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Ancora incidenti sul lavoro. Ecco le cinque priorità secondo Anmil

Dopo l’incidente di Messina, costato la vita ad un gruppo di operai marittimi, il presidente Anmil Bettoni ritiene che la vicenda evidenzi l’estrema pericolosità dei lavori svolti nei cosiddetti ‘ambienti confinati’ o sospetti di inquinamento. “Formazione, informazione e controlli per migliorare la sicurezza”

1 dicembre 2016

 ROMA – “Moltiplicare gli sforzi per diffondere ovunque quella cultura della sicurezza, con un’opera continua e concreta di informazione, formazione vera, sensibilizzazione e controllo”: è l’appello lanciato da Franco Bettoni, presidente di Anmil, dopo l’incidente sulla nave ex Siremar, Messina, che alcuni giorni fa è costato la vita a tre operai, mentre restano gravissime le condizioni del loro collega.
 
“La tragica vicenda – commenta Bettoni - oltre a farci constatare con amarezza che non siamo riusciti ancora ad assestare un colpo definitivo per l’abbattimento di un fenomeno che pesa sulle nostre coscienze come sulla nostra economia, evidenzia l’estrema pericolosità dei lavori svolti nei cosiddetti ‘ambienti confinati’ o sospetti di inquinamento”. Occorre quindi, oltre a un’adeguata attività di informazione e formazione, “una rigorosa attività di controllo per contrastare quelle forme diffuse di inciviltà (come il caporalato, lo sfruttamento, il lavoro nero ecc.) ancora presenti in vaste aree del Paese. A tale proposito – ricorda Bettoni - dalla Relazione annuale Inail 2015 ben l’87,4% delle aziende ispezionate sono risultate irregolari”.
 
Il settore degli “ambienti confinati è disciplinato da un decreto del 2011 (d.p.r. 177/2011) voluto dall'allora ministro del lavoro Maurizio Sacconi, non ancora adeguatamente applicato. “In questi ambienti di lavoro –- spiega Bettoni - la sicurezza presenta tre problematiche principali: in primo luogo, il controllo sulla idoneità professionale delle ditte che effettuano lavori in questi ambienti in sede di affidamento degli appalti e dei subappalti. Spesso infatti questi lavori sono eseguiti da ditte in subappalto, che non hanno le competenze tecniche e le risorse umane adatte per poter svolgere questi lavori molto rischiosi; in secondo luogo, il tema della formazione e dell'addestramento pratico degli operatori che si immettono dentro le cisterne, con la dotazione dei dispositivi di salvataggio in caso di emergenza e del controllo e della supervisione in loco da parte dei preposti sul corretto svolgimento delle operazioni. Da ultimo – conclude Bettoni - e da ultimo la corretta informazione e l’adeguato addestramento dei colleghi della prima vittima quando si ‘lanciano a soccorrere’ il collega che, per primo, accusi un malore a causa dell’inalazione delle sostanze nocive che si sprigionano nei luoghi confinati”. 

Anmil sintetizza così le cinque azioni da realizzare per migliorare la sicurezza sul lavoro: primo, non rinviare l’annunciato Ispettorato unico, che dovrebbe attivarsi dal 1° gennaio 2017; secondo, completare l’attuazione del Testo unico Sicurezza: “ad oggi – riferisce Anmil - ci sono più di decreti ancora da attuare; terzo, ambiti di intervento normativo, che riguardino la qualificazione delle imprese, la sorveglianza sanitaria, lo sviluppo della pariteticità, l’attuazione di politiche di gestione del rischio, tendendo conto della presenza di lavoratori con disabilità, malattie e patologie professionali nei luoghi di lavoro; quarto, accelerare i tempi di attivazione della Commissione consultiva permanente per la Sicurezza nella sua nuova composizione; quindi, dare vita ad una Procura unica che si occupi di tutte le questioni legate agli incidenti sul lavoro per evitare lungaggini e soprattutto eventuali prescrizioni.

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