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Solid Ale Beer, la birra artigianale che crea inclusione

È prodotta a Catanzaro da sei giovani con disabilità intellettiva assunti con un contratto a tempo indeterminato dalla cooperativa sociale Hesperia. La birra è venduta in una trentina di locali in Calabria, ma l’obiettivo è uscire dai confini regionali entro il 2020

11 giugno 2019

CATANZARO - “Inizialmente ero prevenuto. Poi ho visto che facciamo meglio del previsto. I ragazzi compiono ogni passaggio con i loro tempi e per me il valore del tempo, il fare senza fretta, senza correre, è stato un insegnamento”. Massimo Pisanelli, ingegnere, è socio della cooperativa sociale “Hesperia” che in Calabria ha dato vita al piccolo birrificio artigianale “Solid Ale Beer”. Un progetto nato a sud di Catanzaro dove lavorano cinque persone con sindrome di Down e una con lieve forma di disabilità intellettiva. Si chiamano Alessandra, Ester, Federica, Manilo, Salvatore e Valentina: ragazze e ragazzi di età compresa tra i venticinque e i trent’anni che svolgono un ruolo importante per gran parte della catena produttiva, dando il loro aiuto dalla fase della fermentazione, al lavaggio delle bottiglie, dall’imbottigliamento alla tappatura e  infine all’applicazione delle etichette.
 
I risultati non solo si vedono, ma “diventano via via più grandi”, spiega Pisanelli. Da ottobre 2016 ad oggi si contano “una trentina di locali tra Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria” che hanno scelto questa birra. In più, “entro l’estate pensiamo di attivare nel centro storico di Catanzaro un punto vendita dove poter degustare il nostro prodotto”. Dal mese di gennaio, inoltre, “sono arrivate le prime commesse da fuori regione”, in particolare da Roma e Trieste. Per cui “speriamo che entro il 2020 possa aumentare la produzione a livello nazionale spostandoci in locali più grandi”. Un’attività in crescita, dunque, ma la chiave del successo, tiene a precisare Pisanelli,  non è data soltanto dallo scopo solidale fine a se stesso. “Vogliamo vendere non solo perché siamo una cooperativa sociale, cosa che in un primo momento può avvicinare i clienti, ma anche perché facciamo un buon prodotto. Il messaggio passato nel territorio catanzarese è che questi ragazzi, sia pur con i loro tempi, possono lavorare come tutti gli altri”, senza sconti in termini di qualità.
 
Del resto, il nome del brand dice tutto: “Il termine ‘Solid’ - spiega Pisanelli - indica la solidità del prodotto che realizziamo e della motivazione con cui operiamo”, mentre ‘Ale’ si riferisce allo stile british della nostra birra”. Una birra che, stando alla sommatoria dei due termini, rimanda al valore aggiunto del carattere solidale dell’impresa. Solidarietà e qualità, quindi. Un binomio dichiarato con orgoglio da Massimo Pisanelli e dal suo socio storico, l’amico di lungo corso e ideatore del progetto, Luciano Ricci. Insieme a loro una squadra di sei giovani che hanno saputo conquistare un contratto di lavoro a tempo indeterminato, diventando parte integrante della cooperativa. “All’inizio c’erano timidezza e tante cose da spiegare - spiega Pisanelli -. Mentre adesso qui è come casa loro: arrivano, si vestono di tutto punto, fascia in testa, grembiule” e avanti tutta “con autonomia, lavorando con il sorriso, con la voglia di fare le cose al meglio, per sentirsi utili. E non vogliono andare via se prima non hanno completato tutto”.
 
Un’operosità e un progetto che il territorio ha apprezzato.“Rispetto alla nostra iniziativa, Catanzaro è stata fantastica”, afferma Pisanelli ricordando “il plauso di diversi gestori di locali che hanno voluto conoscere i ragazzi e la nostra birra”. Un riconoscimento arrivato tra l’altro con il Premio Solidarietà 2017, su impulso di don Francesco Cristofaro, parroco a Simeri Crichi, in provincia di Catanzaro. Per l’avvio di questo cammino di crescita è stato centrale il ruolo di sensibilizzazione dell’Aipd, Associazione italiana persone down. “Il raggiungimento di un buon livello di autonomia è un requisito fondamentale per l’inserimento lavorativo, che altrimenti è rischioso”, avverte Marina Dominijanni, coordinatrice della sezione Aipd di Catanzaro e socia della cooperativa Hesperia. Ecco perché le ragazze e i ragazzi del birrificio, prima che nascesse Solid Ale Beer, “avevano partecipato ai corsi Aipd per l’educazione all’autonomia”; mentre alla vigilia di questa esperienza lavorativa “hanno seguito con noi un corso aggiuntivo di formazione specifica”. E lo stesso hanno fatto i datori di lavoro, “per acquisire conoscenze sulla condizione genetica delle persone con sindrome di Down e su come relazionarsi con loro”.
 
Anche la coordinatrice dell’Aipd catanzarese sottolinea i passi in avanti compiuti: prima il rapporto tra tutor e lavoratore disabile “era di uno a uno, mentre con il tempo il tutoraggio è via via sfumato, fino a scomparire”, spiega Dominijanni. E “i ragazzi sono diventati autonomi in tutte le loro mansioni”. Il traguardo è presto detto: “La loro autonomia è cresciuta, e sono cresciuti autostima e senso di responsabilità”. Sullo sfondo, poi, “il loro l’entusiasmo e la voglia di dimostrare che sono capaci”. Dominijanni considera questa esperienza catanzarese come il segno di “un cambiamento culturale” contro “il pregiudizio di datori di lavoro che vedono queste persone come un intralcio”. Per Dominijanni, “non tutti i ragazzi con sindrome di Down possono lavorare, ma chi ha le competenze per farlo deve avere la possibilità di sperimentare le proprie capacità”.

di Francesco Ciampa

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