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Emilia-Romagna, inserimento lavorativo delle persone fragili: “Nessuno deve rimanere indietro”

Primo bilancio dell'attuazione della legge in Commissione. Dalla Regione messi a disposizione 22,5 milioni di euro. Il punto anche sul Progetto di legge della Giunta sui tirocini. L'assessore: “Il lavoro non si crea per decreto ma accompagnando le persone una alla volta con programmi personalizzati”

11 febbraio 2019

BOLOGNA – In meno di un anno, da ottobre 2017 a settembre 2018, sono state prese in carico e avviate a un percorso di inserimento lavorativo e inclusione sociale 5.762 persone in condizione di fragilità e vulnerabilità sociale. Di queste, 994 sono state inserite al lavoro. Sono 28 mila gli interventi programmati con un impegno economico della Regione di 22,5 milioni di euro, di cui 20 dal Fondo sociale europeo e 2,5 da Comuni e Fondo sanitario regionale. In Commissione assembleare, l'assessore a Formazione e Lavoro Patrizio Bianchi ha fatto un bilancio della legge 14/2015 il cui obiettivo è promuovere, attraverso il lavoro, l'inclusione sociale di quella fascia di cittadini che, oltre ad avere difficoltà ad accedere a un'occupazione, hanno problemi di natura sociale o sanitaria. “Parliamo di persone per le quali le difficoltà, se non affrontate, rischiano di aggravarsi, trascinandole progressivamente ai margini di tutte le opportunità – ha detto Bianchi – Persone le cui competenze non sono coerenti con quelle richieste dal mercato del lavoro e che versano in condizioni di disagio economico, solitudine, difficoltà nell'accudimento dei figli o degli anziani, limitata integrazione sociale”. Dare un'opportunità a queste persone ha richiesto un lavoro preparatorio lungo e complesso. “È stato necessario integrare tre diverse pubbliche amministrazioni nelle modalità operative, coinvolgere soggetti privati accreditati in un rapporto di stretta collaborazione col pubblico e far convergere un insieme di risorse di natura economica, professionale e informatica dedicate esclusivamente all’obiettivo - ha Bianchi -. L’attuazione di questa legge, approvata dalla Regione Emilia-Romagna nel 2015 per dare risposte concrete ai cittadini che faticano di più nonostante la ripresa del ciclo economico nel nostro territorio, ci dice quanto il problema della povertà e della fragilità delle persone sia complesso e non affrontabile attraverso slogan e semplificazioni. Il lavoro non si crea per decreto ma accompagnando le persone, una alla volta, con programmi personalizzati verso un lavoro adeguato alle caratteristiche e potenzialità di ognuno”. 
 
Da ottobre 2017 a settembre 2018 sono state 16.676 le persone che si sono rivolte ai servizi, in gran parte italiane (12.053), 630 cittadini Ue e poco meno di 4 mila (3.993) extraUe. Le persone prese in carico, cioè coloro i quali presentano una molteplicità di problematiche (lavorativa, sociale e/o sanitaria) sono 5.762, per le quali è stato predisposto un programma personalizzato. Per il 63% risultavano disoccupate nel 2016 e il 77% lo erano nel 2017, percentuale che sale all’81,9% per coloro che abbiano mantenuto lo stato di disoccupazione in entrambi gli anni: un dato che dimostra come una larga parte dei cittadini presi in carico versava in una condizione di disoccupazione cronicizzata e, in alcuni casi, di lunga durata. Il 51% delle persone prese in carico sono donne, il 17,7% ha più di 55 anni. La maggioranza (3.281) ha avuto accesso alle misure della legge 14 attraverso i servizi sociali o quelli per il lavoro (1.732). In ognuno dei 38 distretti della regione sono state attivate equipe multi-professionali composte da un operatore dei servizi per il lavoro e, in base al caso trattato, da operatori dei servizi sociali e/o sanitari, alternativi o in compresenza. Coinvolti, inoltre, 38 soggetti attuatori (enti accreditati per l'erogazione di servizi per il lavoro, enti di formazione accreditati e cooperative sociali) per accompagnare il cittadino nella realizzazione del percorso personalizzato definito dall'equipe insieme al diretto interessato.
 
Gli interventi attivati sono circa 28 mila. Si tratta in particolare di corsi di formazione permanente e orientamento specialistico, tirocini di orientamento, formazione, inserimento/reinserimento finalizzati all'inclusione sociale, interventi di accompagnamento al lavoro e sostegno nella fase di inserimento, contributi economici per il trasporto. Per quasi il 68% dei 5.762 utenti presi in carico (3.903) il tirocinio è stato considerato come la politica attiva più idonea per avviare o proseguire un percorso di qualificazione/riqualificazione. Tra gli interventi di natura sociale e sanitaria previsti nei programmi personalizzati delle persone prese in carico, il 41% del totale (oltre 1.800) sono contributi economici a integrazione del reddito familiare. Sono 1.342 le persone prese in carico che hanno fatto domanda di Reddito di inclusione (443), Reddito di solidarietà (907) o Sostegno per l’inclusione attiva (42).
994 quelle che hanno concluso il programma personalizzato e avuto un contratto di lavoro, la maggioranza (80,4%) a tempo determinato.
 
Tirocini. Nel 2018 la Regione ha autorizzato 29.378 tirocini realizzati da giovani, disoccupati, persone con disabilità certificata e persone in condizioni di svantaggio. Tra questi anche 1.758 richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale (il 6% dei tirocini autorizzati), 261 dei quali finanziati con risorse regionali: “Si tratta dello 0,8% - ha detto Bianchi in Commissione – ricordando che tra le richieste di maggior autonomia la Regione ha avanzato anche quella di rafforzare le azioni di controllo e ispettive sui tirocini per riuscire a contrastare tempestivamente eventuali situazioni di irregolarità nell'utilizzo dello strumento”. Tra le novità previste dal nuovo testo di legge ci sono maggiori tutele per il tirocinante, un controllo preventivo e sistematico della regolarità del tirocinio prima dell’avvio, una durata massima di 6 mesi per tutti i tirocini a eccezione di quelli rivolti a persone in condizioni di svantaggio (12 mesi) e a persone con disabilità (24 mesi). Infine, un costante monitoraggio anche qualitativo dei percorsi attivati, più controlli e sanzioni mirate per contrastare gli abusi. (lp)

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