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Aggressioni in ospedale: in Emilia-Romagna pochissime denunce

L'assessore alla sanità Sergio Venturi ha incontrato i sindacati, ai quali è stato ribadito l'impegno di viale Aldo Moro "per contrastare con tutti gli strumenti possibili gli episodi di aggressione al personale sanitario". Tema molto sentito, anche se le denunce da parte di medici e infermieri sono vicine allo zero

12 settembre 2019

BOLOGNA - La regione Emilia-Romagna corre ai ripari sulle aggressione in ospedale, a partire dai reparti psichiatrici e dai pronto soccorso. Un tema molto visibile e sentito, anche se le denunce da parte di medici e infermieri sono vicine allo zero. Ieri l'assessore alla sanità Sergio Venturi ha incontrato i sindacati, ai quali è stato ribadito l'impegno di viale Aldo Moro "per contrastare con tutti gli strumenti possibili gli episodi di aggressione al personale sanitario". Le regione, sottolinea una nota, "è disponibile ad investire le risorse finanziare necessarie, proseguendo gli investimenti fatti negli anni passati dalle aziende sanitarie nel settore della sicurezza". Ma non si parte da zero: in regione si lavora alle nuove linee di indirizzo sulla materia, "per rafforzare le azioni già introdotte dalle aziende sanitarie in tema di sicurezza e vigilanza e mettere a sistema per il prossimo triennio una serie di interventi (tecnologici, strutturali, organizzativi e di formazione), uniformi in tutte le strutture sanitarie della regione, a partire da quelle a maggior rischio, per contrastare e contenere il fenomeno delle aggressioni". La porta ai sindacati, su questo è aperta.
 
"Lavoriamo con un obiettivo comune- sottolinea Venturi- perché è chiaro che il fenomeno va fronteggiato con tutti i mezzi possibili, per rispettare la dignità non solo del personale, ma anche dei cittadini, che hanno diritto di lavorare e di frequentare le strutture sanitarie con la massima tranquillità. Ma non partiamo adesso: le aziende sanitarie sono già al lavoro su più fronti, a partire dal potenziamento delle attività di vigilanza e dei sistemi di sicurezza, e con progetti virtuosi e innovativi che sembrano funzionare, come l'inserimento di personale volontario nelle sale d'attesa del Pronto soccorso.
 
E proprio sul rinnovamento e il potenziamento dei Pronto soccorso, sottolinea ancora l'assessore, "abbiamo fortemente investito, con un piano ad hoc che stanzia per il solo 2019 sette milioni di euro per l'assunzione di nuovo personale medico e infermieristico. E continueremo a farlo a tutela della qualità del Servizio sanitario pubblico e dei suoi operatori". Da parte della Regione è stato anche ribadito l'impegno a destinare risorse per la formazione volontaria degli operatori, con corsi specifici per la prevenzione all'aggressività dei pazienti. Sempre assieme alle organizzazioni sindacali, si lavorerà inoltre per una campagna di comunicazione e sensibilizzazione rivolta ai cittadini.

"Un incontro che pone le premesse per una collaborazione con l'assessorato sul tema delle violenze contro i professionisti della sanità, personale sanitario ed amministrativo, e che accelera il percorso di aggiornamento delle linee guida per la prevenzione di questi fenomeni che la regione sta elaborando", commentano a caldo i cislini Davide Battini, Carmela Lavinia, Antonio Amoroso e Marisa Faraca. "Entreremo nel merito del documento della regione apportando il nostro contributo su diversi aspetti. Oggi abbiamo rimarcato l'importanza di non lasciare da soli i dipendenti che subiscono tali episodi, sostenendoli sia dal punto di vista legale sia psicologico". In particolare, riferiscono ancora i sindacalisti, "abbiamo chiesto che nella querela il dipendente non sia costretto a fornire il proprio domicilio ma possa dare quello dell'azienda e che si trovino forme di assistenza anche legale, tant'è che lo stesso assessore ha evidenziato come a fronte di diversi episodi, anche gravi, non vi siano querele di parte in numero corrispondente". Anzi, il "numero è ridottissimo, pare un solo caso nel 2018".

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