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Nel distretto conciario, l’inserimento sul lavoro parte dalla fabbrica

Accade ad Arzignano, vicino Vicenza, dove il Gruppo Mastrotto ha deciso di investire su quattro lavoratori disabili. Impresa e mondo del non profit uniscono le forze per raggiungere un unico obiettivo: aprire un reparto produttivo destinato ad accogliere persone con disabilità

6 ottobre 2019

ARZIGNANO (VICENZA) - Si chiamano Giorgia, Francesca, Martina e Stefano, hanno dai 31 ai 39 anni, e da settembre ogni mattina superano i tornelli dello stabilimento di Arzignano, vicino Vicenza, per lavorare nel Gruppo Mastrotto, una delle principali imprese nel campo della concia di pelli bovine. Un vero e proprio traguardo per questi quattro ragazzi, due con la sindrome di Down e due con disabilità cognitive che, al termine del tirocinio, saranno assunti. L'esperienza viene raccontata da Sara Mannocci, giornalista di Redattore Sociale, su SuperAbile Inail.
Il progetto Inclusione, che rientra nel più ampio programma People, Next Level, è partito un anno fa ed è unico nel suo genere: due realtà del non profit, la cooperativa Studio Progetto di Valdagno e la cooperativa Rinascere di Montecchio Maggiore, hanno collaborato e supportato il Gruppo Mastrotto nella formazione e nell’inserimento lavorativo dei nuovi tirocinanti. L’azienda, con oltre 473 milioni di euro di fatturato e più di 2.400 dipendenti in tutto il mondo, in occasione dei suoi 60 anni di attività ha creato un reparto produttivo destinato ad accogliere persone con disabilità.
 
Il primo passo è stato quello di selezionare i candidati grazie anche al Servizio di integrazione lavorativa (Sil) e ai Centri per l’impiego di Arzignano. Nella fase successiva la cooperativa Rinascere ha riprodotto nei locali della sua sede un vero e proprio reparto produttivo per l’assemblaggio di campionari in pelle: "Abbiamo formato i ragazzi sia a livello relazionale che a livello pratico, insegnando loro un mestiere", spiega Cristina Masiero, referente di Rinascere, cooperativa nata all’interno dell’Associazione Giovanni XXIII con l’obiettivo di inserire nel mondo del lavoro persone svantaggiate o con disabilità.
 
"In questi tre mesi di formazione i ragazzi hanno imparato ad applicare dei pezzetti di pelle sulle cartelle di campionario che poi sono spedite in tutti gli stabilimenti del Gruppo Mastrotto. La difficoltà non è solo nell’assemblaggio, ma anche nella scelta dei colori e delle giuste sfumature. È un lavoro di grande precisione", sottolinea Masiero. L’inserimento in azienda è stato, invece, facilitato dalla presenza di due operatrici della cooperativa, Emanuela e Maria. Ed è questa la vera innovazione del progetto Inclusione: "Queste nuove figure professionali hanno una duplice funzione: una prettamente lavorativa, svolgendo le mansioni più complesse in reparto, e una di supporto ai ragazzi". Anche Emanuela e Maria hanno dovuto affrontare un periodo di formazione per essere in grado di sostenere e affiancare i tirocinanti nel loro lavoro quotidiano.
 
Contemporaneamente il Gruppo Mastrotto ha sensibilizzato i suoi dipendenti attraverso incontri formativi e di presentazione dell’iniziativa. Come ha dichiarato Chiara Mastrotto, presidente del Gruppo: "Il progetto è nato per creare opportunità concrete di inserimento lavorativo e di inclusione sociale. Sono convinta, infatti, che inclusione significhi integrazione". Un’integrazione che fa bene a tutti: "Vogliamo che le persone con disabilità si realizzino umanamente e professionalmente, interagendo in maniera costruttiva con l’azienda e con i colleghi. Per questo abbiamo attivato dei momenti formativi specifici per i dipendenti in previsione dell’inserimento dei nuovi tirocinanti, invitando a sostenerli, senza però cedere alla tentazione di svolgere il lavoro al posto loro".
 
I tirocinanti sono costantemente seguiti da un tutor aziendale e da un tutor relazionale della cooperativa Studio Progetto che ha il compito di monitorare e sostenere il processo di inserimento. Fino a questo momento il bilancio è positivo: Giorgia, Francesca, Martina e Stefano non hanno fatto fatica a socializzare con gli altri dipendenti, come racconta Enrico Sabbadini, coordinatore area Inserimento lavorativo e attività produttive della cooperativa Studio Progetto. "L’accoglienza che hanno riservato loro è andata oltre qualsiasi immaginazione. Durante la pausa pranzo i colleghi fanno a turno per mangiare con loro. I ragazzi hanno portato un’aria nuova all’interno dell’azienda e ogni giorno dimostrano un attaccamento forte al lavoro. Basta pensare che non si separano mai dal loro badge. Questa ondata di entusiasmo ha contagiato tutti: quando una persona è felice di lavorare, sta bene in azienda ed è più produttiva. Per questo investire sul fattore umano è una scelta che a lungo termine ripaga sempre. Inoltre, siamo molto soddisfatti del lavoro di Giorgia, Francesca, Martina e Stefano. Tutte le mansioni sono portate a termine nei tempi giusti e, anche quando sono stanchi o si distraggono, riescono a riprendere il ritmo grazie al supporto delle operatrici".
Un modello, quello del progetto Inclusione, che è replicabile anche in altre realtà lavorative: "Spesso le aziende incontrano delle difficoltà nell’assumere persone con disabilità perché non sanno come gestire determinate situazioni", conclude Sabbadini. "Il connubio tra cooperative sociali e profit permette di superare alcune problematiche. Questo progetto dimostra che è fondamentale non lasciare da sole le imprese nella ricerca del personale, nel gestire il rapporto con gli altri dipendenti e nella formazione dei nuovi assunti".

di Maria Gabriella Lanza

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