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Caregiver e lavoro. Assistenza, flessibilità, prepensionamento: gli ingredienti per la “conciliazione”

I casi di cronaca delle due lavoratrici licenziate dalle rispettive aziende a causa delle loro esigenze di “caregiver” non sono isolati: tante sono le storie che testimoniano una conciliazione difficile, spesso impossibile, tra assistenza e lavoro. Ne abbiamo raccolte alcune. La soluzione? Modalità lavorative adeguate, prepensionamento e supporto all'assistenza

8 dicembre 2017

ROMA – Conciliare lavoro e disabilità non è facile, nonostante le buone leggi che l'Italia si è data: come è stato recentemente ricordato, anche in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, quello del “lavoro per tutti” è un progetto ancora in gran parte da costruire, visto che – come testimoniano recenti dati Istat e come ha ricordato giorni fa Inail in un convegno dedicato - poco meno del 20% delle persone tra i 15 e i 64 anni con una grave disabilità ha un impiego, contro il 55% del resto della popolazione.
 
Ma c'è un'altra categoria per cui l'accesso al lavoro è complicato dalla disabilità: non la disabilità propria, in questo caso, ma di un proprio familiare. E' la categoria del caregiver familiare, ancora non riconosciuta in Italia da norme e tutele, ma almeno destinataria, proprio da pochi giorni, di un fondo dedicato. Due recenti casi di cronaca, quello della lavoratrice di Ikea licenziata a Milano e quello di una donna di Mantova, licenziata pure lei dalla propria azienda, entrambe per via delle esigenze connesse all'assistenza i un figlio con disabilità, hanno messo in luce, per qualche giorno, quanto sia difficile, spesso impossibile, conciliare assistenza e lavoro. Mancano le norme, mancano le tutele, ma manca sopratutto una “cultura” che riconosca il valore e la fatica del lavoro di cura.
 
“Un certo mondo del lavoro marginalizza ed espelle chi, per condizioni proprie o dei familiari, si trova ad affrontare difficoltà enormi nel conciliare il tempo dedicato alla cura con quello del lavoro – denunciava giorni fa la Fish, commentando proprio i recenti casi di cronaca - Ecco allora i licenziamenti, i demansionamenti, gli isolamenti, le discriminazioni che una certa parte del mondo del lavoro pone in atto”. E faceva riferimento, la federazione, a “situazioni come quella della madre licenziata perché non riesce a gestire straordinari e riabilitazione del figlio, o di quella che viene licenziata mentre è in congedo parentale, o molto più frequentemente del lavoratore demansionato o marginalizzato perché fruisce dei permessi per assistere il familiare con una grave disabilità”.
 
SuperAbile ha chiesto ad alcuni caregiver – soprattutto mamme, ma anche papà e figli – di raccontare le proprie avventure e disavventure lavorative, mettendo in luce le difficoltà ma anche i bisogni, per far emergere una possibile “conciliazione” in questo rapporto, tuttora molto “conflittuale”, tra assistenza e lavoro. Tre sono le indicazioni principali ricevute: modalità lavorative flessibili, pensionamento anticipato e supporto adeguato nell'assistenza quotidiana. Domani pubblicheremo le storie che ci hanno raccontato. (cl)

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