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Sicurezza sul lavoro, le “priorità” del governo: banche dati, formazione, selezione

La ministra Catalfo ha partecipato alla presentazione della 69ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro (13 ottobre) organizzata dall’Anmil. “Un'emergenza che non può essere sottovalutata. Chiedo il contributo di tutti, senza divisioni”

9 ottobre 2019

ROMA - “Ascoltare le testimonianze di giovani lavoratori che nell’esercizio della loro attività professionale hanno subito un incidente invalidante ti fa entrare nel problema in modo diretto e senza filtri. È un’emergenza che non può essere sottovalutata”: così Nunzia Catalfo, ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, commenta sui social i dati e le esperienze messi in luce durante la presentazione della 69ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro (13 ottobre) organizzata dall’Anmil, a cui ha preso parte a Roma.
 
“Il mio primo impegno da ministro del Lavoro è stato riunire attorno a un tavolo insieme al ministro della Salute, parti sociali, Inail, Inl e Inps per fare il punto sullo stato di attuazione del Testo unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro e sul suo aggiornamento – ha rammentato -  Ora il tavolo si è nuovamente riunito e sono già emerse alcune priorità: coordinamento delle banche dati sulla sicurezza, esigenza di una formazione mirata, rating per privilegiare e selezionare le imprese più virtuose nell’accesso ad appalti e commesse pubbliche e investimenti in risorse umane addette alla vigilanza”.
 
Proprio rispetto al rafforzamento della vigilanza, “siamo già pronti per aumentare l’organico dell’Ispettorato nazionale del lavoro di 150 unità nel giro di un anno – ha annunciato - Gli incidenti sul lavoro e le vittime sono una ferita che dobbiamo sanare nel più breve tempo possibile. Questo è un impegno che richiede il contributo di tutti: politica, sindacati, aziende, associazioni e lavoratori, che attraverso la definizione di un percorso condiviso consenta di raggiungere importanti obiettivi. Su questo argomento non possono né devono esserci divisioni o differenze politiche – ha concluso - ma bisogna tendere ad un unico orizzonte comune”.

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