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Lavoro domestico e disabilità: un esercito di 2 milioni di lavoratori (solo la metà in regola)

In Italia oltre 900 mila badanti e 1 milione di colf assistono oltre 3 milioni di persone con limitazioni funzionali. Senza di loro, per lo Stato una spesa aggiuntiva netta di 6,7 miliardi. Le famiglie spendono almeno 7,3 miliardi di euro l’anno. I dati della ricerca Domina

7 novembre 2018

ROMA - L’invecchiamento demografico e la crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro hanno reso quasi indispensabile il ricorso a colf e badanti per molte famiglie. Ma qual è la situazione dell’assistenza familiare e del lavoro domestico? Un quadro emerge dalla ricerca DOMINA (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, firmataria del Ccnl sulla disciplina del lavoro domestico) realizzata dalla Fondazione Leone Moressa, che verrà presentata giovedì 8 novembre a partire dalle ore 10 presso l’hotel Excelsior di Roma in via Veneto 125 a Roma, con il contributo di Lorenzo Gasparrini Segretario Generale di DOMINA, Vincenzo Falabella Presidente della FISH Onlus, Dino Barlaam Presidente dell’Agenzia Vita Indipendente, Rocco Lauria Direttore Generale INPS DC Sostengo alla non autosufficienza, invalidità civile e altre prestazioni, Michele Carpinetti Presidente di EBINCOLF e Rosetta Raso VicePresidente della Cas.Sa.Colf
 
Spiegano i ricercatori: “Nella nostra indagine sul lavoro domestico, oltre agli anziani entra prepotentemente un’altra componente dell’esercito datoriale, composto da persone non autosufficienti che non rientrano nella categoria di “anziani”, ma che hanno estremo bisogno di personale di supporto nella quotidianità: i disabili. Considerando il progressivo calo della spesa pubblica per la famiglia e l’assistenza, i nuclei familiari che vivono situazioni di non autosufficienza in casa, disabilità inclusa, si trovano ad affrontare nuove sfide assistenziali e ad essere il fulcro del sistema nazionale di welfare, con più responsabilità che benefici”. La ricerca Domina analizza i dati Istat relativi alla disabilità in Italia, confrontandoli con i dati del lavoro domestico emersi dai precedenti dossier e prendendo in esame anche la spesa delle famiglie. Queste contribuiscono autonomamente al sistema con un welfare nazionale che comporta una spesa di 7 miliardi di euro annui, con un incidenza sul Pil di 1,3 punti percentuali. Di seguito i punti cardine dell’indagine.
 
Persone con limitazioni funzionali. Sono circa 3,2 milioni le persone di età superiore ai 6 anni con almeno una limitazione funzionale, di cui 2 milioni e 500 mila anziani. Le limitazioni funzionali possono essere di diversa natura, e naturalmente una persona può avere contemporaneamente più limitazioni. Possono essere riferite alla dimensione fisica (funzioni del movimento e della locomozione, circa 1,5 milioni di persone, pari al 2,6% della popolazione di sei anni e più); alla sfera di autonomia nelle funzioni quotidiane, quasi 2 milioni di persone, il 3,4%, (ci si riferisce alle attività di cura della persona, come vestirsi o spogliarsi, lavarsi mani, viso, o il corpo, tagliare e mangiare il cibo, ecc.); all’ambito della comunicazione, che riguarda le funzioni della vista, dell’udito e della parola, circa 900 mila persone, l’1,5% della popolazione. Infine, 1 milione e 400 mila persone (il 2,5% della popolazione di sei anni e più) riferiscono di essere costrette a stare a letto, su una sedia o a rimanere nella propria abitazione per impedimenti di tipo fisico o psichico.
 
Per quanto riguarda il genere, la quota più alta è rappresentata dalle donne, 7,1% contro il 3,8% degli uomini. Dal punto di vista territoriale, nel Sud e nelle Isole la quota di persone con limitazioni funzionali si mantiene significativamente più elevata rispetto alle altre aree territoriali.
Nel corso degli anni duemila, il fenomeno risulta in declino: dal 6,1% del 2000 al 5,5% del 2013, e un analogo andamento si osserva per la popolazione anziana (dal 22,0% al 19,8%).
 
La metà delle persone con disabilità vive con la propria famiglia. Parlando di disabilità non associata al naturale invecchiamento o a patologie connesse con la senilità, circa 269 mila persone vivono con uno o entrambi i genitori (49,9%). Per queste persone il rischio di esclusione ed emarginazione è particolarmente elevato, considerando la forte dipendenza dalla rete familiare. In particolare, tra questi, circa 89 mila persone vivono con genitori anziani. Circa un terzo delle persone con disabilità grave con meno di 65 anni (192 mila, 35,6%) vive con il partner e/o con i figli, mentre 52 mila soggetti (il 9,6%) vivono soli (di questi, il 73% non ha più i genitori).
 
La spesa dei Comuni per l’assistenza. Nel 2013 si stima che le risorse destinate dai Comuni alle politiche di welfare territoriale ammontino a circa 6,8 miliardi di euro, dei quali il 24% (1,7 miliardi) dedicato alla disabilità e il 19% agli anziani, in larghissima parte per supporto a condizioni di non autosufficienza. Si registra complessivamente una riduzione del 2,7% rispetto all’anno precedente e del 4% rispetto al 2010, quando si è toccato il massimo di spesa con circa 7 miliardi e 127 milioni di euro.
 
Complessivamente, oltre metà dei circa 1,7 miliardi spesi dai Comuni per la disabilità è speso al Nord (Nord Ovest 29,3% e Nord Est 25,6%). Il valore medio pro-capite è di 2.990 euro a livello nazionale, mentre cresce molto al Nord. Il picco si registra al Nord Est, con oltre 5.300 euro per ciascuna persona disabile. La spesa pro capite più alta si registra in Trentino-Alto Adige (16.912 euro pro capite) e, al secondo posto, in Sardegna (8.517 euro pro capite). In coda alla graduatoria si collocano le regioni del sud in particolare la Calabria con 469 euro e la Campania con 706 euro.
 
A differenza di altre aree di utenza, l’andamento della spesa per le persone disabili risulta ancora in crescita, anche se con un ritmo molto più contenuto rispetto al passato: dal 2003 al 2010 l’incremento medio annuo era stato dell’8%, nel 2012 la spesa per i servizi rivolti ai disabili diminuisce in alcune regioni ed aumenta in altre producendo a livello complessivo un incremento del 4%.
 
Un esercito di 900 mila badanti, metà non in regola. Contando anche gli irregolari (stime Flm/Domina su dati Istat), si contano in Italia oltre 900 mila badanti e più di 1 milione di colf, per un totale di circa 2 milioni di lavoratori domestici. Di questi, solo il 41% è regolarmente censito dall’Inps. Una componente che, complessivamente, produce circa l’1,3% del Pila (18,96 miliardi di euro di valore aggiunto).
 
Quanto risparmia lo Stato? Contando solo le badanti, le famiglie spendono annualmente 7,3 miliardi di euro (retribuzioni, Tfr, contributi). Senza questo apporto, lo Stato dovrebbe sostenere costi più elevati per il ricovero degli anziani in struttura. Questo comporterebbe una spesa assistenziale aggiuntiva netta di 6,7 miliardi.

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