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Le morti bianche falcidiano la Lombardia, esplode l'allarme

"In sole cinque settimane in Lombardia ci sono stati cinque incidenti mortali sul lavoro” denunciano Cgil-Cisl-Uil della Lombardia che hanno organizzato un flash mob davanti al Palazzo della Regione a Milano

18 aprile 2019

MILANO - Cartelli, uomini vestiti di bianco e una voce a ricordare una data di morte bianca, avvenuta sul lavoro, il luogo geografico, la dinamica del decesso, e l'età della vittima. Si è contraddistinto così il flash mob "Fermiamo le morti sul lavoro" organizzato questa mattina da Cgil-Cisl-Uil della Lombardia davanti al Palazzo della Regione a Milano. "In sole cinque settimane in Lombardia ci sono stati cinque incidenti mortali sul lavoro, l'ultimo la settimana scorsa a Sulbiate (Monza Brianza), dove un 25enne è deceduto schiacciato da un rullo mentre lavorava in un magazzino", afferma Pietro Occhiuto, segretario della Fiom-Cgil di Monza e Brianza. Un vero "bollettino di guerra" per Occhiuto che aggiunge: "La risposta delle Istituzioni lombarde sulla sicurezza è lenta e insufficiente". Da qui la richiesta urgente di incontro a Regione Lombardia, precisamente all'assessore al Welfare e sanità Giulio Gallera, per presentare alcune proposte, come il rafforzamento del piano straordinario dei controlli approvato nel 2018. "È da un anno circa che stiamo cercando di portare al tavolo l'assessore regionale al Welfare- osserva Vincenzo Cesare, segretario Uil Milano-Lombardia- gli indici di infortuni mortali continuano ad aumentare: bisogna rendere consapevoli datori di lavoro e lavoratori del rischio che si corre nello svolgere alcune attività e sull'importanza che rivestono i dispositivi di prevenzione individuale, non è burocrazia, si possono salvare vite".
 
Formazione ma anche più ispezioni, evidenzia Pierluigi Rancati, segretario del servizio sanitario regionale della Cisl Lombardia: "La Regione deve mettere in campo un'attività ispettiva maggiore, perché oggi con 480.000 aziende in Lombardia, si controlla solo il 5-6%".
 
Insiste Rancati: oggi "i morti sul lavoro si possono prevenire, ma occorre che tutto il sistema della prevenzione, interno ed esterno all'azienda, sia mobilitato, e la Regione deve fare la sua parte, che è quella di attivare azioni di controllo e di prevenzione in azienda attraverso i servizi ispettivi delle Ats". Rancati sollecita quindi l'impego delle ulteriori risorse incassate dalle Ats per le sanzioni applicate nel 2018, 8,6 milioni, per rafforzare il personale dei servizi ispettivi e le altre figure chiave in materia di salute e sicurezza, a cominciare dai medici sul lavoro. Contestate fortemente sono inoltre le decisioni del Governo che, per tagliare il costo del lavoro ha ridotto i premi Inail e quindi le rendite e gli indennizzi per infortuni e malattie professionali. "Il datore di lavoro deve cogliere che il lavoro sicuro, un lavoratore sicuro, lavora meglio, con maggiore dignità e produttività”, osserva Massimo Balzarini, della segreteria della Cgil Lombardia: questo è "un punto sul quale il governo nazionale e regionale non capiscono quando parlano di riduzione di tariffe Inail come se fossero un costo, sono piuttosto un investimento e un'importante prevenzione".
 
Tra i dati rimarcati oggi, la crescita delle denunce all'Inail di infortunio e di malattia professionale, che nel primo bimestre del 2019 sono state 19.011, +4,4% sul 2018. In aumento sono anche le denunce di malattia professionale e soprattutto tra le donne: +16% rispetto al primo bimestre 2018. Su questo fronte i sindacati sollecitano la Regione a definire il piano straordinario 2019-2033 potenziando politiche di prevenzione e di tutela della salute nel lavoro. Un'altra richiesta è di aggiornare il piano regionale amianto, la cui presenza resta in Lombardia una problematica grave.

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