questi, “nel 2018 si registravano in Italia 145.327 posizioni lavorative destinate ai disabili ma non ancora coperte”, con poche differenze tra le organizzazioni pubbliche e quelle private (la quota di “scopertura” si attesta sullo stesso livello). Quanto alle tipologie dei contratti di lavoro utilizzati, nel Rapporto si rileva che “la quasi totalità degli occupati in forza presso le aziende risulta assunta con contratto a tempo indeterminato (93,7 per cento), mentre il tempo determinato (5,7 per cento) o altri contratti flessibili incidono per il 6,3 per cento” e “gli occupati nella P.A. hanno per la quasi totalità dei casi contratti a tempo”.
 

Quanti contratti?

La seconda questione riguarda il numero effettivo degli inserimenti. A tal proposito, la sottosegretaria ha riportato, nella sua risposta, i dati (forniti dalla Direzione generale) relativi ai contratti di lavoro, sia a tempo determinato che indeterminato, stipulati annualmente a partire dal 2010. In particolare, nel 2014 risultano 9.601 assunzioni a tempo indeterminato e 35.128 a tempo determinato nel settore privato; nello stesso anno, 882 assunzioni a tempo indeterminato e 3.734 nel settore pubblico. L'anno successivo, numeri in crescita nel settore privato, con 10.360 assunzioni a tempo indeterminato e 20.271 a tempo determinato. Calano invece le assunzioni nel settore pubblico: 736 a tempo indeterminato, 2.994 a tempo determinato.
 

Sanzioni e introiti

Un'altra questione particolarmente interessante riguarda le sanzioni e i relativi introiti. Due le premesse: primo, spetta al personale ispettivo dell’Ispettorato nazionale del lavoro “anche la vigilanza sul rispetto della normativa a tutela di tale categoria di lavoratori, nonché l’eventuale irrogazione delle sanzioni”; secondo, “gli importi derivanti dalla irrogazione delle sanzioni amministrative previste dalla legge 12 marzo 1999, n. 68 sono destinati al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili”. Ciò precisato, la sottosegretaria fornisce i dati comunicati dall’Ispettorato del lavoro, concernenti il numero delle posizioni non coperte e gli importi derivanti dalle sanzioni, relativamente al triennio 2016-2018, visto che “i dati relativi all’attività di vigilanza svolta nel corso dell’anno 2019 sono ancora in fase di acquisizione ed elaborazione”. Risulta dunque un aumento delle sanzioni: 485 nel 2016, 674 nel 2017, 972 nel 2018. E aumentano, parallelamente, gli introiti derivanti dalle sanzioni stesse: 395.489 nel 2016, 941.126 nel 2017, 1.071.599 nel 2018.
 

Le risorse per l'inserimento lavorativo

L'ultima questione affrontata dalla sottosegretaria riguarda la dotazione del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili, che “è risultata insufficiente a fronte del notevole ricorso alla misura da parte dei datori di lavoro”. Per questo, la legge di bilancio 2020 ha previsto “trumenti idonei a garantire l’erogazione dell’incentivo a favore dei datori di lavoro che assumono lavoratori con disabilità in particolari condizioni di gravità. Il Governo ha, infatti, previsto uno stanziamento pari ad euro 71.915.742 per l’anno 2020, euro 71.915.742 per l’anno 2021 ed euro 76.915.742 per l’anno 2022, a valere sul Fondo per il diritto al lavoro dei disabili”. (cl)

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