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Un "esercito" di malati di lavoro: ben 14 mila a Reggio Emilia

Di pari passo con l'età pensionabile che sale, aumentano tra i lavoratori (che invecchiano) le malattie professionali croniche, soprattutto all'apparato muscolo scheletrico. È il tema al centro di un convegno in corso a Reggio Emilia, dove la Cgil, che l'ha promosso, registra un piccolo "esercito" di "malati di lavoro"

20 febbraio 2019

REGGIO EMILIA - Di pari passo con l'età pensionabile che sale, aumentano tra i lavoratori (che invecchiano) le malattie professionali croniche, soprattutto all'apparato muscolo scheletrico. E, di conseguenza, si riducono per loro le possibilità di arrivare a godersi il meritato riposo. È il tema al centro di un convegno con medici del lavoro e ospiti internazionali in corso oggi a Reggio Emilia, dove la Cgil, che l'ha promosso, registra un piccolo "esercito" di "malati di lavoro" composto da 14.000 persone, di cui 11.000 affetti da patologie legate al "sovraccarico biomeccanico degli arti". Nei lavoratori attivi nella fascia dai 45 ai 54 anni di età il 35,7% ha delle prescrizioni mediche, mentre tra quelli compresi tra i 55 e i 65 anni la percentuale è del 36,7%. Nella grande maggioranza dei casi (87%) si tratta di problemi medici legati a muscoli o ossa. Da qui la riflessione del sindacato che, a partire da buone pratiche come quelle adottate in Germania dalla Bmw, sollecita un ripensamento di turni, pause, modalità di valutazione dei rischi professionali e utilizzo di ausili tecnologici, coinvolgendo su queste tematiche i diretti interessati nelle fabbriche. Lo spiega Ciro Maiocchi, della Cgil reggiana, tra i promotori dell'iniziativa. "Con l'aumento della vita lavorativa- dice- si va incontro a due problemi: il primo è che i lavoratori non riescono ad arrivare alla pensione perché i ritmi e i carichi di lavoro sono troppo elevati e le posture troppo pericolose. Inoltre con l'aumento dell'età e le malattie croniche che si portano dietro i lavoratori non ci arrivano". Dunque "o cambia il lavoro o non hanno futuro", sottolinea il sindacalista.
 
Come agire all'aumento delle malattie professionali? "Intanto partendo da una modifica delle saturazione e dei turni. Ad una certa età il lavoratore dovrebbe essere esonerato dal turno notturno, o dovrebbe operare con certe cautele. Oppure- spiega il sindacalista- le posture devono essere adeguate alla persona: se in Germania alla Bmw hanno fatto il pavimento in legno e ci sono le chaise longue lungo la linea di montaggio e delle pause previste aggiuntive, bisognerebbe fare altrettanto in Italia dove abbiamo una popolazione lavorativa molto anziana". Infatti mediamente, continua Maiocchi, "noi abbiamo il 25% dei lavoratori con delle prescrizioni, che hanno meno di 45 e 50 anni. Vuol dire che il lavoro sforna continuamente malati cronici. La cosa che dobbiamo fare è gestire gli anziani, ma evitare anche che il lavoro produca nuovi malati, prendendo a riferimento alcune cose che già i medici ci hanno detto stamattina e che affronteremo anche sul piano contrattuale". Nel quadro fatto dalla Cgil c’è anche uno scorcio della realtà reggiana, e in particolare di una struttura socio assistenziale del territorio. Lì -ha svelato una ricerca presentata oggi- c’è un numero molto elevato di lavoratori con prescrizioni e il settore degli Oss e composto da persone di una certa età. Il rischio è che "nel giro di cinque anni quella struttura rischia di non essere più gestibile se non si rinnova la tecnologia e i lavoratori che ne fanno parte, con giovani e una formazione che permetta la ricollocazione degli anziani".
 
Sul punto specifico degli "aiuti tecnologici", il sindacalista tiene a precisare: "Dove i lavori non sono modificabili, si deve cercare di far fare quelli più brutti alle macchine. Attenti però a non far passare il concetto che un lavoratore che indossa un esoscheletro può fare tutto, perché non è così e ci sono anche lì dei rischi". Infine, conclude Maiocchi, "sul piano sanitario chiederemo quello che chiederemo alle aziende è di cambiare il sistema del rischio e della sicurezza: i documenti di valutazione del rischio devono essere personalizzati, per farlo ci vogliono più competenze, anche degli ergonomi. E chiederemo che questo 'pool' sia frutto di una concertazione con i lavoratori e basato sulla loro partecipazione attiva". Altro tema "è quello di introdurre meccanismi nuovi di codeterminazione del lavoro. In alcune aziende abbiamo provato a creare gruppi di progetto e di prodotto, ma non sono andati a buon fine. Questa partita, però, va ripresa in mano".

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