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La diversità? Un valore aggiunto per le imprese

A Bologna, l’11 settembre, il primo raduno italiano sull’inclusione nel lavoro, nella scuola e nelle associazioni, senza distinzioni di genere, etnia, età, disabilità, religione e orientamento affettivo. A organizzarlo è il Comitato Global Inclusion - Art. 3

31 agosto 2019

BOLOGNA – Maschio, bianco, eterosessuale e senza grandi difetti fisici: chi siede al vertice delle imprese e delle organizzazioni sociali corrisponde, nella maggior parte dei casi, e pure nell’immaginario collettivo, a caratteristiche analoghe. Manager ciechi o sordi, provenienti da Paesi in via di sviluppo o musulmani, per esempio, non sono contemplati. Ma è un vantaggio, da un punto di vista competitivo, escludere le diversità, siano esse di genere, etnia, ma pure di età, estetica, disabilità, religione e orientamento affettivo? A chiederselo sono 150 imprese, decine di associazioni, università e scuole italiane, 750 lavoratori, istituzioni, direttori del personale di alcune aziende italiane, più Confindustria Emilia, che si danno appuntamento l’11 settembre a Bologna all’interno di Fico (Fabbrica italiana contadina). Le migliori pratiche di inclusione sui luoghi di lavoro saranno condivise in “Global inclusion – Generazioni senza frontiere”, una giornata che si pone l’obiettivo di lanciare gli stati generali delle tematiche legate a diversità e integrazione.

Promossa dal Comitato Global Inclusion – Art. 3, in collaborazione con Insieme per il lavoro e Associazione italiana direzione del personale, l’incontro vuole elaborare modelli per il superamento di stereotipi e pregiudizi consapevoli e inconsapevoli sui luoghi di lavoro, mostrando invece tutto il valore dell’integrazione. Alcuni studi hanno messo infatti in luce come le imprese gestite da gruppi troppo omogenei rischino di essere troppo autoreferenziali: una caratteristica che male si adatta, dal punto di vista competitivo, a un mondo di cambiamenti continui, complesso per interazioni e interdipendenze, bisognoso di attrarre nuovi clienti, promuovere pratiche di innovazione e generare nuove energie. Lo dimostrano la storia, e i fatturati, di aziende come Apple, Intel, Walt Disney. Team diversificati, infatti, prendono decisioni migliori fino all’87% delle volte, sfidando lo status quo e i paradigmi che impediscono la trasformazione delle imprese, e generano flussi di cassa più elevati.

Tra sessioni plenarie, hub creativi e panel di confronto, “Global Inclusion – Generazioni senza frontiere” declinerà il tema dell’inclusione secondo diverse prospettive, dalla tecnologia alla sostenibilità, dalla cittadinanza globale all’innovazione, rivolgendosi a giovani, professionisti, studenti, imprese, associazioni e istituzioni. “L’importante è affermare la centralità della persona e la partecipazione dei cittadini alla costruzione di un futuro sostenibile – ha dichiarato Luigi Bobba, presidente del Comitato Global Inclusion Art. 3 –, richiamando gli obiettivi dell’Agenda globale 2030 e l’art.3 della Costituzione italiana, costruendo ponti e non muri, valorizzando le differenze invece di comprimerle. Siamo consapevoli che l’inclusione rappresenti un veicolo per l’innovazione e che la responsabilità sociale delle imprese non incida solo sulla reputazione delle stesse ma sia un fattore essenziale di crescita. Ugualmente, l’investimento delle istituzioni e degli enti del Terzo settore è una leva decisiva per combattere le diseguaglianze e rigenerare i legami comunitari”.

 

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