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Reinserimento lavorativo delle persone con disabilità, Inail: “Si può fare di più”

Sono ancora pochi i datori di lavoro che si rivolgono a Inail per il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro. Putti (Inail): “È un diritto dei lavoratori. Ci impegneremo in attività di divulgazione, la platea potenziale è molto estesa”

19 ottobre 2018

BOLOGNA – Nel 2017 le denunce di infortunio sono state 641 mila, in calo del 12 per cento rispetto al 2012. In 60.982 casi è stato accertato un grado di menomazione, ovvero è stata riconosciuta una disabilità. “Questa è la platea potenziale a cui possiamo rivolgerci, ed è enorme”. Stefano Putti, della Direzione centrale prestazioni sociosanitarie di Inail, parte da questo dato per spiegare una delle attività dell’istituto. L’occasione è il convegno “Il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro”, ospitato l’altro gioro in Fiera a Bologna in occasione della 18esima edizione di Ambiente e lavoro, il salone dedicato alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro.
 
È la legge 190 del 23 dicembre 2014 a stabilire che “sono attribuite all’Inail le competenze in materia di reinserimento e di integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro, da realizzare con progetti personalizzati mirati alla conservazione del posto di lavoro o alla ricerca di nuova occupazione, con interventi formativi di riqualificazione professionale, con progetti per il superamento e per l’abbattimento delle barriere architettoniche sui luoghi di lavoro, con interventi di adeguamento e di adattamento delle postazioni di lavoro. L’attuazione delle disposizioni di cui al presente comma è a carico del bilancio dell’Inail, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Inail si pone nel ruolo di facilitatore delle relazioni tra lavoratore e datore di lavoro, accompagnando il lavoratore nella fase di inserimento e sostenendo il datore di lavoro nell’ottemperare ai propri obblighi: fino al 2014 era il datore di lavoro a doversi far carico dell’adattamento del posto di lavoro per andare incontro alle nuove esigenze del lavoratore con disabilità acquisita. Dal 2014 sono a carico di Inail. “Sono circa 940 i casi di persone che hanno prestato il loro consenso a iniziare quel percorso condiviso che, dal riconoscimento delle loro esigenze porta al finanziamento – spiega Putti –. Nel 50 per cento dei casi di reinserimento è avvenuto senza il contributo di Inail, quindi o l’impresa è intervenuta da sola o al lavoratore è stata affidata una mansione diversa. I progetti potenziali sono 72: di questi, solo 8 sono stati realizzati. I risultati sono evidentemente ridotti, purtroppo. Un reintegro adeguato è un diritto dei lavoratori”.
 
I progetti di reinserimento lavorativo di Inail sono personalizzati e prendono in considerazione tutti i dettagli disponibili: dal profilo psicofisico, funzionale e lavorativo della persona al contesto di lavoro, solo per fare due esempi. Viene redatta una scheda di progetto con tutti i dati e l’equipe multidisciplinare predispone un documento di sintesi in raccordo con lavoratore e datore di lavoro. Effettuati i sopralluoghi, il datore di lavoro cura il piano esecutivo, che presenterà, una volta pronto (e con tutte le autorizzazioni necessarie) a Inail per ottenere il finanziamento.
 
Sono tre le tipologie di intervento da parte di Inail: superamento e abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro; interventi relativi all’adattamento e alla postazione di lavoro; interventi di formazione e addestramento. “Si tratta di un impegno a tutto tondo – spiegano Luigi Prestinenza Puglisi, e Davide Sani, consulenti tecnici di Inail per l’edilizia –. Certo dobbiamo adeguare la postazione e dotare il lavoratore di tutti gli ausili necessari, ma è necessario anche pensare allo spostamento casa-lavoro, a come può accedere alla sede di lavoro, ai servizi igienici, a come può spostarsi verso gli spazi comuni. Lavoriamo su interventi edilizi, impiantistici e domotici per consentire accessibilità e fruizione dell’ambiente lavorativo”.
 
“Possiamo seguire il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità dall’inizio alla fine, con percorsi condivisi e realizzati su misura – conclude Putti –. Evidentemente, questa è una possibilità ancora poco nota. Per questo, ci impegneremo per dare conoscenza di queste nuove opportunità, in attività di divulgazione. Stiamo anche pensando a una semplificazione dei procedimenti, per incentivare i datori di lavoro a intraprendere questa strada”.

di Ambra Notari

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