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Insegnanti di sostegno siano tutti "eroi per scelta": Faraone su caso di Biella

Il ministero interviene sulla vicenda del bambino con autismo cacciato da scuola dopo aver morso l'insegnante di sostegno. "Questo non è il sostegno che vogliamo, questa è inclusione ipocrita: basta con l'approssimazione. Non solo formazione, serve specializzazione"

1 novembre 2015

ROMA - "Via le aule di sostegno, diventino biblioteche! Basta con le approssimazioni, servono insegnanti formati e specializzati": Il sottosegretario all'Istruzione Davide Faraone interviene con fermezza sul caso di Vittorio, il bambino con autismo che non può più frequentare la scuola, da quando ha dato un morso alla sua insegnante di sostegno. Sollevato da Gianluca Nicoletti e ripreso da Redattore sociale, il caso sta suscitando grande attenzione e numerose reazioni da parte di insegnanti e genitori, alcune anche a sostegno dell'insegnante definita "inadeguata".

E la gravità, nonché l'emblematicità della vicenda non è sfuggita al sottosegretario Faraone, che ha preso contatto, tramite i suoi uffici, con la mamma del ragazzo, per verificare qulanto denunciato. E oggi ci spiega: "Quando parliamo di insegnanti di sostegno specializzati nelle singole disabilità, non lo facciamo per il gusto di trasformare la scuola in un ospedale ma per realizzare un'inclusione reale - ci dice - La disabilità non è un monolite. Il caso di Vittorio ne è esempio lampante: che senso ha avere insegnanti di sostegno ed educatori che sono, sì, formati, ma non per quella forma specifica di autismo e quindi, impotenti, sono costretti a ricorrere a un auletta ‘speciale', dove i compagni possono andare a trovare il bambino di turno come fosse un carcerato in orario di visita?".

Nessuno spazio quindi per illusioni o buonismi: "Questo non è il sostegno che vogliamo, questa è inclusione ipocrita. Basta con l'approssimazione - asserisce Faraone - Gli insegnanti di sostegno devono essere insegnanti di sostegno, ovvero fortemente motivati e profondamente preparati su singole disabilità. Non si può scegliere il sostegno come una corsia preferenziale per l'immissione in ruolo, né pensare di colmare le lacune con corsi di poche ore. La buona volontà è ottima cosa ma non basta". Professionalità, competenze, specializzazione devono quindi essere i requisiti dell'insegnante di sostegno "per vocazione" che la buona scuola di Renzi vorrebbe partorire. E su cui proprio in queste settimane si sta ragionando, con una serie di tavoli di lavoro sui decreti attuativi, in cui la formazione riveste appunto un ruolo di primo piano.

Sul caso di Vittorio, anche, Faraone entra nel merito: "Se è vero, come mi dicono, che la scuola non ha precluso a Vittorio la frequentazione delle lezioni, di fatto è così se non c'è un sistema veramente pronto ad accoglierlo e ad accompagnarlo nel suo percorso seguendo i suoi ritmi e le sue attitudini. Interverremo nel caso specifico - annuncia quindi - per trovare una soluzione adeguata a questa vicenda". Ma il ministero pare intenzionato soprattutto a rimuovere il problema alla radice, giovandosi proprio dello strumento legislativo, in parte ancora in gestazione, della Buona scuola. "Grazie alla possibilità di azione prevista dalla delega della legge 107, cercheremo di eliminare le storture di un sistema del sostegno che, anche se con casi di eccellenze, spesso si mostra fallace e inadeguato". E' quell'eccellenza, quindi, che deve diventare normalità: perché i ragazzi disabili, quelli con autismo in particolare, hanno bisogno e diritto a quell'eccellenza. "Dobbiamo far sì che quegli insegnanti di sostegno che sono ‘eroi per scelta' - e per fortuna - e sono pure tanti in Italia, siano la normalità. Non devono esistere più corridoi per ragazzi ‘ingestibili'. Né aulette ad hoc. Piuttosto in quelle aulette le scuole ci facciano biblioteche". (cl)

(2 novembre 2015)

di d.marsicano

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