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8 marzo, “Donne, lavoro e infortuni”: dati e analisi di Anmil

Aggiornamenti statistici sul fenomeno degli infortuni al femminile presentati da Anmil in tutte le regioni. Secondo gli ultimi dati Inail, nel 2017 sono stati 228.744 gli incidenti, di cui 179.074 in occasione di lavoro e 49.670 in itinere. Le infermiere sono le più colpite. Bettoni: “Passare subito dalle parole ai fatti, per migliorare la situazione”

8 marzo 2018

ROMA – Le donne lavorano, sempre di più: e sempre più sono i settori in cui vengono impiegate. Il fenomeno infortunistico le riguarda quindi direttamente. E se in generale il numero degli incidenti è in calo, questa riduzione è meno consistente proprio tra le donne. Sopratutto le infermiere sono maggiormente esposte al rischio di infortunio, subendo oltre il 32% del totale degli incidenti occorsi alle lavoratrici del settore sanitario. Sono solo alcuni dei dati che emergono dagli ultimi dai Inail sugli infortuni al femminile, che Anmil ha deciso di rilanciare per l'8 marzo. L'occasione per presentarli e analizzarli, nelle diverse regioni, tramite le sedi territoriali. “Donne, lavoro e infortuni” è infatti il tema scelto dall'associazione per celebrare la Festa della donna.
 
Nel 2017, 228.744 infortuni al femminile. In base agli ultimi dati Inail al femminile (Open Data) nel 2017 si sono registrati 228.744 infortuni, di cui 179.074 in occasione di lavoro e 49.670 in itinere, e, nel periodo 2017-2013, si è avuta una variazione sul totale di -6,7%. Per quanto riguarda invece gli infortuni mortali, il 2017 ha visto 102 casi, di cui 48 in occasione di lavoro e 54 in itinere.
 
Infortuni in calo. Ma per le donne meno. Se in generale si è registrato un calo infortunistico di circa il 20% registrato nel quinquennio 2008-2012 e dell’8% nel successivo quinquennio 2013-2017, per le lavoratrici la riduzione degli infortuni è stata molto più contenuta: -5% circa nel primo quinquennio, -6,7% nel secondo. In quest'ultimo periodo, il calo degli infortuni femminili ha riguardato in modo particolare i casi avvenuti in occasione di lavoro (-7,5%), mentre gli infortuni in itinere hanno segnato un calo del 3,8%. In tutto il quinquennio la quota di infortuni in itinere si è mantenuta costantemente tra il 21% e il 22% del totale. Anche l’andamento degli infortuni mortali femminili evidenzia un trend in calo, facendo segnare una flessione del 12,8% pressoché costante, passando dai 117 casi del 2013 ai 102 del 2017.
 
Una infortunata su tre è infermiera. Per quanto riguarda i settori di attività economica, la maggiore incidenza infortunistica femminile si riscontra in quello della Sanità ed assistenza sociale: qui si concentra ben il 12,2% di tutti gli infortuni occorsi alle lavoratrici italiane. Gli infortuni femminili sono, in questo settore, il 75% circa del totale. Non solo: rapportando il numero degli infortuni occorsi a ciascuno dei due sessi alle rispettive forze-lavoro impegnate, emerge che la donna della Sanità ha un rischio di infortunio superiore del 12% rispetto a quello del suo collega maschio. E’ l’infermiera l’operatrice più colpita in assoluto da infortuni tra tutte le innumerevoli figure professionali che operano nella sanità o nell’ambito dell’assistenza sociale: ogni anno le infermiere subiscono oltre il 32% del totale degli infortuni occorsi alle lavoratrici del settore: in pratica una infortunata su tre è infermiera.
 
Bettoni: “verso una proposta di legge per la tutela delle donne lavoratrici”. “Nell’ambito delle numerose iniziative promosse dall’Anmil, alla Giornata della Donna teniamo in modo particolare – dichiara il presidente nazionale, Franco Bettoni - nella consapevolezza che la condizione delle donne, come lavoratrici e come infortunate, vada affrontata con attenzione specifica, per poter cogliere e superare le diverse difficoltà che esse incontrano, rispetto agli uomini, sia nella ordinaria gestione del lavoro e della famiglia, sia nel superare un evento traumatico quale può essere un infortunio sul lavoro. Come dimostrano i dati dell’Inail – aggiunge - l’incidenza di infortuni e malattie professionali al femminile è tutt’altro che marginale- L'Anmil si è chiesta se ed in quale misura questo doppio ruolo delle donne influisca sulle cause degli infortuni, in modo diverso da quanto accade per gli uomini, e come questo possa influire anche sul percorso di pieno recupero dopo un infortunio – continua Bettoni - Sotto il primo profilo crediamo sia fondamentale tenere conto della forte interazione fra le due dimensioni lavorative femminili, entrambe portatrici di stress e di affaticamento, ma di sicuro per quanto riguarda il lavoro domestico. Quanto poi alla tutela assicurativa delle donne, è da ammettere che il legislatore non ha finora brillato nel riconoscere differenze di genere, che pure esistono, nonostante le sollecitazioni di interventi specifici. Nella scorsa legislatura – ricorda Bettoni - grazie all’impegno dell’Anmil e della senatrice Silvana Amati, era stata presentata una proposta di legge per la tutela delle donne lavoratrici, che purtroppo non è mai stata discussa. Ad oggi, quindi, il nostro ordinamento non tiene conto dei diversi riflessi che un infortunio sul lavoro o una malattia professionale hanno su una donna piuttosto che su un uomo: dalla perdita di un arto, ad esempio, ad una cicatrice, alla riduzione di funzionalità, che ledono capacità ed abilità, ma prima ancora dignità personale e sociale. Queste considerazioni potrebbero rappresentare un primo momento di attenzione alla dimensione femminile del lavoro, riconoscendo un maggior sostegno ed una migliore tutela a chi, nella famiglia, svolge un ruolo di importanza straordinaria ed insostituibile, pur mantenendo il diritto al lavoro, alla propria emancipazione culturale e sociale, alla propria libertà di azione. Noi continueremo a fare la nostra parte – conclude - e a stare al fianco delle donne, nel lavoro come in tutti gli aspetti della vita dove ancora si riscontrano ostacoli e barriere di genere”. (cl)

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