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Prepensionamento per sei lavoratori esposti ad amianto nel Porto di Carrara

La sentenza del Tribunale di Massa ha accertato la presenza di amianto e disposto il prepensionamento per i 6 operatori. Ora l’Osservatorio nazionale amianto chiede che “tutti i lavoratori del Porto di Carrara ancora in attività siano posti in prepensionamento, perché un gran numero sono stati già colpiti da patologie asbesto correlate e altri purtroppo si ammaleranno”

24 aprile 2017

ROMA – Hanno ottenuto il prepensionamento per “presenza di amianto” nel Porto di Carrara, in cui lavorano. Ma ci sono voluti tempo e costanza, per sei degli operatori ancora impiegati in quella sede. La notizia arriva dall’Osservatorio nazionale Amianto, che è stato al loro fianco in questa battaglia: “Finalmente, il Tribunale di Massa, con sentenza n. 94 del 21 aprile, ha condannato l’Inps a rivalutare la posizione contributiva di 6 operatori del Porto di Marina di Carrara, con il coefficiente 1,5 fino al 31.12.1992 e quindi con il loro prepensionamento”. Inps aveva infatti opposto resistenza, negando di fatto la presenza di amianto sul luogo di lavoro degli operatori, poi provata dagli accertamenti disposti dal Tribunale
 
L’Osservatorio Nazionale Amianto aveva deciso un intervento massiccio nel territorio di Massa e di Carrara, epicentro di una vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate. La provincia di Massa Carrara ha infatti fatto registrare 184 casi di mesotelioma, pari al 9,9% (per 197.000 abitanti rispetto alla popolazione toscana, pari a 3.743.000: quindi circa il 5% della popolazione); la provincia di Livorno ha fatto registrare 441 casi di mesotelioma, pari al 23,8% (per 160.000 abitanti circa, quindi per circa il 4% della popolazione del territorio regionale). “Eppure gli enti pubblici, prima di tutto Inail e Inps, negano la presenza di amianto! – denuncia l’Osservatorio -Occorre sanare questa evidente incongruenza con la creazione di un tavolo interistituzionale, affinché le leggi dello Stato, anche quelle sul prepensionamento, possano trovare esecuzione senza la necessità che i lavoratori si sobbarchino anni e anni di processi”.
 
Ora, accertata la presenza di amianto, l’Osservatorio chiede che “tutti i lavoratori del Porto di Carrara ancora in attività siano posti in prepensionamento, perché un gran numero sono stati già colpiti da patologie asbesto correlate e altri purtroppo si ammaleranno. Nel caso in cui gli enti dovessero perseguire nella loro condotta negazionista della presenza di amianto nel Porto come in altri siti del comprensorio – fa sapere l’Osservatorio – ci attiveremo in tutte le competenti sedi giudiziarie per la tutela dei diritti dei lavoratori esposti e vittime dell’amianto”.
 
Esprime soddisfazione anche Gianfranco Giannoni, del coordinamento Ona di Massa, vittima dell’amianto, che per ottenere il riconoscimento della sua patologia ha dovuto sobbarcarsi una causa che è durata anni e solo dopo tante battaglie processuali ha ottenuto la condanna dell’Inail al riconoscimento dei suoi diritti, ma ancora ora attende il pensionamento, per via del ritardo con cui gli enti pubblici attuano la sentenza del Tribunale: “non comprendiamo le ragioni per cui l’Inail e l’Inps del comprensorio di Carrara rigettino tutte le domande di riconoscimento di malattia professionale asbesto correlate per i lavoratori del Porto come per quelli dei cantieri navali, dalle cave di marmo fino alla Fibronit, pregiudicando pesantemente anche i famigliari. Come associazione - continua Giannoni - abbiamo costituito lo Sportello Amianto di ONA Onlus in collaborazione con il sindaco di Massa e con il sindaco di Carrara e siamo disponibili ad assistere tutti i lavoratori, che si possono rivolgere a noi. Confidiamo anche nel fatto che i sindaci ci sosterranno chiedendo un incontro urgente a Inps e Inail, a cui chiediamo solo di applicare le leggi dello Stato. Io probabilmente ho ormai pochi mesi di vita, essendo colpito da una grave patologia, eppure Inail e Inps ritardano l’applicazione della sentenza e, nonostante ci sia una legge dello Stato che impone il prepensionamento dei malati di asbestosi e tumore (è il mio caso), io sono ancora a lavoro”.
 
E si appella, Gianfranco Giannoni, al presidente del Consiglio, al ministro del Lavoro e al ministro della Giustizia, in merito alla condizione dei lavoratori esposti ad amianto nel comprensorio di Massa e Carrara: “Le sentenze dovrebbero essere rispettate, ma a Massa e Carrara non è così. Ciò vale per me, ma anche per decine e decine di miei colleghi che sono già morti per l’amianto. Morti e sepolti che non hanno parola. Spero che il Capo dello Stato mi ascolti. Questa strage deve finire e le vittime debbono essere riconosciute come tali”.
 

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