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Università per tutti, scene di convivenza. A Torino c'è Enjoy the difference

Nel capoluogo piemontese, il progetto del comune favorisce la coabitazione tra universitari e giovani con disabilità. "Non offriamo solo un servizio, ma piantiamo i semi per un cambiamento culturale". Un'esperienza che, in fin dei conti, non ha nulla di "speciale"

28 aprile 2013

TORINO - "Questa in realtà è una normalissima casa di studenti. Se mai ci sono stati problemi, hanno riguardato la gestione delle pulizie o magari i rapporti personali. Nulla di straordinario, insomma". La storia di questa "normalissima casa" è raccontata nel numero 11/2012 del magazine SuperAbile, edito dall'Inail.

Carmen ha il viso incorniciato da boccoli castani che le cadono sulle guance, dandole un'aria fanciullesca a dispetto dei suoi 28 anni. Spostandosi sulla sua sedia a ruote, alterna sguardi penetranti a contagiosi scoppi di ilarità. Con il suo coinquilino Lorenzo, 24 anni, laureando in Tecniche di laboratorio biomedico, vive a Torino in un bell'appartamentino a metà di corso Inghilterra, proprio dietro Porta Susa. La pila di piatti nel lavandino, l'allegro caos sparso per casa e i poster alle pareti stanno a rimarcare che in effetti questa è una normale casa di studenti. Ma è anche qualcos'altro, qualcosa di unico. Lorenzo e Carmen, infatti, sono due dei tre inquilini dell'appartamento pilota di Enjoy the difference, un progetto del Comune di Torino che mira a favorire la coabitazione tra studenti universitari e giovani con disabilità. Un esperimento felice, per ora: i due si sono trovati in piena sintonia e sembrano legati da un'amicizia che va molto oltre il semplice rapporto tra chi divide lo stesso appartamento. "Oggi - dice Lorenzo - compiamo undici mesi di coabitazione. Al dodicesimo purtroppo non ci arriveremo: devo tornare a Foggia per lavorare. Mi mancano due esami alla laurea, ma ho bisogno di soldi".

"I nuovi inquilini, Simone e Maria Vittoria - prosegue Carmen - li ho già conosciuti e sembrano simpatici. Ma con Lorenzo ho davvero legato a livello empatico. In un anno non abbiamo mai litigato. Purtroppo non posso dire lo stesso per l'altra coinquilina che da qualche settimana si è trasferita altrove. Ma i malumori nascevano dall'ordinaria amministrazione della casa. La mia disabilità? Non è mai stata oggetto di discussione". Fin dalla nascita Carmen è affetta da tetraparesi spastica, una forma di paralisi cerebrale che colpisce gli arti superiori e inferiori. La sua, però, è una forma relativamente lieve: le braccia non sono state praticamente colpite. Inoltre può alzarsi, camminare ed è autonoma in gran parte della sua vita quotidiana. "La disabilità - precisa - incide sempre nei rapporti con gli altri, però cerco di farla pesare in positivo. Credo che faccia un po' da filtro: se una persona vuol avere un rapporto con me deve averlo in questa situazione. Semplicemente non c'è alternativa".

Enjoy the difference è nato nel 2011 da un'idea del servizio Passepartout (Ufficio per l'informazione e i servizi sulla disabilità del Comune di Torino), in collaborazione con la facoltà di Scienze dell'educazione e con l'associazione "La virgola". L'idea è di stabilire dei legami tra giovani, spezzando l'isolamento sociale al quale le persone disabili vanno spesso incontro. Per parteciparvi, i ragazzi non devono aver superato i 30 anni ed essere iscritti a una facoltà dell'Ateneo torinese, avendo conseguito almeno il 50 per cento dei crediti per l'anno in corso. "Per quanto riguarda le persone disabili - spiega Oriana Elia, responsabile del progetto -, tendiamo ad avere richieste soprattutto da universitari, anche se studiare non è un requisito necessario per loro".

Dopo la sperimentazione con l'appartamento pilota, l'ufficio Passepartout ha ricevuto numerose richieste d'adesione. "Finora - prosegue Elia - si sono candidati dieci ragazzi disabili e moltissimi studenti. Il successo di questo progetto? Dipende da diversi fattori, tra i quali i prezzi degli affitti". I ragazzi dell'appartamento pilota, diviso in una doppia e due singole, pagano infatti circa 150 euro a posto letto: una cifra bassa anche a Torino, dove gli affitti sono ancora relativamente contenuti. Ma è chiaro che chi aderisce al progetto non lo fa per una mera questione economica. "I ragazzi che si candidano a entrare nei nostri appartamenti - chiarisce Elia - hanno un'evidente voglia di mettersi in gioco, di sperimentare una nuova realtà. Abbiamo scelto di lavorare con i giovani per un motivo ben preciso: la loro assenza di sovrastrutture, l'energia che connota quello che fanno. Così non offriamo solo un servizio, ma piantiamo i semi per un cambiamento culturale".

"Sono venuto a conoscenza di Enjoy quasi per caso", dice Lorenzo, alto, folta barba e corporatura massiccia. "Mentre cercavo casa - prosegue -, il progetto iniziava a essere pubblicizzato all'università. Così ho parlato con uno dei promotori e sono stato selezionato ". Non era ansioso all'idea di entrare nell'appartamento: "Ho sempre cercato di prendere le cose come venivano. Certo, il rapporto con gli altri condomini non è stato dei più semplici. Hanno fatto storie, per esempio, perché tenevamo aperta la porta dell'androne. Ma non potevamo fare altrimenti, visto che era molto pesante e Carmen non avrebbe potuto aprirla da sola". Nel box doccia, poi, c'è uno scalino: "In realtà - precisa Carmen - di questo mi avevano avvisato. E comunque riesco benissimo ad alzarmi dalla sedia a ruote per entrare nella doccia. Faccio parte di quella scuola di pensiero secondo la quale i disabili devono anche imparare ad arrangiarsi. Le barriere architettoniche esistono, le difficoltà anche, però credo non occorra adagiarsi sull'assistenza a ogni costo".

Ora Carmen, che l'anno scorso si è laureata in Cinema al Dams di Torino, svolge il servizio civile proprio in un Informa- disabili della città. Come attrice, ha appena finito di girare The north lunar node, cortometraggio con una giovane regista torinese: "Fa riferimento alla mappa astrale, perché parla del rapporto con la mia sorella gemella, che ha un quadro zodiacale identico al mio. Anche lei è disabile fin dalla nascita, e quando sono venuta a Torino ci siamo separate per la prima volta: una decisione piuttosto sofferta. Il documentario? Lo abbiamo girato tra Padova e qui, in parte proprio in questa casa". (Antonio Michele Storto)

(29 aprile 2013)

di d.marsicano

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