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Avere un incidente e scoprirsi un guerriero

Dopo l’infortunio sul lavoro che lo ha reso paraplegico, Emanuele Mazzocchi ha bandito l’autocommiserazione. Oggi, a due anni di distanza, fa mototerapia, ama i fuoristrada, pratica sport. E, grazie ai social, le sue imprese ispirano altre persone

20 agosto 2019

BOLOGNA - Guerriero. È il soprannome che si è guadagnato sui social Emanuele Mazzocchi, 43enne di Sabaudia (Latina), paraplegico in seguito a un incidente avvenuto il 3 gennaio 2017 nella sua officina meccanica: una macchina sul ponte sollevatore gli è caduta addosso, schiacciandolo completamente. Nei mesi successivi la sua vita è cambiata. "Prima lavoravo 20 ore al giorno e improvvisamente potevo stare solo a letto o seduto", racconta a Laura Pasotti, giornalista di Redattore sociale, che racconta la sua storia su SuperAbile Inail. Ci sono stati interventi, dolore, terapie, ma anche la determinazione a rimettersi in piedi, letteralmente. Da allora sono passati due anni e Mazzocchi ha scelto di non nascondersi: i video delle sue “imprese”, dall’uscita in carrozzina vicino casa alla camminata assistita con l’esoscheletro fino alla prova in pista in sella a una moto, postati sul suo profilo Facebook (che ha raggiunto quasi cinquemila amici), hanno migliaia di visualizzazioni, le sue fotografie conquistano like, commenti di incoraggiamento e complimenti.
 
Gli amici gli scrivono "bravissimo", "continua così", "sei una forza della natura", "sei un grande esempio", "sei fortissimo". Nella foto del profilo è immortalato sul letto mentre solleva, con entrambe le braccia, una sedia a ruote sopra la testa. In un’altra è ritratto durante una sessione di terapia mentre cammina, con l’aiuto di due tutori, e sotto una frase che dice "Tante parole sono state dette in 20 mesi, tante terapie ho fatto, tanti sacrifici e sopporto molto dolore, l’unica cosa che posso dire è che non ho mai mollato e non mollerò mai". In quell’occasione indossava una maglietta con la scritta "Barcollo ma non mollo", quasi il leitmotiv della sua vita post-incidente. "Ho circa ottomila follower", racconta, "e sono tanti quelli che mi chiamano e mi scrivono per chiedermi come riesco a fare tutto quello che faccio ma anche per chiedermi consigli, aiuto".
 
E così il “guerriero” è diventato un punto di riferimento. Per chi come lui è in carrozzina, per chi vuole sapere come ha trovato il centro dove fa kinesiterapia, in quale piscina va, quale ausilio usa. "Qui vicino c’è una spiaggia per disabili ma io non ci sono mai andato, vado in quella accanto perché sono una persona come tutte le altre. Tante persone si fermano a quello che dicono i medici, quando la diagnosi sentenzia che non potranno più camminare", continua. "Quando ero ricoverato a Montecatone, io mi sono informato, ho letto, ho studiato. E adesso faccio qualsiasi cosa mi stimoli ad andare avanti. L’alternativa qual è? Piangersi addosso?". Per cui ha abolito l’autocommiserazione dalla sua vita.
 
Una delle passioni di Mazzocchi, anche prima dell’incidente, erano i motori. Ed è ancora così. Durante i mesi trascorsi all’Istituto di riabilitazione di Montecatone di Imola (Bologna), la moglie Sabrina e il padre Gilberto si sono attivati per fargli avere la patente speciale. E nell’agosto del 2017, quando è stato dimesso, è stato lui stesso a guidare per ritornare a casa. Con una macchina adattata con i comandi al volante. Ma al di là della guida su strada (quasi 40mila chilometri percorsi in meno di due anni), Emanuele si è appassionato anche ai fuoristrada, ha fatto un corso per diventare pilota paraplegico ("quando mio padre l’ha scoperto non mi ha parlato per giorni") e appena la macchina sarà pronta parteciperà a qualche competizione, probabilmente già in primavera. Anche se uno dei suoi obiettivi è la Parigi-Dakar, a cui intende prendere parte insieme a un amico: "L’anno scorso non ho trovato sponsor, ma voglio riprovare quest’anno". Nel frattempo ha seguito un corso specialistico per diventare istruttore di fuoristrada e insegnerà alla Hdp 4x4 Off Road Academy, la prima del Lazio. "Ho conosciuto un ragazzo di 25 anni che è in sedia a rotelle da quando ne ha 16: non esce quasi mai di casa e non ha la patente, mi piacerebbe che fosse lui il primo “alunno” quando aprirà la scuola".
 
Nuoto, tennis in carrozzina, tiro con l’arco. Nei mesi successivi all’incidente, Emanuele Mazzocchi ha provato diverse discipline, ha fatto mototerapia e si è appassionato anche alla handbike, tanto da sognare di partecipare alle Paralimpiadi di Tokyo 2020, proprio come Alex Zanardi. "Anzi meglio", dice. Le sfide si susseguono una dopo l’altra, anche se a una ha dovuto, suo malgrado, rinunciare: il lancio con il paracadute in tandem, perché serviva l’autorizzazione di un familiare e nessuno dei suoi ha voluto firmare.
 
"Non mi piace piangermi addosso e se qualcuno mi dice che non si può fare, puoi star certo che, dopo un quarto d’ora, ci sto già provando", afferma. "Non mi tiravo indietro nemmeno prima, ma adesso ho ancora più voglia di sperimentare". I mesi in ospedale non sono stati certo facili, "è stata dura essere fermo a letto, sapere di non poter più camminare, ma sono riuscito a tirare fuori qualcosa che non sapevo di avere". Tanto che oggi, Emanuele si sente davvero un guerriero, come lo chiamano sui social. "Ho fatto cose che altri non fanno, i medici di Montecatone mi hanno detto che per un recupero così altre persone impiegano tre o quattro anni", conclude. "Correvo in macchina prima e continuo a farlo: mi fa stare bene e con la scuola potrò anche essere utile a qualcun altro". (lp)

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