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Vittime del lavoro, sindacati: in Lombardia 127 morti, Milano non è un caso singolo

Allarme dei sindacati confederali lombardi dopo il grave incidente sul lavoro all'interno degli stabilimenti della Lamina: "In Lombardia, da gennaio a novembre 2017, sono stati 127 i morti sul lavoro. Quanto ai rischi, sul nostro territorio è presente circa la metà delle aziende considerate pericolose”

18 gennaio 2018

MILANO - "In Lombardia, da gennaio a novembre 2017, sono stati 127 i morti sul lavoro. Quanto ai rischi, sul nostro territorio è presente circa la metà delle aziende considerate pericolose in base ai criteri dettati dalla Direttiva Seveso". È l'allarme lanciato dai sindacati confederali lombardi dopo il grave incidente sul lavoro occorso ieri sera all'interno degli stabilimenti della Lamina, un'azienda che lavora su acciaio e titanio, incidente in cui hanno perso la vita tre operai, mentre un quarto è in condizioni gravi.
 
Cgil Cisl e Uil lombarde, che apprezzano l'iniziativa del sindaco di Milano Giuseppe Sala di proclamare il lutto cittadino e che sosterranno tutte le iniziative di lotta che unitariamente decideranno le organizzazioni dei metalmeccanici, esprimono dunque "forte preoccupazione per quanto accaduto, che non è purtroppo un evento singolo nè in Lombardia nè nel panorama nazionale". Solo negli ultimi due giorni, infatti, come si legge dalla nota, "ci sono stati altri due infortuni mortali, uno a Cafasse nel torinese, e l'altro ad Ascoli Piceno".
 
A detta dei tre sindacati, nonostante ci siano gli strumenti a difesa delle condizioni di lavoro ("Abbiamo una legislazione sulla sicurezza tra le migliori d'Europa"), e nonostante non manchino controlli e dispositivi tecnici (anche se le risorse a favore dei servizi ispettivi sono sempre troppo limitate), gli infortuni continuano ad aumentare. E questo per diverse cause concorrenti, come "gli investimenti insufficienti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro", una formazione "troppo spesso non adeguata o sbrigativa", turni e orari di lavoro che "non consentono il giusto recupero della fatica fisica e della concentrazione ed espongono le lavoratrici e i lavoratori -in particolare nelle piccole aziende e in determinati settori- a rischi elevati che spesso sono la fonte di infortuni e accadimenti mortali o invalidanti".
 
Sale dunque un appello si ritrovi "una maggiore attenzione alla qualità del lavoro", evitando "che la ripresa economica e la competitività si giochino sulla riduzione dei diritti, a discapito delle condizioni di lavoro, con gravi ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori stessi, in condizioni di sempre maggiore precarietà psico-fisica".

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