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Cooperative sociali in Emilia-Romagna: “Facciamo risparmiare 20 milioni”

Riunite a Bologna in occasione de “Il Buon lavoro”, convegno promosso da Legacoop, Confcooperative e Agci, le cooperative di tipo B chiedono “attenzione e più clausole socia negli appalti della pubblica amministrazione. Basta con la narrazione negativa”

6 dicembre 2019

BOLOGNA – Le cooperative sociali fanno bene ai conti della pubblica amministrazione. “Il buon lavoro” delle 243 cooperative sociali presenti in Emilia-Romagna e il loro lavoro sull’inserimento lavorativo, quindi quelle di tipo B, fa risparmiare alla pubblica amministrazione (dati Unioncamere e Aiccon) 20 milioni di euro all’anno, offrendo una prospettiva occupazionale “e di ritrovata dignità” a oltre 5.300 persone con svantaggi certificati, che altrimenti sarebbero completamente a carico della collettività. Sono questi i principali dati emersi durante il convegno “Il Buon lavoro. La Cooperazione sociale di inserimento lavorativo”, organizzato in Cappella Farnese per fare il punto sulla realtà delle cooperative sociali di tipo B in regione da Legacoopsociali Emilia-Romagna, Confcooperative Federsolidarietà e Agci Solidarietà Emilia-Romagna. “È arrivato il momento che istituzioni, rappresentanti politici, categorie economiche e parti sociali dimostrino più attenzione e rispetto verso queste imprese, che rappresentano il cuore dell’economia inclusiva della nostra regione oltre che essere aziende vere ed efficienti, che hanno accettato la sfida di misurarsi sempre di più con il mercato privato”. In sostanza, servono più clausole sociali negli appalti e meno ‘narrazione’ negativa, quella che in realtà colpisce la cooperazione sociale ad esempio sui migranti.


Al centro dei lavori, il ruolo delle coop sociali di tipo B, che secondo la legge 381/1991 devono contemplare almeno un 30 per cento di lavoratori svantaggiati. Come ricordano le tre centrali cooperative, le aziende in ballo occupano 6 mila persone senza svantaggi, a cui si aggiungono 5.300 lavoratori svantaggiati: 3.800 assunti con il contratto di lavoro delle cooperative sociali e altri 1.500 tramite tirocini. Circa la metà dei lavoratori svantaggiati inseriti nelle coop sociali regionali è costituita da persone con una disabilità fisica o psichica, ci sono poi persone con dipendenze patologiche, pazienti psichiatrici e persone in condizioni di fragilità, oltre che detenuti e minori. I settori di intervento spaziano dalla pulizia alla manutenzione del verde fino all’igiene ambientale, passando per assemblaggi, gestione di strutture ricettive, trasporti, tipografia, custodia dei parcheggi e delle biblioteche.
Spiega a margine sulla ratio dell’evento di Bologna, e su quelli che seguiranno in Emilia-Romagna, il responsabile delle coop sociali Legacoop Alberto Alberani: “Vogliamo invertire una narrazione negativa, che colpisce oggi chi fa cose buone e fatte bene. In questo settore in Emilia-Romagna operano oltre 10 mila persone assunte con il contratto della cooperazione sociale, delle quali 4 mila sono svantaggiate e 2 mila in borsa lavoro. Parliamo in tutto, quindi, di 12 mila occupati. Chiediamo clausole sociali negli appalti che premino le cooperative di tipo B. La Regione ha già fatto moltissimo e le siamo grati, auspichiamo in futuro clausole sociali che ci premino”. Aggiunge Mauro Marconi, vicepresidente di Confcooperative Federsolidarietà Emilia-Romagna: “Il nostro lavoro è importante perché, oltre a generare reddito ed emancipazione, non costa risorse alla collettività, anzi, è un vero risparmio, pari a 4.700 euro a persona inserita e quindi a 20 milioni in totale”.

di Ambra Notari

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