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Apre a Eboli il Forno di Vincenzo: quando l'inclusione arriva dal pane

Dopo tre anni trascorsi a imparare l'arte della panificazione e dei grani antichi, riceve le chiavi del primo forno sociale comunitario di Eboli: lo gestirà Vincenzo, 26 anni e la sindrome di X Fragile, che darà anche ad altri la possibilità di infornare il proprio pane. Nel rispetto e nella valorizzazione delle tradizioni

4 novembre 2019

ROMA – Storia, tradizione, comunità e disabilità s'incontrano, nel forno sociale che ieri ha ufficialmente inaugurato la propria attività nel centro storico di Eboli. A gestirlo è Vincenzo Bardascino, 26 anni, la sindrome di X fragile e tanto passione per il grano, unita a competenza ed esperienza. Una passione che gli è stata trasmessa dai nonni e che Vincenzo ha approfondito, attraverso gli studi presso l’Istituto Alberghiero Ancel Keys di Castelnuovo Cilento. E che neanche la sua malattia genetica, con le difficoltà che questa comporta a livello fisico, intellettivo e comportamentale, ha potuto fermare. “Vincenzo ha il certificato di invalidità al 100%, ma in laboratorio riesce a tirare fuori il meglio di sé – assicura il papà, Vito, ideatore del progetto e suo primo sostenitore.
 
Ma intorno a questo sogno si è formata una vera e propria rete, che negli anni ha permesso a Vincenzo di prendere confidenza e dimestichezza con i grani antichi: c'è la cooperativa sociale “Terra di Resilienza”, che ha accompagnato Vincenzo in questo percorso di formazione lavorativa e verso l'autonomia; c'è Carmelo Vignes, che ogni martedì mattina mette a disposizione di Vincenzo il suo ristorante con forno a legna, permettendo a Vincenzo di fare pratica; c'è Michele Sica, che il venerdì accoglie Vincenzo nell’agriturismo Residenza Rurale Incartata, offrendogli la possibilità di fare esperienza. “Il fatto di fare il pane insieme, tutte le settimane, da tre anni a questa parte, una volta a settimana, ha rappresentato per noi un appuntamento settimanale – spiega Michele Sica - E questo passare del tempo insieme, il tempo del pane, ci ha insegnato e restituito la possibilità di stare insieme”.

Ha preso così gradualmente piede l'idea che la passione di Vincenzo possa diventare un lavoro: nasce così l'associazione “Forno di Vincenzo”, riconosciuta anche da Slow Food. E ora, dopo tre anni di vita itinerante, il forno trova e diventa quindi un luogo fisico, punto di riferimento stabile, in cui non soltanto Vincenzo darà gambe al suo sogno e coltiverà la propria passione, mettendo a disposizione della comunità i frutti del suo lavoro, ma offrirà anche un luogo e un bene comunitario: tutti potranno infatti infornare il proprio pane,purché utilizzino le farine del Monte Frumentario, in un circolo virtuoso che vuole sostenere e mantenere in vita le piccole realtà depositarie di culture e tradizioni locali. A partire dal pane, buono e capace di fare bene.

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