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Lavoro e disabilità. Decreto, "tampone parziale a situazione drammatica”

Fish commenta la notizia del decreto firmato dal ministro Fontana e analizza lo stato di salute dell'inserimento lavorativo in Italia: leggi, risorse, numeri. “Mancano ancora linee guida, la politica batta un colpo”

4 luglio 2019

ROMA – Dodici milioni in più destinati al “Fondo per il diritto al lavoro dei disabili” sono soltanto “l'ennesimo tampone parziale ad una situazione che è, in tutta evidenza, drammatica e che impatta sulle reali assunzioni delle persone con disabilità”. Così Fish smorza l'entusiasmo del ministro Fontana, che ieri si era detto “soddisfatto” dopo aver firmato il decreto che incrementa le risorse destinate all'assunzione delle persone con disabilità. Per Fish, ci vuole ben altro per rendere reale un diritto proclamato e riconosciuto ma tuttora solo parzialmente attuato. E per questo propone una dettagliata analisi delle normative, dei meccanismi e delle procedure per gli incentivi alle assunzioni dei lavoratori con disabilità.

Inserimento lavorativo, la storia. All'origine, c'è la legge 68/99, che prevedeva già allora alcuni incentivi per le aziende che assumono persone con disabilità. “Ma queste agevolazioni ricorda Fish - sono state decisamente rafforzate nel 2015 (decreto legislativo 151 applicativo del Jobs Act), che prevede un incentivo che arriva al 70% della retribuzione mensile lorda nel caso di assunzione di persone con più del 79% di invalidità. Il contributo è per 36 mesi che salgono a 60 nel caso di persone con disabilità intellettiva o psichica, cioè quelle maggiormente escluse dal mondo del lavoro”. Buona la teoria, ma la realtà delude: “A fronte di questo ambizioso impegno, tuttavia, la copertura finanziaria è assai limitata – osserva Fish - Si tenga presente che il Fondo dovrebbe servire anche per progetti sperimentali di inclusione lavorativa (ad oggi lettera morta)”.

Un segnale positivo ma insufficiente arriva nel 2016, con l’attribuzione al Fondo di 20 milioni di euro. Ora poi, nell’ultima legge di stabilità, il Parlamento ha aumentato quella cifra a 30 milioni di euro. “Il Fondo dovrebbe essere integrato anche dalle somme versate dai datori di lavoro che hanno chiesto e ottenuto gli esoneri dall’obbligo di assunzione – ricorda Fish - Questo il quadro: impegno teorico significativo, impegno finanziario insufficiente. Tanto che, nel febbraio 2018, Inps informava il ministero del Lavoro che 'le risorse non sono sufficienti per riconoscere l’incentivo alle assunzioni per l’anno 2018'. La sofferenza fu parzialmente compensata a maggio 2018 – riferisce ancora Fish - con un decreto che destinava a Inps circa un milione e mezzo di residui e 7 milioni e mezzo dei 'proventi' dagli esoneri”.

2019, risorse esaurite. Arriviamo così all'anno in corso: “A gennaio Inps comunica che per il 2019 ha già esaurito le risorse: nessuna nuova assunzione potrà fruire di quelle agevolazioni – fa sapere Fish - Si ripete allora la sceneggiatura dello scorso anno: il decreto firmato in queste ore dai ministri del Lavoro e delle politiche sociali di concerto con quello per la Famiglia e le disabilità e dell’Economia e delle finanze stanzia, in modo aggiuntivo, ad Inps poco meno di 12 milioni (che arrivano dall’ultima legge di stabilità) e poco più di 7 milioni (che derivano dal pagamento per gli esoneri)”. Uno stanziamento che Fish considera, appunto, solo “un tampone parziale”.

In attesa delle Linee guida. Ma non sono solo le risorse a scarseggiare: ciò che manca è una politica e delle prassi strutturate e condivise per l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Fish denuncia infatti “lacune in termini di percorsi di sostegno all’inclusione lavorativa, al deciso ripensamento dei servizi per l’impiego, all’accompagnamento in questi processi a supporto dei singoli e delle aziende”. Sopratutto, Fish denuncia, a questo proposito, la “morosità del ministero del Lavoro rispetto a quanto previsto già nel 2015 (decreto legislativo 151): mancano ancora, dopo 4 anni, le linee guida per l’inclusione lavorativa e manca ancora l’attivazione della banca dati sull’inclusione lavorativa. Due strumenti essenziali, il primo per servizi più efficaci, il secondo per politiche più oculate”. Di qui l'appello finale della Fish: “La politica, parlamentare e governativa, batta un colpo. In fretta”.

di Chiara Ludovisi

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